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Abbiamo
seguito in questi ultimi anni passo per passo la vicenda Sofri in
tutti i suoi passaggi, tra i vari ricorsi e le discussioni che ha
sempre suscitato.
Lo
abbiamo fatto non solo per dovere di cronaca, ma perché il
suo caso rappresenta un simbolo del pressappochismo e dell'equivoco
che troppo spesso caratterizzano le vicende penali e giudiziarie
del nostro Paese.
La
questione che riguarda l'ex leader di Lotta Continua è stata
se non altro utile a suscitare polemiche e controversie su problemi
che non erano stati presi nella dovuta considerazione finché
hanno riguardato persone meno note e casi più oscuri, dei
quali nessuno si era mai preso la briga di occuparsi seriamente
al di fuori delle aule di Giustizia, dove vige un altro mondo con
un'altra logica e si parla un linguaggio per iniziati incomprensibile
ai più.
I nodi
che sono venuti al pettine riguardano l'onere della prova nei processi
penali, il valore della chiamata in correità, il significato
della Corte per i Diritti umani di Strasburgo, la questione della
grazia (che per altro Sofri non ha mai chiesto), la fine degli anni
di piombo, amnistia e indulto/ino: insomma chi più ne ha
più ne metta.
Tutta
la faccenda è diventata in questo modo più politica
che giudiziaria, con il risultato di generare solo una gran confusione
di questioni che, in fondo, con Sofri hanno poco o nulla a che vedere
allo scopo, temiamo, di pescare nel torbido.
Così
molti si sono serviti e si servono della vicenda Sofri solo per
perseguire i loro interessi di parte, raggiungere i loro obiettivi
ammantandoli con il suo nome, mentre lui in questo modo continua
a marcire in galera.
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Le
tappe della vicenda Sofri
Il 17 maggio
1972 l'omicidio Calabresi
La vicenda di Adriano Sofri, condannato in via definitiva per l'omicidio
del commissario Luigi Calabresi, va avanti ormai da 15 anni, mentre
dall'uccisione di Calabresi sono passati più di trent'anni.
Queste le tappe principali:
17
maggio 1972: Luigi Calabresi, commissario dell' ufficio politico
della questura di Milano, è ucciso davanti alla sua abitazione
con due colpi di pistola. Era stato al centro di una pesante campagna
che gli imputava la responsabilità della morte dell' anarchico
Pinelli, caduto da una finestra della Questura, mentre era interrogato
sulla strage di piazza Fontana.
20
settembre 1972: al valico di Brogeda sono arrestati Gianni Nardi,
Bruno Stefano, estremisti di destra, e la tedesca Gudrun Kiess,
su una macchina piena di armi ed esplosivo. Nardi somiglia moltissimo
all' identikit dell' uomo che ha ucciso Calabresi. Nel febbraio
1973 i tre otterranno la libertà provvisoria e usciranno
poi dall' inchiesta.
13
aprile 1981: depositati al Tribunale di Torino i verbali degli
interrogatori del pentito Roberto Sandalo che, riferendo confidenze
di Marco Donat Cattin, attribuisce la responsabilità dell'
omicidio a una struttura clandestina di 'Lotta Continuà.
28
luglio 1988: su ordine della Procura di Milano sono arrestati
Adriano Sofri, Giorgio Pietrostefani, Ovidio Bompressi e Leonardo
Marino. L'arresto nasce dalla confessione dello stesso Marino. Bompressi
sarebbe l'esecutore materiale, Sofri e Pietrostefani i mandanti
e lui stesso l'autista dell' agguato.
2
maggio 1990: Sofri, Bompressi e Pietrostefani sono condannati
a 22 anni, Marino ad 11 anni.
12
luglio 1991: la prima Corte d'Assise d' appello conferma la
sentenza di primo grado.
23 ottobre 1992: la Cassazione annulla la precedente sentenza e
rinvia gli atti alla Corte d'Assise d'appello di Milano.
21
dicembre 1993: la seconda Corte d' Assise d' appello di Milano
assolve Pietrostefani, Bompressi e Marino e per effetto estensivo
anche Sofri che non ha presentato appello.
27
ottobre 1994: la Cassazione annulla la sentenza d'assoluzione.
11
novembre 1995: la terza Corte d' Assise d' appello condanna
Sofri, Bompressi e Pietrostefani a 22 anni, mentre a Marino è
riconosciuta la prescrizione del reato.
22
gennaio 1997: la Cassazione respinge tutti i ricorsi.
18
marzo 1998: la Corte d' appello di Milano respinge la richiesta
di revisione.
6
ottobre 1998: la Cassazione annulla l'ordinanza di Milano e
rinvia alla corte d'appello di Brescia la decisione.
1
marzo 1999: anche la corte d'appello di Brescia respinge la
revisione.
27
maggio 1999: la Cassazione annulla l'ordinanza di Brescia, rinviando
la decisione alla Corte d' appello di Venezia.
24
gennaio 2000: Venezia rigetta la richiesta di revisione e conferma
la condanna. Sofri torna in carcere, Bompressi si costituisce il
7 marzo e il 29 marzo ottiene il differimento per motivi di salute.
Pietrostefani resta latitante.
5
ottobre 2000: la prima sezione penale della Corte di Cassazione
rigetta il ricorso e la condanna diventa definitiva.
8
ottobre 2001: il Ministero della giustizia decide di non trasmettere
al Quirinale la richiesta di grazia di Bompressi che in seguito
presenterà un' altra domanda.
29
gennaio 2002: il tribunale di sorveglianza respinge l'istanza
di Bompressi per la sospensione della pena. Il giorno dopo Bompressi
è arrestato, ma il 21 febbraio ottiene di nuovo
la sospensione.
16
settembre 2002: archiviata l' inchiesta su Valerio Morucci,
coinvolto nel 1998 dalle dichiarazioni dell'ex brigatista Raimondo
Etro, che racconta di aver saputo da Alessio Casimirri, latitante
in Nicaragua e condannato per il sequestro Moro, di un presunto
coinvolgimento di Morucci nel delitto Calabresi.
11
ottobre 2002: Bompressi ottiene la detenzione domiciliare per
le sue gravi condizioni di salute.
8 novembre 2002: in una lettera pubblicata dal Foglio, il presidente
del Consiglio SilvioBerlusconi scrive di ritenere che «sia
matura una decisione favorevole alla grazia» per Sofri.
11
giugno 2003: la corte europea dei diritti dell' uomo respinge,
perchè 'irricevibile', il ricorso di Sofri, Bompressi e Pietrostefani
che chiedevano la revisione del processo denunciando una violazione
nei loro confronti del diritto ad un processo equo sancito dall'articolo
6 della convenzione europea dei diritti umani.
4
dicembre 2003: approda in commissione Affari costituzionali
della Camera la proposta di legge di Marco Boato, appoggiata da
parlamentari di diverse posizioni politiche, che affida al solo
presidente della Repubblica la facoltà di concedere la grazia
e faciliterebbe la concessione della grazia a Sofri.
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