dal
Corriere della Sera del 13 ottobre 2003
Non credevo che l’articolo di Caterina Croce di qualche giorno
fa sul «fumo» a scuola creasse tanto scalpore.
Si tratta, per farla breve, di una giovane universitaria che, riferendo
la sua esperienza di studi liceali appena terminati, dichiarava
papale papale che a scuola si fuma e i professori non possono non
saperlo.
Se
non avessi letto i suoi numerosi articoli, indipendenti e talvolta
coraggiosi, scritti sul Corriere Milano quando era ancora al liceo,
avrei potuto sospettare una ennesima manifestazione della «sindrome
di Zambrotta».
Come forse sapete, il campione juventino è un giocatore fondamentalmente
onesto che si è conquistato un rigore tuffandosi ma ha avvertito
un irresistibile impulso a confessare.
E’
stato dissuaso in campo dal rivelare l’inganno ma, al termine
della partita, davanti alle telecamere ha ammesso che il rigore
forse non c’era.
Troppo tardi e troppo facile, hanno commentato gli ipercritici di
turno.
In quell’articolo io non ho visto in alcun modo un attacco
a una particolare scuola ma la denuncia di una situazione che, per
quanto ne so anche io, è piuttosto diffusa.
Nessun
delitto di lesa maestà, dunque, ma un richiamo a tutti, studenti,
genitori e insegnanti, affinché non chiudano gli occhi di
fronte a un fenomeno che, quale che sia la nostra posizione nei
confronti del «fumo», esiste e non va sottovalutato.
Nei giorni successivi alla pubblicazione ci sono stati numerosi
interventi e, soprattutto, un gran numero di lettere, mail e telefonate
da parte di genitori allarmati. E’ a questi ultimi che mi rivolgo
in particolare.
Capisco le loro preoccupazioni ma vorrei che riflettessero sul fatto
che molto spesso i timori, soprattutto quando si tratta della salute
dei figli, si ingigantiscono quando non si hanno informazioni corrette.
A me
sembra che una buona base di partenza sia l’articolo equilibrato
e ricco di informazioni di Giuseppe Remuzzi, comparso su queste
pagine sabato 11 ottobre, che dimostra come il «fumo»
non sia poi così innocuo come talvolta si va dicendo.
A questo
aggiungo che dobbiamo guardarci, come ho scritto più volte,
dal lasciarci condizionare dall’accostamento, spesso indebito,
che viene fatto con altre droghe, come eroina, coca, ecstasy ecc.,
il cui uso appare in crescita ma che non sono la «logica conseguenza»
dello spinello.
Contro le droghe, ogni tipo di droga, si deve lavorare insieme su
più fronti: lotta decisa contro produttori e spacciatori,
miglioramento della qualità della nostra vita e delle nostre
relazioni a partire dalla famiglia, ampliamento delle nostre conoscenze
sulle singole droghe, sui loro effetti e sulla loro capacità
di indurre dipendenza, rafforzamento della nostra autonomia e indipendenza
di pensiero così da poter meglio resistere alle mode, alle
pressioni e ai conformismi di gruppo.
Un ambiente di vita che fin dalla prima infanzia valorizzi, attraverso
l’esempio adulto, le spinte all’autonomia e all’indipendenza
e che consideri un disvalore ogni forma di conformismo di gruppo
non eliminerà certo la tendenza dei giovani a curiosare al
di sopra degli steccati posti, spesso a ragione, dagli adulti, ma
li metterà in guardia contro ogni forma di supina ricerca
di consenso per essere accettati nel coro. " rows="50"> |