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Francia: nuovo processo per il 're dell'evasione' italiano
02/10/08
Belgio: libertà condizionata per il re delle evasioni
02/07/08
Cile, tentata evasione sventata nel sangue: un morto e un ferito
Dario Folchi
Liberati con un blitz dalla prigione narcos del gruppo 'Zeta'
19/05/08
Fugge per amore dall'Ospedale calandosi con le lenzuola
26/04/08
Catturata dopo 32 anni. Era diventata una signora bene
01/05/08
Detenuto evaso dopo visita al papa, ricerche in tutta Italia
16/03/08
Beffato da due evasi , guardia carceraria si uccide
03/01/08
Evade a Natale con scala a pioli fai da te
26/12/07
Fuga da film in un carcere del New Jersey
Alessandra Farkas
Scappa per amore
Pierangelo Sapegno
Evade di nuovo il nemico pubblico numero 1 belga
Guido Conti
Evade da una panchina del parco pubblico
Patrizia Albanese
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08/08/07
Francia: evade in elicottero, per la seconda volta
Elmar Burchia
Si allontana da panchina: arrestato
05/07/07
Film sulla tortura in Argentina
03/05/07
Evasione con l'elicottero in Belgio
15/04/07
L'uomo di Rio
12/04/07
Evade per l'ultimo saluto alla madre morente
25/01/07
Rocambolesca fuga a Mosca di un imputato della Yukos
16/01/07
Tel Aviv: evade pericoloso stupratore
24/11/06
Assalto al furgone della prigione
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Evasione 'al peperoncino' in diciotto escono dal carcere di Giakarta
23/08/06
Evasione da manuale per 28 detenuti in Belgio
21/08/06
Prision Break, la nuova serie TV su un'evasione
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Interpol: allarme globale per l'evasione di 13 membri di Al Qaida nello Yemen
07/02/06
Evade, ma solo per tornare in carcere in Germania
17/03/06
Dieta australiana
19/01/06
Evasione rivolta in Amazzonia
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Elicottero atterra in carcere e tre detenuti prendono il volo
11/12/05
L'alcol nuoce gravemente all'evasione
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Tunnel parade, altri tre evadono da Pescara
10/10/05
Scappano da Gorizia con il metodo Fuga da Alcatraz
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01/08/05
Lo strano caso di Francesco Romeo
Andrea Boraschi e Luigi Manconi
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12/05/05
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14/04/05
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Tentata fuga dal carcere Usa in Iraq
26/03/05
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19/06/04
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17/03/05
Blitz nel carcere ammutinato, 21 detenuti uccisi a Manila
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Le evasioni delle Farc in Colombia
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L'ultima evasione del Rocambole dell'Alto Adige da Bergamo
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01/08/04
Anche gli svedesi evadono
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Perché gli albanesi
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La banda delle ville fugge da Solliciano (Fi)
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Tu chiamali, se vuoi, latitanti
Panorama
Disperata fuga nell'Atlantico
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Asinara: l'Isola del diavolo italiana; la fuga di Boe
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Evasione di massa in Messico
02/10/03
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Segano sbarre, in tre evadono da istituto minorile a Palermo
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L'estate nera del Dap
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Il Palio degli albanesi
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L'identikit dell'evaso
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trad. M. Ghiringhelli
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I soliti ignoti a Palermo
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da Panorama di Fabrizio Coisson

Il ristorante alla moda, la libreria chic, il cinema d'essai. Ecco dove si vedono, a Parigi, gli esiliati di estrema sinistra che hanno un conto aperto con la giustizia italiana.
Tutti, ormai, con storie e passioni diverse, ma con un solo obiettivo: restare dove sono.


Verso la fine degli anni Ottanta, chi voleva provare il brivido di sedersi accanto a un latitante delle Brigate rosse, a un condannato in fuga dalle patrie galere, poteva imboccare rue Saint Paul, nella zona chic del Marais, e all'angolo con rue Charles V entrare in un locale dal nome italianissimo, L'Enoteca: aperto da giovani di estrema sinistra, quel posto era un luogo di incontro di tanti italiani più o meno in regola.

Erano buoni gli antipasti, il pane e prosciutto, si trovavano Chianti e Barbera, e a sera tardi, al bancone, la discussione politica si accendeva.
L'Enoteca esiste ancora e può ancora far venire qualche brivido, ma soprattutto al momento del conto: 40 euro almeno. «Italian wine embassy and deluxe italian dishes» sintetizza la guida in inglese, e sembra uno sberleffo ai suoi fondatori più o meno rivoluzionari.
È un luogo che qualche avventore dei tempi andati continua a frequentare.
Quelli che se lo possono permettere, ovviamente.
Perché non tutti i latitanti italiani a Parigi hanno portafogli robusti o sono diventati famosi scrivendo libri gialli, come Cesare Battisti(nella foto) l'ex capo dei Pac, Proletari armati per il comunismo, condannato in contumacia a due ergastoli, e di cui l'Italia vuole l'estradizione.
Secondo le cifre del ministero della Giustizia, i latitanti in Francia sono circa 140, un centinaio starebbero a Parigi. Ricercati latitanti per lo Stato italiano.
Liberi cittadini, con una specie di statuto di rifugiati per lo stato francese, sancito dal «lodo» di François Mitterrand, nel 1985.

La polemica sull'opportunità e sull'applicazione di quell'atto continua da vent'anni. Così, anche questi latitanti-non-latitanti hanno vent'anni di più: qualcuno parla ancora la lingua degli anni di piombo e si considera un perseguitato politico; altri sono diventati signori e signore di mezza età, ormai più preoccupati della pancetta e della cellulite che del futuro della rivoluzione.
Non ci sono statistiche precise, ma le loro occupazioni sono le più varie: una decina lavorano a diversi livelli nella ristorazione (bar e pizzerie soprattutto); un paio, dopo aver fatto traduzioni (in nero), hanno trovato un posto nelle case editrici di Saint-Germain.
C'è chi ha un'impresa di traslochi, chi è impiegato in un'azienda di import-export, chi ha aperto un negozio di artigianato etnico, chi fa il bibliotecario (Battisti fa il portinaio oltre che lo scrittore).
Qualcuno ha insegnato all'università, come Toni Negri (nella foto), e poi ha deciso di rientrare in Italia, anche a costo di scontare in prigione un residuo di pena.

Qualcuno ha lavorato nei giornali, come Lanfranco Pace, oggi al Foglio dopo aver scritto per anni su Libération con lo pseudonimo di Edouard Mir.

Ci sono anche i disoccupati, come Oreste Scalzone (nella foto), animatore di un Comitato dei rifugiati.

Dall'inizio degli anni 80, quando abitava in rue Montmorency con Gian Maria Volonté, Scalzone è un personaggio nella comunità intellettuale dell'ultrasinistra italiana a Parigi: lo aiutano i suoi ex compagni dell'Università di Roma e gli ex militanti di Potere operaio (qualcuno ha oggi casa sulla Senna), non manca mai di reclamizzare le sue iniziative a tutti i giornalisti italiani, i suoi appelli all'amnistia, i proclami ormai trasmessi anche via internet.
Era da poco fuggito a Parigi quando arrivò in visita ufficiale il presidente Sandro Pertini: riuscì a farsi fotografare mentre gli stringeva la mano (seguirono polemiche accese, anche se Pertini disse: «Non lo conoscevo»).
Nel 1985 incontrò, meno occasionalmente, Gianni De Michelis, ministro degli Esteri.
Scalzone campa sempre ai limiti della povertà, inventandosi i mestieri più assurdi: a un certo momento decise di fare il cantastorie nei caffè parigini, una specie di telegiornale con la chitarra, per raccontare e commentare i fatti del giorno.
Non poteva non essere uno dei protagonisti del film di Menotti Bucco Aller simple pour Paris, documentario sulla vita di quattro latitanti a Parigi: Scalzone, appunto, e poi Battisti, Paolo Persichetti, estradato nel 2002, e Luigi Rosati, giornalista ad Afriquasie, rivista che ha sede a Parigi, in realtà ex latitante perché la sua pena è prescritta e quindi può tornare quando vuole in Italia.
Per Persichetti, che pure era ricercatore all'Università Paris VIII, la mobilitazione degli intellettuali della Rive Gauche fu assai più debole di quella per Battisti, che resta in attesa di una decisione (il 7 aprile) sull'estradizione richiesta dall'Italia e che intanto, via internet, sul sito del Nouvel observateur trova il modo di autoassolversi:
«Nego totalmente i fatti specifici di cui mi si accusa e per i quali sono stato condannato».

Dopo 20 giorni di fermo, ha festeggiato la ritrovata libertà nelle sale della Passarelle, il bar di rue Saint-Hubert nell'XI arrondissement dove si ritrovano spesso gli ultras (in senso politico) parigini.
Poco lontano, in rue Boulanger, accanto alla porte Saint-Denis, c'è un altro ristorante-faro dell'estrema sinistra, meno caro (25-30 euro) dell'Enoteca, ma anch'esso con cucina italiana, soprattutto pesce (lo chef Maurizio vanta i suoi spaghetti con broccoli e gamberetti).
E certo, se si escludono le «mobilitazioni» eccezionali come quelle per Battisti, le occasioni di incontro e di ritrovo sono sempre più legate a una geografia di bar, ristoranti, cinema che spesso non sono diversi da quella di un qualsiasi bo-bo parigino o italo parigino.
Può essere la presentazione di un libro alla Tour de Babele, la libreria italiana di rue de Roi de Sicile, nel Marais; il film al cinema d'essai di rue Saint-André des Arts, a Saint-Germain (e allora, dopo, la pizza al Golfe de Naples).
Oppure le quattro chiacchiere al bar, alla Passarelle o al café Banal.

Niente a che vedere, ricordano alcuni, rispetto ai primissimi tempi di latitanza, quando la situazione di chi arrivava fuggiasco a Parigi poteva essere davvero complicata: senza documenti, niente lavoro ufficiale, niente casa con contratto, niente soldi per pagare un avvocato.
Una mano la dava, semmai, l'Abbé Pierre, l'abate della comunità di Emmaus, già accusato in Italia di essere troppo protettivo verso i rifugiati italiani subito dopo il sequestro Moro, quando Bettino Craxi era convinto che a Parigi si dovesse cercare il grande vecchio delle Br.
Pochi potevano permettersi, come Toni Negri, l'aperitivo o la cena alla Closerie des Lilas, dove una targa indica il posto dove era solito accomodarsi Lenin, anch'egli, a suo tempo, latitante a Parigi.

In vent'anni anche i luoghi sono cambiati assieme ai latitanti: fuggendo dall'Italia, molti di loro si ritrovarono ad abitare nell'XI arrondissement, rue Voltaire, rue de la Roquette o, dietro la Bastiglia, in faubourg Saint-Antoine, strade povere e grigie abitate da maghrebini.
Oggi sono i nuovi quartieri alla moda, zone di gallerie d'arte, locali hi-tech.
Gli stessi ex terroristi sono ormai divisi: c'è chi è ancora molto impegnato e frequenta volentieri le librerie della gauche estrema (L'Epigramme, la Breche, L'Occasion du Livre); e chi si è imborghesito, va a passare il weekend nella casa dei suoceri in Normandia e, lungi dal firmare appelli e fare manifestazioni, spera solo di essere dimenticato.

Nessuna di queste persone latita nel senso di doversi nascondere, cambiare nome, evitare la polizia, falsificare documenti. Anche la posizione dei diversi imputati nei confronti della giustizia italiana appare variegata: la situazione di Battisti non è quella di Giorgio Pietrostefani, quella di Scalzone non è quella di Persichetti.

Ci sono poi condanne in via di prescrizione e altri casi che invece saranno, secondo gli avvocati francesi, i prossimi motivi di polemica sull'estradizione: quelli di Roberta Cappelli ed Enrico Villimburgo, condannati all'ergastolo.
Ma sono situazioni, tutto sommato, poco numerose.

E allora, se ci fosse un'amnistia, quanti di questi latitanti-non-latitanti tornerebbero a vivere in Italia?

Forse non più di una ventina: l'esilio parigino non è poi così terribile.
«MITTERRAND AVREBBE DETTO NO» Marcelle Padovani: calcoli elettorali sulla linea pro Battisti François Mitterrand avrebbe impedito l'estradizione in Italia del terrorista pluriomicida Cesare Battisti?
«Mitterrand escludeva dal diritto all'asilo politico chi aveva subito condanne definitive per crimini di sangue» ricorda Marcelle Padovani, corrispondente del Nouvel observateur. Eppure, dagli intellettuali di sinistra agli esponenti del Psf, tutti invocano la dottrina dell'ex presidente.

Ne parlai con lo stesso Mitterrand nel 1982, quando si pronunciò per il diritto d'asilo.
Stavo scrivendo il libro Vivere con il terrorismo.
Gli espressi perplessità nei confronti di quei rifugiati che, anche allora, si presentavano in Francia come combattenti rivoluzionari contro la dittatura che ci sarebbe stata in Italia. Teorie inaccettabili.
E, comunque, Mitterrand mi indicò i paletti del suo provvedimento.
Perché, allora, la mobilitazione dei socialisti francesi a favore di Battisti?
A fine marzo in Francia ci saranno le elezioni regionali e i socialisti sono incalzati dall'offensiva di un'estrema sinistra molto aggressiva.
La linea su Battisti mi sembra dettata da un calcolo elettorale.
Da questo caso emergono due contraddizioni: da un lato l'Italia chiede alla Francia il rispetto degli accordi, ma si rifiuta di aderire al mandato di cattura europeo; dall'altro gli intellettuali e la sinistra francese si battono per Battisti, ma non spendono una parola per la terrorista Nathalie Ménigon, che dall'87 è in carcere malata.