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01/05/08
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03/05/07
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02/10/03
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Giornale di Sicilia online
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Guido Conti
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I soliti ignoti a Palermo
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Evasioni celebri
Bis albanese da San Vittore
Guido Conti

San Vittore, 12 aprile 2005


Come si dice "metodo che funziona non si cambia", così un detenuto albanese Clodian Ndoj di 28 anni (nella foto), in attesa di giudizio a San Vittore, ha voluto ritentare l'impresa del suo connazionale Fatmir Bariamaj, che l'estate di due anni fa prese il largo dal carcere milanese con le stesse modalità.

Come avevamo descritto allora, anche questa volta sembra che l'evaso abbia raggiunto il cortile bucando direttamente la parete della cella che dà sull'esterno, e calandosi dal quarto piano del sesto raggio fino a terra.(la foto con la freccia indica il 6° raggio e il percorso probabilmente compito da Clodian Ndoj)

L'impresa non è per nulla facile, anche se le mura di San Vittore sono vecchie, rimangono piuttosto spesse, quindi praticarvi un foro non è un'impresa da poco, oltretutto se si usano mezzi da scavo rudimentali.

C'è poi il problema del rumore: in un carcere molto affollato picchiare ripetutamente può attirare attenzioni indesiderate.

Ovviamente Ndoj non ha solo contato sul silenzio se non sulla collaborazione dei suoi compagni di stanza, ma anche su quella dei vicini di cella, ai quali non sarà certo sfuggito l'insolito rumore.
In genere si picchia sul muro proprio per richiamare l'attenzione dei vicini quando si ha bisogno di qualche cosa tipo caffè o sigarette (dalle finestre del bagno, che sono comunicanti, si arriva a scambiarsi quello che serve).

Il buco è stato aperto nel bagno, che non è visibile dalla porta della cella, davanti alla quale passano continuamente sia gli agenti che tutti coloro che vi si accostano per qualsiasi motivo.
Dal buco l'evaso si è calato per 3 piani fino a terra, con una lunga fune ricavata da lenzuola appositamente tagliate a strisce e intrecciate per renderle più resistenti.

Durante la discesa si è molto visibili: bisogna sapere che l'interno del carcere è illuminato a giorno tutta la notte, con luci che ricordano quelle degli stadi, se non fosse per il loro colore giallo-arancio.
Una volta arrivato a terra ha poi dovuto evitare i cani da guardia che girano liberi per l'intercinta: questi sono numerosi e di indole aggressiva, allenati dalle quotidiane battaglie notturne contro i ratti del carcere, che hanno la stazza di grossi gatti.
A questo punto ha dovuto superare il muro di cinta, che è alto 12 metri, e che all'interno è rivestito di una lastra di alluminio in modo da renderlo completamente liscio e non offrire alcun appiglio o punto d'appoggio agli scalatori.
In più, essendo una lastra di metallo leggero, basta toccarla perché emetta delle vibrazioni che diffondono un suono da percussione che non può non essere udito dagli agenti di vedetta sul muro.

E qui arriva il meglio di tutta la vicenda: per guadagnare la sommità del muro Ndoj sembra non abbia esitato a dirigersi verso la porta carraia, scalando il muro in prossimità degli uffici della matricola, gli unici aperti 24 ore su 24, dove si trova tra l'altro il corpo di guardia che è il centro nevralgico della sorveglianza di tutto il carcere.
Audacia o disperazione non ci è dato sapere, fatto sta che ha mostrato un sangue freddo non da poco.
Solo allora pare sia stato finalmente notato da un agente di guardia, ma era troppo tardi: con mosse feline si è rapidamente calato dall'altissimo muro ed è fuggito verso via Matteo Bandello.
L'ex direttore Pagano, ora Provveditore alle carceri della Lombardia, ha detto che gli agenti non possono sparare sui fuggitivi.
Ma gli agenti sul muro di cinta sono armati, e avrebbero potuto sparare appena, dopo aver intimato l'alt, il fuggiasco avesse scavalcato il muro... non vi pare?
La logica vorrebbe che, come per i "normali" poliziotti, l'uso delle armi da fuoco sia possibile anche per la polizia penitenziaria, che ha certamente a che fare con antagonisti potenzialmente - più sicuramente, diciamo - pericolosi.

Tantopiù che in altre occasioni gli agenti di guardia non si sono fatti scrupolo ad usare le armi: nell'evasione di massa, quella di Vallanzasca e Alunni (da noi riportata secondo il racconto che ne ha dato Vallanzasca) del 1980 sembrava fosse scoppiata la 3a guerra mondiale, furono esplosi centinaia di colpi di mitra contro gli evasi, anche quelli non armati.
In ogni caso il fuggitivo tutto questo non poteva certo saperlo, ed ha corso i suoi rischi infischiandosene del pericolo.
Così è riuscito a far perdere le sue tracce malgrado l'allarme scattato immediatamente, e la pattuglia all'esterno accorsa subito sul posto, il che presuppone che forse qualcuno l'attendeva nell'ombra.

L'altro albanese, Fatmir Bariamaj, aveva potuto contare sul vantaggio di essere scappato l'11 agosto, quando le ferie avevano sfoltito molto (troppo evidentemente) gli agenti addetti alla sorveglianza, questa volta invece non è chiaro come nessuno si sia accorto di nulla fino a che non è stato troppo tardi.
Certo, la notte piovosa ha attutito i rumori e limitato la visibilità, ma si trattava di una pioggerella da poco che non precludeva di certo completamente la visibilità.

Clodian Ndoj era in attesa di giudizio con l'accusa di spaccio di droga, porto abusivo d'arma, associazione a delinquere finalizzata alla rapina, e per il tentato omicidio del figlio di un imprenditore durante una rapina in una villa a Pian Camuno.