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Dossier
- Droga e repressione
| Genitori contro Manu Chao per istigazione alla maijuana |
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30/10/03
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da Ansa
30 ottonre 2003
Dire «sì alla marijuana» durante un concerto rock
non costituisce reato se il pubblico, sostanzialmente, condivide i
principi di quel messaggio.
È questa, in estrema sintesi, la motivazione con cui il pm
di
Pescara Giuseppe Bellelli ha archiviato l'inchiesta sulle affermazioni
fatte dal cantante Manu Chao durante il concerto
del 4 agosto scorso a Pescara, per le quali il Moige Abruzzo aveva
presentato una denuncia per istigazione all'uso di droga.
«No pastiglia, no cocaina, solo marijuana buena», aveva
gridato davanti a migliaia di fans festanti l'ex leader dei Mano Negra,
diventato un mito del movimento «no global».
Ed ora l'inchiesta nata dalla denuncia del Moige si è risolta
con l'archiviazione, richiesta dal pm Bellelli e controfirmata dal
gip Pasquale Fimiani.
Secondo il magistrato inquirente, che fa esplicito riferimento agli
assidui seguaci di Manu Chao, «può ritenenrsi - così
si legge nelle motivazioni - non siano ideologicamente contrarie alla
liberalizzazione delle droghe leggere e, alcune di esse, al consumo
personale delle stesse».
Questo stesso fatto escluderebbe dal «proclama» di Manu
Chao, sempre secondo il magistrato, l'ipotesi di proselitismo o di
istigazione al consumo.
Immediata la reazione del Moige che, in una nota in cui si annuncia
ricorso in appello contro l'archiviazione, parla di «sentenza
scandalo» e invita a dire «no ai cattivi maestri dai palchi».
«È scandaloso - dichiara Maria Rita Munizzi, presidente
del Moige - che un giudice affermi che inneggiare all'uso della marijuana
non è reato. Grave lasciare impunito un cantante cattivo modello
per i nostri figli.
L'uso della marjiuana non è certamente raccomandabile per il
corretto sviluppo-fisico e psichico dei nostri figli.
Qualsiasi invito a farne uso è grave e ancora di più
lo è quando è rivolto ai minori».
Secondo Munizzi, inoltre, «se la predica poi viene da un pulpito
che tanta presa ha sui giovani, come può essere un cantante
idolo soprattutto dei teen ageer, riteniamo non solo che i genitori
ma che le autorità giudiziarie e politiche debbano intervenire
con urgenza e severità per impedire che in futuro possano verificarsi
simili episodi.
Non può succedere che uno spettacolo (peraltro realizzato anche
con il contributo dei cittadini) che deve essere occasione di svago
si trasforma in pericolo per i nostri figli a causa di pseudo-profeti
della liberalizzazione delle droghe leggere».
«Presenteremo un esposto alla Procura Generale della Repubblica
presso la corte d'Appello dell'Aquila - aggiunge la presidente del
Moige -. Non possiamo permettere che questa sentenza di archiviazione
dia ad alcuni cantanti il 'lasciapassarè per iniziare i nostri
figli all'uso delle droghe, di qualsiasi tipo esse siano». |
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