da
la Repubblica
Pisa, 14 Dicembre 2005
"Mio
padre è cosciente ma è stanco, sfinito e poco in forze.
Non gli ho comunicato la decisione di Castelli ma non ne avremmo
parlato lo stesso, anche se mio padre fosse stato bene".
Lo ha detto il figlio di Adriano Sofri, Luca, intervistato da SkyTG24
a Pisa, all'esterno dell'ospedale il giorno dopo la decisione del
ministro della Giustizia di negare la grazia all'ex leader
di Lotta continua condannato per l'omicidio del commissario Luigi
Calabresi.
Le
condizioni di Adriano Sofri, ha riferito Luca, "sono articolate:
migliori da quando è entrato in ospedale per quanto riguarda
la lacerazione all'esofago, ma complicate per quanto riguarda la
respirazione".
"Ancora
oggi - ha aggiunto il figlio dell'ex leader di Lc - respira con
le macchine, con la tracheotomia, ci sono miglioramenti ma spesso
questi regrediscono e i medici sperano che la situazione migliori
nelle prossime settimane anche perché il miglioramento è
legato alla possibilità di movimento. E' cosciente ma stanco,
sfinito, comunque lucido".
Alla
domanda se con il padre avesse parlato della decisione negativa
del ministro Castelli sulla concessione della grazia, Luca Sofri
ha risposto: "No, non ne abbiamo parlato. Ma - ha sottolineato
- non ne avremmo parlato lo stesso anche se lui fosse stato bene,
in forze e non in ospedale".
E il
ministro della Giustizia è tornato oggi sul rifiuto della
grazia per l'ex leader di Lc.
In particolare Castelli nega di aver ricevuto pressioni dagli alleati
e spiega che se il Consiglio dei ministri lo avesse obbligato a
chiedere la grazia avrebbe chiesto a Bossi di potersi dimettere.
"Mi attaccheranno su ogni fronte ma sono sereno. La cosa che
più mi ha dato fastidio - ha aggiunto il Guardasigilli -
è stato il pressing mediatico.
Per me Sofri è un mandante di un omicidio, lo dice la magistratura,
lo dicono le sentenze".
Quanto
alla prossima decisione della Consulta sul potere di grazia, Castelli
spiega "di attendere la decisione con grande serenità.
La Lega e io personalmente non avrebbero nulla da eccepire se tale
prerogativa fosse appannaggio esclusivo del capo dello Stato".