da Corriere della Sera di Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 28 marzo 2006
Angherie,
violenze, pestaggi in cella e il rischio concreto per due italiani
residenti in Kenya di essere condannati allergastolo per un
reato che secondo diversi documenti riservati raccolti dal
Corriere della Sera - non hanno commesso: traffico di droga.
(nella foto: Rocchi House, la villa di Malindi dove è avvenuto
il sequestro di 1,2 tonnellate di cocaina il 14 dicembre 2004)
Una tonnellata e duecento chili di cocaina (valore 70 milioni di
euro) per cui il settantenne Angelo Ricci, foggiano, e sua moglie
(43 anni) Estella Duminga Furuli, argentina-calabrese, da 14 mesi
marciscono nelle fatiscenti galere di Nairobi.
Con loro 5 kenioti, incriminati per lo stesso reato.
Intanto hanno raccontato la loro vita nelle carceri africane: per
mangiare devono scartare insetti e vermi dal cibo, dormono per terra
e subiscono umiliazioni di ogni genere.
Il processo è ricominciato ieri, 27 marzo.
Quella
che può sembrare una banale storia della antinarcotici sta
prendendo le dimensioni di un vero ciclone.
Le testimonianze e i documenti raccolti dal Corriere della Sera
a Nairobi e a Mombasa (il porto del Kenya in cui è transitata
la droga), coinvolgono le più alte cariche dello Stato keniota,
e lambiscono persino il presidente della repubblica Mwai Kibaki.
Da alcuni mesi il Kenya è sconvolto dagli scandali che hanno
investito ministri e funzionari dello Stato.
Le accuse contro la classe dirigente sono pesanti e spesso provate:
corruzione, concussione, sottrazione di denaro pubblico, nomine
di giudici compiacenti e rimozione di quelli instancabili, attacchi
e irruzioni della polizia nelle sedi dei quotidiani impegnati nella
ricostruzione di giganteschi furti di stato, depistaggi
di indagini, omicidi e morti sospette.
Una Tangentopoli in terra dAfrica che sta provocando dimissioni
a catena, tra cui quella del ministro della giustizia Kiraitu Murungi
e quella, più clamorosa, del potentissimo ex ministro della
sicurezza nazionale Chris Murungaru, fino a pochi mesi fa un uomo
intoccabile.
Lestate
scorsa il Foreign Office aveva tolto a Murungaru il visto di entrata
in Gran Bretagna.
Ufficialmente il motivo non si è mai saputo, ma, secondo
i diplomatici di stanza a Nairobi, era chiaro ed evidente: Riciclaggio
di denaro e traffico di droga.
Il reato di cui sono accusati Angelo Ricci e la moglie Estella rientra
ora in questo complicato quadro.
I due vengono arrestati il 14 dicembre 2004 a Malindi, dopo che
la polizia fa irruzione in una villa, Rocchi House, che la coppia
aveva dato in affitto a sei olandesi e un keniota, Gorge Kiragu,
per conto del proprietario, Pompeo Rocchi, un altro italiano.
Nel giardino gli agenti trovano un motoscafo con la chiglia imbottita
di panetti di cocaina purissima (800 chili).
Nello stesso momento altri gendarmi del Cid (Criminal Investigative
Division) entrano nel vecchio aeroporto di Nairobi, a Embakasi,
e trovano in un container, altri 400 chilogrammi di droga appartenente
alla stessa partita.
Angelo Ricci e la moglie Estella vengono immediatamente arrestati
e con loro altri 6 kenioti, compreso uno di origine indiana.
Da allora vivono la loro allucinante esperienza in due carceri di
Nairobi.
In
una lettera in possesso del Corriere, datata 12 ottobre 2005
e indirizzata a Francis K, Muthuara, segretario particolare del
presidente della Repubblica, Mwai Kibaki, lex Direttore della
Pubblica Accusa (la terza più alta carica giudiziaria keniota),
Philip Murgor, scrive a pagina 5: Sono convinto che le investigazioni
e le accuse nel caso della cocaina, quando io ero in carica, sono
state indirizzate solo a coprire il gigantesco traffico, in modo
tale da lasciare intatto il cartello che opera tra Sud America,
Kenya e Olanda. In un altro passaggio, il documento spiega:
Nello stesso tempo il caso ha subito interferenze grossolane che
ha visto impegnato direttamente il Solicitor General (la quarta
carica giudiziaria del Paese, ndr) con alcuni individui allinterno
della presidenza della Repubblica.
Philip Murgor viene silurato il 25 maggio dellanno scorso,
mentre cerca di far luce sulle accuse di corruzione, sottrazione
di denaro pubblico e arricchimenti illeciti dei massimi personaggi
della politica keniota.
Mi hanno fatto fuori perché volevo individuare i veri
responsabili del traffico di cocaina, indagando nei potenti ambienti
che lhanno coperto.
I due italiani non centrano assolutamente nulla, sono usati
come capro espiatorio.
Se li condannano sarà solo per evitare che vengano scoperti
i veri colpevoli, dichiara senza mezzi termini lex capo
dei procuratori intervistato dal Corriere della Sera.
Il sequestro della tonnellata e passa di cocaina avviene il 14 dicembre
2004 su una precisa nota degli investigatori olandesi ai colleghi
kenioti.
Il documento segnala, con dovizia di particolari, la presenza nel
Paese africano di parecchie tonnellate di neve.
Ad
Amsterdam sono appena stati arrestati presunti trafficanti legati
alla filiera di Malindi: Robertus Johannes Stehman, Hendrik Baptiste
Hermanj, Johan Neelen, Arien Gorter e Marinus Hendrik van Wezel.
Secondo un documento di cui il Corriere ha preso visione linformativa
data 8 dicembre. Passano dunque sei giorni dallirruzione della
polizia nel deposito di Embakasi e nella villa di Malindi.
Un tempo sufficiente come spiega un altro documento
in possesso degli investigatori kenioti e mai arrivato in tribunale
per permettere agli occupanti olandesi della Rocchi House
di impacchettare senza fretta i loro effetti personali, pagare i
salari dello staff, da Malindi volare a Nairobi, passare
una notte al Pan Afric Hotel e prendere comodamente un aereo per
lasciare il Kenya.
Tutto ciò come scrive in un'altra lettera Murgor
non può essere avvenuto senza la complicità
della polizia e dei suoi alti vertici.
In una denuncia alla procura della Repubblica, lex numero
tre del sistema giudiziario keniota piazza tra i responsabili dellimmenso
depistaggio il capo della Polizia Criminale (Cdi, Criminal Investigative
Department), James Kamau, e lispettore Peter Njeru, il grande
accusatore dei Ricci e degli altri 5 imputati locali, tra cui Davies
Alexander Gachago, figlio di un ministro keniota ai tempi di Jomo
Kenyatta, primo presidente del Kenya.
Ma non risparmia critiche a Stanley Murage, stretto consigliere
del Presidente della Repubblica.
Per
seguire il caso, subito dopo il sequestro, Murgor individua un procuratore
donna che ha seguito corsi di narcotraffico (lui la definisce magistrato
capace, caparbio e incorruttibile), sperimentato in altri
difficili casi.
Ma il 28 dicembre, quando lallora Direttore della Pubblica
Accusa è in vacanza, la signora viene esautorata e sostituita
con un magistrato fatto rientrare precipitosamente dalle vacanze,
Oriri Onyango, lattuale accusatore in tribunale, che non si
era mai occupato di droga prima.
Lordine di cambiare il magistrato viene impartito da Wanjuki
Muchemi, Solecitor General (un grado più basso di Murgor)
e partner in affari, secondo una visura camerale in possesso del
Corriere, di Cristopher Ndarati, a sua volta socio di Murungaro.
Murgor dopo alcuni mesi di investigazioni chiede a Onyango a che
punto sono le indagini, ma non ottiene risposta. Per due volte lo
sollecita.
Niente. Solo dopo una terza richiesta riceve una scarna lettera
in cui, tra laltro, il sostituto procuratore quello che oggi
in tribunale chiede la condanna dei Ricci, dichiara testualmente:
Non ci sono assolutamente evidenze che questi tre accusati
(e si riferisce oltre ai due italiani allindiano, poi prosciolto
in gennaio scorso, ndr) siano direttamente o indirettamente coinvolti
nel traffico illegale di droga.
Tuttavia, per provare che avevano permesso luso della casa
data loro in gestione a gente intenzionata a vendere e distribuire
droga, è importante mantenere laccusa principale di
traffico di stupefacenti, nonostante le prove siano assolutamente
insufficienti per giustificare la loro detenzione (letteralmente
in inglese notwithstanding insufficient evidence to warrant
their conviction in those counts). Ciononostante i Ricci e
gli altri sono in galera da 14 mesi.
In
Kenya circolano insistenti voci che la cocaina nei depositi della
polizia non ci sia più, sostituita da pacchetti di farina
o gesso.
I tutori dellordine se ne sarebbero già
impadroniti e lavrebbero loro stessi messa in circolazione.
Il 31 gennaio 2005 il direttore della polizia criminale, James Kamau,
senza informare gli uffici della procura e senza ottenere il permesso
della corte, ordina al sostituto procuratore Oriri Onyango di distruggere
la cocaina.
Un passo gravissimo, con il quale, sostiene un funzionario di polizia
che vuol restare anonimo: Si può bruciare una tonnellata
di farina ed entrare in possesso della droga. Murgor intercetta
la lettera con lordine e convoca nel suo ufficio sia il sostituto
procuratore Oriri Onyango sia lispettore del Cid Peter Njeru,
autori del tentativo di distruzione del corpo del reato.
Ordina loro di effettuare i test individuali su ciascuno
dei 954 pacchetti di droga sequestrati (in precedenza solo 42 erano
stati testati).
Ma il capo della polizia, James Kamau rifiuta di eseguire quanto
disposto dal magistrato.
Anche
le ambasciate americana e britannica esercitano pressioni sul procuratore
generale Amos Wako.
Temono che la partita sequestrata rientri in circolazione e chiedono
analisi serie e non a campione.
Le faremo, promette Wako, ma quando gli viene sollecitata
la partecipazione di esperti occidentali, non si sbilancia e non
promette nulla, provocando un certo disappunto tra i diplomatici
che erano andati a trovarlo nel suo ufficio.
Da Wako ci va pure lambasciatore italiano, Enrico Di Maio,
ma il colloquio è deludente.
Dovè finita la cocaina?, domanda poi Murgor,
in una lettera con cui protesta per landamento delle indagini.
Negli ultimi mesi agli aeroporti di Londra e di Amsterdam sono stati
fermati membri dellequipaggio della Kenya Airways, la compagnia
di bandiera keniota, appena sbarcati mentre cercavano di introdurre
in Europa pacchetti di droga.
Un documento spiega che le analisi effettuate su quel narcotico
mostrano come sia dello stesso tipo di quello sequestrato a Malindi
e Embakasi.
Da dove proveniva?
Dalla partita sequestrata o da quella scomparsa?
chiede ancora Murgor ricordando che la nota degli investigatori
olandesi parlava di parecchie tonnellate di cocaina
e a Malindi ed Embakasi ne è stata sequestrata solo poco
più di una tonnellata. Un paio di giorni fa Keriako Tobiko,
luomo chiamato dal presidente della Repubblica a sostituire
Murgor come Direttore della Pubblica Accusa ha di nuovo chiesto
alla corte il permesso di bruciare la partita di droga: per
motivi di sicurezza nazionale.
Nonostante lambasciata americana e quella inglese sono insorte
chiedendo di nuovo: Prima testate uno per uno tutti i pacchetti,
il giudice Aggrey Muchelule (il magistrato che deve giudicare anche
i Ricci e gli altri coimputati ha dato il via alloperazione
distruzione.
Il
falò, davanti al quale saranno chiamate le telecamere, è
previsto per venerdì 24 marzo alle 11.
Nessuno potrà con esattezza stabilire cosa sarà bruciato,
ma i diplomatici a Nairobi ne sono sicuri: Non sarà
cocaina.
La società Pepe Inland Port gestisce una parte del porto
di Mombasa.
Dalle sue banchine sono passati i container dentro i quali
la polvere bianca è entrata in Kenya.
In un primo momento era stata accusata anchessa di aver partecipato
al grande traffico.
Per difendersi si affida allavvocato Kiriuki Muigua.
In una lettera, riservata e inviata alle ambasciate a Nairobi di
Venezuela, Colombia, Olanda e Stati Uniti, lavvocato Muigua,
denuncia chiaramente il Criminal Investigation Department e il suo
capo James Kamau di aver depistato le indagini. Lavvocato
accusa Kamau di aver inventato una parte della storia della droga.
Noi abbiano ritirato 2 container che avrebbero dovuto
contenere mobili provenienti dalla Cina. Pesavano 3 tonnellate.
Nelle loro indagini gli investigatori di Kamau parlano di un container
solo di poco più di una tonnellata.
Ecco la spiegazione di come sono scomparse due tonnellate
- aggiunge lex capo dei procuratori Margor . Potrebbe
averle imboscate la polizia.
Un
fatto inquietante è poi avvenuto il 19 febbraio 2005: lassassinio
accidentale di Erastus Chemorei, il comandante della
polizia che, nella scuola di addestramento per agenti di Mombasa,
aveva in custodia la droga sequestrata a Malindi e a Embakasi.
Da quanto tempo quella partita di narcotico si trovava in quel campo?
Nellinchiesta - cè scritto in un altro
documento in possesso della presidenza della Repubblica keniota
e avuto in copia dal Corriere - le persone intervistate hanno
dato versioni diverse e contrastanti.
E istruttivo ricordare conclude la stessa nota
in proposito che Chemorei è stato ucciso da poliziotti
venuti da Nairobi. Le ambasciate occidentali a Nairobi sono
preoccupate di quanto sta accadendo e hanno attivato un coordinamento
per esercitare pressioni sul governo keniota affinché liberi
gli italiani e gli altri accusati, che considerano detenuti illegalmente.
Stranamente a queste riunioni non partecipano gli olandesi che pure
dovrebbero sapere chi sono i veri trafficanti giacché, il
sequestro di cocaina è avvenuto proprio grazie alla loro
informativa.
Il numero due dellambasciata dei Paesi Bassi, Gerard Duijfjes,
contattato dal Corriere della Sera, si è chiuso in
uno strettissimo riserbo.
Gli investigatori sono venuti qui da Amsterdam, ma non ci
hanno consultato, ha detto.
Ha poi confermato che Anita - la moglie olandese di Gorge Kiragu,
lunico occupante keniota di Rocchi House, arrestato nei Paesi
Bassi, dove aveva tentato di rifugiarsi dopo i sequestri di Malindi
e di Embakasi - insegnava alla scuola olandese di Nairobi.
Ma quando gli è stato chiesto come mai non avessero
controllato il curriculum della professoressa prima di assumerla
a scuola, ha salutato e chiuso il telefono.
La collaborazione degli olandesi sembra essenziale per risolvere
il caso dei detenuti.
Il vostro governo deve esercitare pressioni sullAja
perché dica quello che sa sostengono gli avvocati
dei due italiani, John Khaminwa e James Gekonge Mouko -.
Loro possono risolvere il caso in pochi minuti.
Intanto il tempo passa e i coniugi Ricci stanno marcendo in carcere.