È arrivato
con un mese di anticipo, quest'anno, il mio regalo di Natale.
Niente carta né fiocchi natalizi: una scatola gialla con
la scritta in blu Posteitaliane, un po' di timbri e di scritte
a mano che fanno tanto vissuto.
Sapevo che cosa c'era dentro, ma quando ho aperto il pacco sono
rimasta sorpresa ed incantata.
Una cella di carcere in miniatura, formato 20 centimetri per 20,
imbiancata a calce con tanto di doppia porta a sbarre e blindata
colore verdeblu, socchiusa, ed un alberello di Natale, anche lui
formato mignon.
È
la "cella di Sisto", Sisto Rossi, 46 anni, quasi 47,
detenuto a San Vittore, in carcere da otto anni e mezzo, prima
per furti e poi per spaccio.
Un pezzo unico, piccolo capolavoro, una delle tante celle che
Sisto mette insieme usando, con sorprendente fantasia, soltanto
materiale di scarto, sottraendolo al destino della pattumiera
e restituendogli una nuova vita.
Difficile crederci, visto il risultato finale: un pezzo di legno
meticolosamente disegnato a quadretti per imitare il pavimento
piastrellato, quattro pareti di compensato, cubetti di legno per
gli armadietti, verniciati di rosso come gli sgabelli, e per la
struttura dei letti a castello (5 posti in questa versione), che
hanno coperta e federa tutte diverse, a colori vivaci. Il tavolino
verde con su un posacenere ed una sigaretta che nessuno fumerà
mai.
Non sto a descrivervi nei particolari il bagno, completo di specchio,
carta igienica e scopino, al fondo del quale c'è una finestra
con una grata aperta ed un lenzuolo penzoloni, come nel più
classico dei sogni dietro le sbarre.
Sulle
pareti convivono pacificamente una medaglietta della Madonna ed
alcuni miniposter pornografici, un san Francesco che parla agli
uccellini, l'immancabile padre Pio, paesaggi marini e montani
ed un calendario fermo ad aprile.
Su un letto è appoggiata una scacchiera, su un altro una
stecca di Marlboro, su un armadietto un pacco di pasta Barilla.
Un sacchetto (come quelli del pane, così realistico e così
minuscolo) forse contiene gli averi di Sisto Rossi, l'altro quelli
di Licio Gelli.
Ho scoperto "la cella di Sisto" sul sito Internet www.ildue.it
realizzato nel carcere di San Vittore a Milano (un sito assolutamente
da non perdere per la ricchezza dei contenuti e l'accurata versione
grafica).
Mi è piaciuta subito, come mi piacciono certi quadri naif,
realizzati da autodidatti che hanno innanzitutto delle cose da
dire e sanno inventarsi il modo per dirle, al di là delle
scuole e delle tecniche.
Ma al di là dell'estetica (che, lo confesso, è stata
la prima molla) mi è piaciuta l'idea un po' balzana di
portar fuori un pezzo di carcere, di poterlo tenere ogni giorno
sotto gli occhi, quasi il simbolo tangibile di un mondo popolato
da migliaia di persone che non possiamo dimenticare
.
Susanna Agnese