L'evaso;
tit.originale: La veuve Couderc, Francia - Italia, 1971,
colore, 88 di
Pierre Granire-Deferre, con Alain Delon, Simone Signoret, Ottavia
Piccolo
Il
film è tratto da un celebre romanzo di George Simenon che
si ispirò ad una storia di cronaca: nel 1922 Jean Levigne
uccise due alte personalità durante una manifestazione pubblica
e giustificò il suo gesto davanti al giudice affermando:
"Ne avevo piene le scatole".
Con
il suo bel marchio di "cattivo" evase dal carcere nel
1936, per trovare rifugio ed ospitalità nella campagna francese
presso un'altra "cattiva": la vedova Couderc, inasprita
nei modi, ma non nel profondo del suo cuore, da una vita di fatica
e sofferenza.
Jean ovviamente nasconde la sua vera identità, così
appena evaso di prigione accetta di lavorare alla fattoria della
vedova Couderc, una donna che vive sola con il suocero e in continua
lite con la sorella del marito defunto e la di lei famiglia.
Dall'altra
parte i "buoni" cittadini: la famiglia del marito defunto,
che, pur di scacciarla dalla casa che abita e che si è conquistata
con il lavoro, arrivano a mentire e a denunciare Jean per crimini
non commessi, facendo così scoprire alla polizia la sua vera
identità.
Alla
fattoria Jean non aveva fatto nulla di particolarmente scandaloso,
se non vivere alla giornata, apprezzando ciò che di buono
poteva ricevere da ogni momento, anche per via della sua impossibilità
a progettare, probabilmente.
I "buoni"
conducevano invece una vita ripetitiva senza trarre nessuna gioia
dalle loro fatiche, nascondendo dentro di sé uno dei sentimenti
più pericolosi: l'invidia.
L'arrivo
di Jean viene subito malvisto: preoccupava soprattutto che una presenza
maschile rendsse la vedova più forte e capace di difendersi
dalle molestie e dai tentativi di allontanamento della famiglia.
La
vera identità di lui rimase nascosta in tal modo soltanto
per poco: il suocero, deluso dall'aver perso quella posizione di
unico uomo nella casa della vedova, si trasferisce dalla figlia
e lo denuncia per crimini non commessi.
La
polizia scopre così la sua vera identità e lo bracca.
Il
film è la rappresentazione di emozioni e stati d'animo che
hanno in sé un lato buono e uno cattivo e che possono produrre
risultati diversi a seconda di come vengono vissuti e di come si
traducono nella vita quotidiana.
Persino la gelosia può essere costruttiva, se diventa una
molla per spingerci a fare qualcosa di meglio di noi stessi.
L'invidia,
invece, è solo distruttiva.
Un contadino geloso dell'orto del vicino coltiva e dissoda il suo
fino a renderlo bello e fertile come l'altro.
Un contadino invidioso avvelena e insidia l'orto del vicino per
renderlo sterile come il proprio.
Alla fine della fiera, con l'invidia di mezzo, nessuno ci guadagna
niente. Non c'è che dire, a volte la linea di confine tra
"buoni" e "cattivi" è molto labile o
semplicemente frutto soltanto di una prospettiva sociale o personale
che ben poco ha a che vedere con la realtà.
Impossibilitato
a fuggire, Jean ritorna alla fattoria e con la vedova Couderc si
lascia assediare fino alla resa totale
Jean
e la vedova Couderc muoiono insieme nell'assedio della fattoria,
che viene in parte divorata dal fuoco. La polizia apre infatti il
fuoco bersagliando la fattoria con un dispiegamento di uomini e
armi degni di una battaglia campale.
La famiglia dei "buoni" riesce quindi forse ad appropriarsi
di una proprietà in parte distrutta,insieme a due morti sulla
coscienza.