Storie
vere
Riportiamo
questa evasione avvenuta in questi giorni in Russia per la sua straordinarietà
(roba da Guinness dei primati), episodio veramente degno
di un film, che per certi versi si richiama al famoso "Sulle
ali della libertà".
Mosca,
2 marzo 2003
Ingegnere edile di formazione e detenuto per disavventura, Ievghieni
Pecionkin si è impossessato in questi giorni di un primato piuttosto
singolare:
ha progettato e realizzato il più lungo tunnel sotterraneo mai utilizzato
per fuggire da un carcere: 113 metri esatti.
Un'impresa degna del conte di Montecristo, che non ha eguali nella
storia delle evasioni in Russia e forse nel mondo intero, stando
a quanto riferiscono alcuni media moscoviti.
L'episodio è avvenuto qualche giorno fa in una colonia penale della
regione di Novosibirsk (vedi dove si trova nella cartina riportata
sotto, è la regione indicata dalla freccia rossa), in Siberia occidentale.
Pecionkin
ci era finito perchécoinvolto in una serie di gravi abusi
edilizi, puniti con una condanna a nove anni e mezzo di reclusione.
Considerato
inizialmente un detenuto modello, aveva ottenuto quasi subito il
permesso di lavoro e - grazie alle sue competenze professionali
- addirittura la direzione di un cantiere edile affidato ad alcune
decine di galeotti nelle immediate vicinanze della struttura carceraria.
Ed è proprio nel cantiere che egli, con la collaborazione di due
complici di robusta costituzione assoldati per i lavori di scavo,
ha avviato in gran segreto la costruzione della galleria, secondo
quanto racconta il giornale Komsomolskaia Pravda.
Valutata la consistenza del terreno - in grado di tenere bene senza
supporti - ha dapprima realizzato un pozzo profondo cinque metri,
provvedendo
a mimetizzarne l'ingresso con cura.
Quindi
ha indicato con estrema esattezza la direzione di scavo in senso
orizzontale di un tunnel del diametro di un metro.
Quando, dopo quattro mesi di paziente lavoro, si è reso conto che
la galleria era ormai giunta al di sotto della sua cella, ha congedato
i due "operai", concedendo loro due giorni di riposo.
L'accordo prevedeva una fuga a tre al momento opportuno, ma per
evitare rischi, l'ingegnere non ha esitato in realtà a beffare -
oltre ai secondini - anche i complici: ha completato l'ultima parte
dello scavo in prima persona e si è dileguato nottetempo in perfetta
solitudine.