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La cella di Sisto
Susanna Agnese


È arrivato con un mese di anticipo, quest'anno, il mio regalo di Natale.
Niente carta né fiocchi natalizi: una scatola gialla con la scritta in blu Posteitaliane, un po' di timbri e di scritte a mano che fanno tanto vissuto.
Sapevo che cosa c'era dentro, ma quando ho aperto il pacco sono rimasta sorpresa ed incantata.
Una cella di carcere in miniatura, formato 20 centimetri per 20, imbiancata a calce con tanto di doppia porta a sbarre e blindata colore verdeblu, socchiusa, ed un alberello di Natale, anche lui formato mignon.

È la "cella di Sisto", Sisto Rossi, 46 anni, quasi 47, detenuto a San Vittore, in carcere da otto anni e mezzo, prima per furti e poi per spaccio.
Un pezzo unico, piccolo capolavoro, una delle tante celle che Sisto mette insieme usando, con sorprendente fantasia, soltanto materiale di scarto, sottraendolo al destino della pattumiera e restituendogli una nuova vita.

Difficile crederci, visto il risultato finale: un pezzo di legno meticolosamente disegnato a quadretti per imitare il pavimento piastrellato, quattro pareti di compensato, cubetti di legno per gli armadietti, verniciati di rosso come gli sgabelli, e per la struttura dei letti a castello (5 posti in questa versione), che hanno coperta e federa tutte diverse, a colori vivaci. Il tavolino verde con su un posacenere ed una sigaretta che nessuno fumerà mai.

Non sto a descrivervi nei particolari il bagno, completo di specchio, carta igienica e scopino, al fondo del quale c'è una finestra con una grata aperta ed un lenzuolo penzoloni, come nel più classico dei sogni dietro le sbarre.

Sulle pareti convivono pacificamente una medaglietta della Madonna ed alcuni miniposter pornografici, un san Francesco che parla agli uccellini, l'immancabile padre Pio, paesaggi marini e montani ed un calendario fermo ad aprile.
Su un letto è appoggiata una scacchiera, su un altro una stecca di Marlboro, su un armadietto un pacco di pasta Barilla.
Un sacchetto (come quelli del pane, così realistico e così minuscolo) forse contiene gli averi di Sisto Rossi, l'altro quelli di Licio Gelli.
Ho scoperto "la cella di Sisto" sul sito Internet www.ildue.it realizzato nel carcere di San Vittore a Milano (un sito assolutamente da non perdere per la ricchezza dei contenuti e l'accurata versione grafica).

Mi è piaciuta subito, come mi piacciono certi quadri naif, realizzati da autodidatti che hanno innanzitutto delle cose da dire e sanno inventarsi il modo per dirle, al di là delle scuole e delle tecniche.
Ma al di là dell'estetica (che, lo confesso, è stata la prima molla) mi è piaciuta l'idea un po' balzana di portar fuori un pezzo di carcere, di poterlo tenere ogni giorno sotto gli occhi, quasi il simbolo tangibile di un mondo popolato da migliaia di persone che non possiamo dimenticare
.
Susanna Agnese