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Dossier
- Droga e repressione
| Sanità: spinello pericoloso |
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27/09/03
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da
La Libertà di Monica Viviani
Roma, 27 settembre 2003
Fa
venire la schizofrenia piuttosto che l'enfisema, crea dipendenza
ed è l'anticamera a sostanze più pesanti: insomma
la cannabis non è una «droga leggera»,
non lo è più. A pochi giorni dall'annuncio del disegno
di legge anti-droga tolleranza zero che eliminerà
la distinzione tra droghe pesanti e leggere, ora a dichiarare guerra
allo spinello è il Consiglio Superiore di sanità.
«Il suo consumo non rappresenta un'abitudine priva di conseguenze
sulla salute»: è quanto si legge nella relazione del
professor Silvio Garattini divulgata ieri dal ministero della Salute.
Era stato il ministro Girolamo Sirchia a chiedere al Css un documento
sugli effetti collaterali della cannabis e il Consiglio «ha
valutato - dicono dal ministero - in modo particolare i risultati
di alcuni studi clinici».
Da un recente studio del ministero del Welfare emerge che almeno
una volta nella vita, uno studente italiano su tre, tra i 15 e i
19 anni, ha fumato uno spinello e che tra i tossicodipendenti in
trattamento presso i Sert i consumatori abituali di cannabis
sono il 9,1%.
Tenuto conto che il numero degli adolescenti che fumano cannabis
è elevato il Css ritiene che «l'uso della cannabis
sia gravato da pesanti effetti collaterali quali dipendenza, possibile
progressione all'uso di altre droghe quali cocaina e oppioidi, riduzione
delle capacità cognitive, di memoria e psicomotorie, disturbi
psichiatrici quali schizofrenia, depressione e ansietà; possibili
malattie broncopolmonari tra cui bronchite ed enfisema».
Per gli esperti del Css i giovani sono «particolarmente vulnerabili»
agli effetti negativi di questa droga e per questo auspicano «che
le autorità competenti provvedano a dare ampia informazione
agli adolescenti».
E la polemica si è subito riaccesa. Secondo Franco Corleone,
presidente del Forum Droghe ed ex sottosegretario alla
Giustizia «il ministro Sirchia ha cercato una pezza d'appoggio
contro la scienza per sostenere una posizione politica proibizionista».
Corleone cita una serie di studi «seri» a riprova che
«la cannabis non dà dipendenza, e non è droga
di ingresso o di passaggio ad altre sostanze».
Luana Zanella dei Verdi se la prende invece con il Consiglio superiore
di sanità che «fa il verso alle tesi di Sirchia»:
«E' molto grave che organi caratterizzati dall'indipendenza
politica perdano la loro autonomia e il loro ruolo scientifico,
gettandosi in una disputa ideologica».
E anche per lo psichiatria Vittorino Andreoli:
«Un certo tipo di uso della cannabis a lungo termine crea
delle modificazioni cerebrali, ma un uso occasionale non produce
nulla».
E il centro destra rincara la dose contro «i cattivi maestri»:
«Dedichiamo - dice Renato Pedrizzi di An - questa inoppugnabile
prova medico-scientifica a tutti quei cattivi maestri che, sulla
pelle dei nostri ragazzi, fanno malainformazione in materia».
E intanto il giro di vite del governo riceve l'approvazione degli
Stati Uniti.
Per lo zar anti-droga della Casa Bianca, John Walters,
«la marijuana è la seconda causa di morte tra le droghe,
è più letale della cocaina.
In America il 60% dei 7 milioni di tossicodipendenti è dipendente
dalla marijuana».
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