Storie
vere
Rimini,
6 aprile 2003
Spariti nel ventre della notte.
Incredibilmente evasi, dopo aver abbattutto come niente le sbarre
della cella e poi troncato la rete di recinzione del carcere di
Rimini.
Poi
svaniti dove lì a due passi corre l'autostrada.
S'è consumata così ieri notte la clamorosa fuga verso la libertà
di cinque albanesi, tre dei quali arrestati dalla Squadra mobile
di Forlì a fine febbraio scorso: tre banditi pericolosi.
Di
quelli che s'infilano nelle case, minacciano o narcotizzano i suoi
abitanti e poi arraffano tutto quello che trovano.
Della "banda delle ville" erano il vertice.
I più pericolosi.
Ora sono tornati liberi dopo una fuga inspiegabile, senza precedenti:
Ardian Thomaraj, Albert Tafi, Iliri Bega, erano finiti in manette
su ordine del sostituto procuratore della Repubblica di Forlì Alessandro
Mancini.
Gli altri due scappati con loro sono Albert Imeri e Ilim Kaci.
Tutti sono tra i 20 e i 30 anni.
In base
alle prime indiscrezioni la cinquina di malviventi, rinchiusa nella
stessa cella, ha divelto le sbarre della finestra usando un peso di
ferro sottratto in palestra.
Una volta nel cortile, i cinque hanno guadagnato senza intoppi il
lato del carcere che fiancheggia l'autostrada A 14 e poi tranciato
la rete di recinzione.
Di lì sono fuggiti.
Probabilmente
con l'aiuto di alcuni complici che li attendevano a bordo di auto.
Le
ricerche sono scattate subito, ma senza esito.
All'interno del carcere è arrivata la Polizia Scientifica della
Questura di Rimini.
Per tutti era la banda degli "invisibili".
Il
loro quartier generale era a Viserba e i "colpi" nelle ville se
li distribuivano seduti intorno al tavolo di un ristorante.
Hanno colpito in decine di città, razziando abitazioni tra Emilia
Romagna e Marche.
L'ultimo colpo nel Forlivese l'avevano messo a segno a Carpena,
lo scorso inverno.
Avevano narcotizzato e derubato una giovane coppia, appena tornata
dal viaggio di nozze.
Avevano arraffato anche le fedi.
Ma sono centinaia, tra furti e rapine, i colpi firmati dalla banda
delle ville.
Che alla fine hanno messo insieme un bottino milionario.
Una banda di "invisibili", venuta alla luce solo verso metà febbraio,
dopo due mesi di indagini delle Squadre mobili di Forlì e Rimini.
Mettere insieme i "ladroni", per gli investigatori della polizia
era stato tutt'altro che facile.
Perché alla spudoratezza di girare con le auto rubate, univano precauzioni
maniacali e un coraggio disarmante.
Lo stesso coraggio che ieri notte ha fiondato tre di loro, come
in un film, fuori dal carcere di Rimini.