da
LEspresso di Giovanna Zucconi
Roma, 17 febbraio 2005
Siamo tutti
drogati
Pillole
per stimolarsi o calmarsi.
Per rendere di più sul lavoro oppure a letto.
Per dimagrire, dormire, svegliarsi. Dov'è il confine tra normalità
e patologia? La provocazione di un sociologo tedesco
Non
possiamo non dirci drogati. Basta aprire i giornali, in un qualunque giorno d'estate,
e si precipita in un'orgia tossica. Ragazza muore nel parcheggio di una discoteca
per overdose di ecstasy. È in arrivo un farmaco che fa abbronzare più
in fretta (ormoni sintetici! per l'abbronzatura!).
Tracce di Prozac
negli acquedotti inglesi.
Doping, e ancora doping.
Negli
Stati Uniti c'è una nuova malattia sociale, si chiama 'sindrome della distrazione',
già allo studio appositi sedativi. Un europeo su cinque ha fatto uso di
droghe illegali.
Un francese su cinque usa le 'pilules miracles'.
Non
possiamo non dirci drogati, chi più e chi meno, ma più o meno tutti.
Creatina, carnitina, ketamina, dopamina, epo, metilfenidato, destroribosio,
alfa-melanocita-stimolante-2.
Le cronache sono zeppe di chimica: e i corpi,
e le menti?
Drugs: l'inglese non distingue. Sostanze proibite e
prodotti farmaceutici da banco, eroina e viagra, vitamine e anfetamine, sono tutte
'drugs'.
E sempre meno distingue il consumatore, se tutto ha la stessa rassicurante
forma di pasticca, per farsi mica servono più siringa e laccio emostatico.
È facile, allora, l'alibi, 'tanto non è droga': e le statistiche
italiane dicono che sotto i vent'anni un ragazzo su quattro prende Mdma, cioè
ecstasy.
Facile l'alibi, 'tanto è naturale', per chi ingrossa
e ingrassa l'espansivo mercato dei complementi alimentari - utili, innocui o potenzialmente
nocivi che siano.
E facilissimo, 'tanto fa solo bene', per chi butta giù
qualcosa per qualunque cosa - per stimolarsi o calmarsi, per rendere di più
sul lavoro o reggere allo stress, per perdere peso o riacquistare capelli, per
dormire e svegliarsi, per migliorare la memoria o forse per dimenticare.
Nessuno
ha compilato, per una società sempre più dedita alla automanipolazione
chimica, l'enorme 'bugiardino' che forse servirebbe: un foglietto con le avvertenze,
le posologie, soprattutto gli effetti collaterali di massa.
Usano il Prozac 28 milioni di americani, il Ritalin sta diventando
una droga da party, e l'uso del Viagra è aumentato del 312
per cento fra gli uomini fra i 18 e i 45 anni, presumibilmente per svago più
che per patologia.
'Just for fun': ma con effetti altrettanto divertenti,
a lungo termine?
Non si sa, non si può sapere.
E soprattutto, dove
corre il confine fra droghe-droghe e droghe farmaceutiche?
Questione antica,
certo: fino a fine Ottocento, prima dell'aspirina, la cannabis era un antidolorifico,
l'eroina fu introdotta sul mercato come mezzo disintossicante dalla morfina, la
cocaina era commercializzata dalla Merck, e l'ecstasy è nata nel
1914 come dimagrante...
Oggi però, per le tecnologie di ricerca
e per le dimensioni del mercato, la questione è più complessa e
bruciante.
Non c'è futuro senza droga, argomenta il sociologo tedesco
Günter Amendt in 'No drugs no future', in uscita da Feltrinelli: 'Le condizioni
di vita umana nelle ricche società del Nord rendono indispensabile l'uso
di sostanze psicoattive, senza le quali non è più possibile far
fronte al lavoro, e vivere risulta intollerabile'.
Tanto vale prenderne atto,
dice Amendt: se le droghe del futuro sono soprattutto le droghe farmaceutiche,
bisogna rivedere (in senso antiproibizionista) le politiche contro le tossicodipendenze.
L'astinenza totale è un'utopia, non un obbiettivo, mentre l'uso e abuso
di farmadroghe una realtà e una tendenza.
'Nessuno crede che lo sviluppo
in atto sia reversibile. Nessuno crede a una società libera dalle droghe'.
Più o meno quello che dice, su un altro fronte, Piergiorgio Zuccaro, dirigente
di ricerca del reparto farmacodipendenze, tossicodipendenze e doping dell'Istituto
Superiore di Sanità: "Il fenomeno non può essere contrastato
completamente", ma con un'aggiunta: "però si possono aiutare
quanti vogliono essere aiutati".
Il fenomeno è, soprattutto, quello
delle 'poliassunzioni'. "Mentre fino agli anni Ottanta si assumeva una sola
sostanza, oggi il mercato è sfaccettato, indefinito.
Si fluttua fra
tossicodipendenza e farmacodipendenza, ciascuno crea il proprio cocktail
di sostanze legali e illegali. Ecstasy più cocaina più farmaci usati
impropriamente e acquistati da fonti illecite, o su Internet.
Quando predichiamo
a favore del libero mercato, dobbiamo tenere conto che non si può controllare".
Il mercato globale dei farmaci contraffatti è enorme e sfuggente,
fino al 25 per cento del totale in Africa e in Asia secondo l'Oms.
Ma nel
Nord del mondo, i farma-falsari producono e spacciano soprattutto le cosiddette
'lifestyle drugs': sostanze che servono non a curare malattie ma ad alleviare
di sturbi, dalle difficoltà sessuali alla calvizie al sovrappeso, trattandoli
appunto come malattie.
Sul 'British Medical Journal', Ray Moynihan lancia
l'allarme contro "la creazione di malattie sponsorizzata dalle multinazionali":
la prossima tappa del farma-marketing sarebbero le di sfunzioni sessuali
femminili, la scorciatoia complessiva sempre quella di trasformare 'le lamentele
di una persona sana in una condizione patologica' e trattarla come tale: cioè
con i farmaci.
Nella nebulosa delle 'droghe dello stile di vita', o di uno
stile di vita sempre più dipendente dalle droghe, l'esempio lampante è
forse quello del Viagra e dei suoi cugini Cialis e Levitra.
L'ultima campagna pubblicitaria commissionata dalla Pfitzer a McCann
Erickson è insieme più esplicita e più generica: una coppia
di mezza età davanti a una vetrina di biancheria, due cornini diabolici
che spuntano mentre una voce fuori campo annuncia trionfante: il ragazzo che chiamavano
il Selvaggio, il ragazzo che ha voluto passare in camera l'intera luna di miele
è tornato.
E appena un'aggiuntina finale ('chiedi al medico se il Viagra
fa per te'), tanto per sfiorare il fatto che la losanga azzurrina è un
farmaco sì, ma non contro la noia coniugale.
Non possiamo non dirci
drogati, perché non possiamo non dirci malati?
Dove corre il confine
fra normalità e patologia, fra salute (con qualche disturbo) e malattia?
Hanno davvero bisogno di trattamento farmaceutico i 6 milioni di bambini americani
trattati con psicodroghe perché iperattivi?
E il balzo da 9 a 24 milioni
di ricette di Prozac all'anno (acquedotti inquinati esclusi) che cosa racconta
degli inglesi? In 'La macchia umana' di Philip Roth, il settantunenne protagonista
dice alla giovane amante: senza il Viagra tutto questo non sarebbe successo.
E
propone di ribattezzarlo Zeus.
Secondo
Meika Loe, sociologa e autrice di 'The Rise of Viagra', non è divino ma
al contrario disperatamente umano il maschio di ogni età che deve dimostrare
la propria virilità:
"Le donne hanno fatto immensi progressi,
gli uomini no", pagare il conto al ristorante non basta più, e allora
bisogna mandare giù la pasticca.
Che si compra on line, o che
qualcuno prescrive - sempre perché è inevitabile?
Lo psichiatra
John Werry, a proposito dell'abuso di antidepressivi e di stimolanti, dice che
"la classe medica deve decidere se diventare il Partito
Comunista del
ventunesimo secolo: il grande livellatore".
I piccoli malesseri,
psicologici e organici, sono una ricchezza, una biodiversità da salvaguardare,
minacciata com'è dalla livella farmaceutica?
"Anche l'ideologia
è una droga: c'è chi si droga senza droga, ma sempre suggestione
e allucinazione è": per Mauro Mancia, neurofisiologo dell'università
di Milano e analista didatta, il meccanismo di tutte le droghe, da quelle molecolari
a quelle psicologiche, è identico: la fuga.
Il tentativo di difendersi,
fuggendo nell'illusione, da una realtà sempre più faticosa, sempre
più gravata di responsabilità e di solitudine.
Se la causa è
la disgregazione del nucleo familiare, "le droghe diventano un sostituto
genitoriale, un sostituto di realtà.
E infatti il rifugio nelle droghe
è meno diffuso nel Terzo mondo, dove il rapporto con la comunità
è ancora saldo; e di droga ne circola pochissima, per esempio, a Siena,
dove le contrade funzionano come elemento di contenimento e di controllo".
Secondo Giampaolo Fabris, sociologo, il percorso verso la droga (fra virgolette
o senza) di massa, è ancora più paradossale: "È vero,
la pasticca si è 'alimentarizzata': prima indicava il farmaco, adesso fa
parte della vita quotidiana. Certo, bisogna preoccuparsi per l'esorbitante consumo
di farmaci, con i pazienti che vogliono prescrizioni per tutto; ma ancora di più
per le droghe peggiori: quelle all'insegna del salutismo, della medicina alternativa,
delle diete, dell'olismo. Chi prende il Valium o il Prozac ha ancora
consapevolezza di essere 'addicted', al contrario di chi è drogato di ossessività
alimentari e di visione pseudo-olistica della salute: tutte pratiche fondate sulla
negazione del piacere.
Rovinano la vita".
L'aumento
della conoscenza salutistica e nutrizionale, dice Fabris, ha ovvii aspetti positivi,
però diventa spesso una forma fobica, ossessiva. Una dipendenza, forse
una tossicodipendenza.
Zone di confine, comportamenti in bilico.
Siamo
tutti in bilico (chi ha preso più antidolorifici da ragazzino prova più
facilmente le pillole illegali), ed è appunto intorno al crinale fra droghe
e droghe che cresce un mercato sempre più ampio.
La rivista 'Narcomafie',
di don Luigi Ciotti, ha dedicato il numero di giugno a 'droghe naturali e nuove
tendenze': nell'epoca delle sostanze di sintesi, vanno di moda gli allucinogeni
naturali, tipo i funghi psilocibinici e la salvia divinorum.
Grazie alla solita
Internet, e grazie a smart shop e smart café, ormai una sessantina in Italia:
"Ci trovi di tutto", dice Manuela Mareso che coordina la redazione
di 'Narcomafie', "bibite energizzanti, afrodisiaci, apparecchi per l'inalazione
di ossigeno puro, caramelline innocue ma anche sostanze pesanti che, per qualche
cavillo giuridico-burocratico, vengono ancora consumate alla luce del sole.
Droghe
'naturali', con un alone di esoterismo.
I gestori dicono che questi locali
possono servire a ridurre il danno - a riconvertire alcuni da droghe più
tossiche e illegali, e comunque a controllare la diffusione delle smart drugs.
E se invece creano nuovi consumatori, se fosse una strategia di mercato?".
Secondo Piergiorgio Zuccaro, dell'Istituto Superiore di Sanità, una
nuova sostanza può essere inserita nell'elenco degli stupefacenti anche
molto velocemente, a volte (come nel caso del Ghb) prima ancora che arrivi sul
mercato italiano. Come nelle previsioni meteorologiche, si vedono arrivare le
'perturbazioni' da oltre Atlantico: vale per le prossime generazioni di smart
drugs.
Nella
solita America, dove il mercato degli integratori che promettono accresciuto 'brain
power' è già di un miliardo di dollari all'anno, le industrie farmaceutiche
stanno studiando nuove strategie.
Esempio: nel mondo in 37 milioni hanno l'Alzheimer,
ma in almeno 180 soffrono di disturbi cognitivi legati all'invecchiamento - i
farmaci per i primi potrebbero essere venduti, stiracchiando i confini della malattia,
al ben più ampio mercato degli anziani smemorati.
Inghiottire farmaci
senza essere malati sarà (o è già?) normale quanto comprare
occhiali bifocali, per la generazione dei baby boomers che resiste con ogni mezzo
all'età che avanza.
Le lifestyle drugs fatturano 20 miliardi
di dollari all'anno, incremento previsto del 50% entro il 2007.
E nei laboratori
farmaceutici stanno testando una cinquantina di nuove sostanze: non potremo non
dirci drogati, non più.