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Il
Libro "Avanzi di galera
- Le ricette dei poco di buono",
Prefazione di Renato Vallanzasca
Si
parla spesso dell'arte di arrangiarsi o del recupero degli avanzi,
e lo si fa anche in questo libro. Ma gli avanzi, a San Vittore,
sono un'altra
cosa.
La "sbobba" che passa l'Amministrazione
è quella che è.
Si cucina su un unico fornelletto da campeggio. La cucina è
anche il bagno. La spesa si può fare all'interno del carcere,
ma non tutti possono permettersela.
Si possono ricevere quattro "pacchi" al mese con generi
alimentari e vestiti per un peso complessivo mensile di venti chili,
ma niente frutta e verdura, cibi confezionati o acquistabili alla
spesa interna.
Niente alcool naturalmente.
E comunque c'è chi non ha nessuno e il pacco se lo sogna.
Tutto è difficile, qui, ma la necessità
aguzza l'ingegno.
Paradossalmente, nel luogo dove tutto è vietato la cucina
è permessa.
Non sono ammesse posate di acciaio, e c'è chi se le inventa
facendo esplodere le bombolette del gas per utilizzarne la lamiera.
Se ti trovano un coltello ti fanno rapporto.
Si può anche costruire un forno rivestendo con la carta stagnola
due cassette, ma si rischia di incendiare la cella.
C'è chi si è costruito un frigo con l' acqua corrente
collegata ad una serie di bottiglie di plastica, ma poi una notte
si è allagata la cella e anche i piani inferiori del braccio.
San Vittore ha una capienza massima di ottocento persone, ma ci
vivono almeno 1400 detenuti. Cose dell'altro mondo, un mondo dove
un sugo senza carne sa miracolosamente di carne, e tanto basta per
immaginare tutte le altre ricette, dove l'ingrediente mancante è
sostituito, dove il procedimento ordinario è reinventato,
dove la solidarietà può fare miracoli.
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