da
la Stampa di Flavia Amabile
Roma, 27 gennaio 2006
Punito
anche l«uso personale», si rischia il ritiro della
patente e del passaporto
Niente
più distinzione tra droghe pesanti e leggere.
E
pene da 6 a 20 anni se si «importa, esporta, acquista, riceve
o detiene» una sostanza stupefacente per un uso «non
esclusivamente personale» (ma le quantità sono da definire).
In caso contrario, sanzioni amministrative.
Sono alcune delle novità previste dallo stralcio del ddl
Fini sulle droghe inserito come emendamento al decreto sulla sicurezza
per le Olimpiadi e che ieri ha avuto il sì del Senato, previa
Equiparate droghe pesanti e leggere richiesta di fiducia del governo.
Cosa cambia, dunque?
In pratica si prevede che sia sempre punibile «con la reclusione
da 6 a 20 anni e con la multa da 26 mila a 260 mila euro»
chi «coltiva, produce, fabbrica, estrae, raffina, vende, offre
o mette in vendita, cede, distribuisce, commercia, trasporta, procura
ad altri, invia, passa o spedisce in transito, consegna per qualunque
scopo sostanze psicotrope» segnalate in un'apposita tabella
già presente nel provvedimento e nella quale, appunto, non
vi è distinzione tra droghe leggere o pesanti. Quando invece
si parla di importazione, esportazione, acquisto o detenzione subentra
il concetto di «uso personale».
Ossia
si rischia la pena da 6 a 20 anni di reclusione solo se si supera
un Bot di quantitativo.
È questo è uno dei punti maggiormente contestati dall'opposizione,
perché la definizione del suddetto quantitativo viene rinviata
a un successivo «decreto del ministero della Salute emanato
di concerto con il ministro della Giustizia sentita la presidenza
del Consiglio - Dipartimento nazionale per le politiche antidroga».
Chi
invece detiene un quantitativo inferiore a quello che verrà
indicato e per il quale sia provato l'uso personale, potrà
essere sottoposto a una serie di sanzioni amministrative. Ossia,
«sospensione della patente di guida o divieto di conseguirla»,
«sospensione della licenza di porto d'armi o divieto di conseguirla»,
«sospensione del passaporto e di ogni altro documento equipollente
o divieto di conseguirli» o ancora «sospensione del
permesso di soggiorno per motivi di turismo o divieto di conseguirlo
se cittadino extracomunitario».
Se tuttavia, anche in questo secondo caso, si configurasse una condotta
da cui «possa derivare pericolo per la sicurezza pubblica»
l'interessato può essere sottoposto, per la durata massima
di due anni, a uno o più delle seguenti misure: obbligo di
presentarsi almeno due volte a settimana presso il locale ufficio
della Polizia di Stato o presso il comando dell'Arma dei carabinieri
territorialmente competente, obbligo di rientrare nella propria
abitazione o in altro luogo di privata dimora entro una determinata
ora e di non uscirne prima di altra ora prefissata, divieto di frequentare
determinati locali pubblici, divieto di allontanarsi dal comune
di residenza, obbligo di comparire in un ufficio o comando di polizia
specificamente indicato, negli orari di entrata e uscita dagli istituti
scolastici, divieto di condurre qualsiasi veicolo a motore.
Dura la condanna di molte comunità.
Un
decreto lontano dalla realtà e dalle persone: Acli, Agesci,
Cisl ed Exodus in una nota congiunta, hanno protestato contro i
contenuti e le modalità con cui si sta portando a compimento
il disegno di legge Fini sulle tossicodipendenze. Quella punitiva,
dicono, non può essere l'unica risposta».
Il Cartello «Non incarcerate il nostro crescere» - che
riunisce oltre quaranta organizzazioni nazionali dei servizi pubblici
e del privato sociale, dei sindacati, dell'associazionismo, degli
operatori della giustizia va oltre e preannuncia «azioni di
disobbedienza civile».