da
la Padania
Milano, 7 Ottobre 2005
Direttrice
Gloria Manzelli, in questi giorni il carcere di San Vittore di Milano
si trova al centro di vivaci polemiche.
"Ogni tanto, tornano a galla i soliti demoni.
Ma non ci meravigliamo: sono sempre esistiti.
Non è assolutamente una novità che gli spazi siano
insufficienti.
Ospitiamo 1389 detenuti, quando la capienza massima del carcere,
in condizioni normali, è di 900 posti letto.
Sottolineo "in condizioni normali" perché abbiamo
un reparto e mezzo chiuso per lavori e i posti si riducono di 150
unità.
Poi ci sono le detenute: ne abbiamo circa 130 in custodia quando,
invece, i posti a disposizione sono un centinaio scarso.
Questi sono i numeri, ma non possiamo fare più di tanto:
ogni giorno ci arrivano circa 35-40 detenuti."
Come
li sistemate?
"Bisogna
arrangiarsi. Alcuni dormono su brandine di fortuna, altri sono costretti
a farlo per terra.
In alcuni casi, ci troviamo in situazioni al limite: otto detenuti
in celle da due. Poi, dobbiamo stare molto attenti nel combinarli,
la convivenza etnica può diventare un problema molto serio.
Ci sono alcuni soggetti portatori di malattie infettive, fattore
che ci obbliga ad allontanarli dagli altri detenuti.
Soprattutto tra i nordafricani c'è la consuetudine di tagliarsi
le braccia per esprimere il loro disagio..."
Mi
dà l'occasione per introdurre altri due problemi, l'alta
percentuale di extracomunitari e le difficili condizioni igieniche.
"San
Vittore nasce come istituto deputato a ricevere gli arrestati dalle
forze dell'ordine e a gestire tutto l'iter processuale fino alla
sentenza.
Per questo, la movimentazione giornaliera è altissima e il
turn over pesantissimo.
Non deve dunque stupire che il 60-70 per cento dei detenuti sia
composto da immigrati che vengono arrestati per furto, prostituzione,
spaccio di stupefacienti o violenze: la situazione carceraria è
lo specchio della nostra società, tanto che l'aumento della
malavita in ambienti extracomunitari diventa un problema anche per
noi.
Algerini, tunisini e marocchini da una parte, slavi e albanesi dall'altra.
Ci sono poi i cinesi che, nella maggior parte dei casi non parlano
italiano e diventa impossibile comunicare con loro. Non c'è
che dire, la situazione non è per niente facile."
E
per quanto riguarda le condizioni igieniche?
"Non
si possono lanciare accuse generiche: la sinistra ci gioca su questo.
Lamentare genericamente le condizioni igienico-sanitarie è
troppo vago: in questo, l'amministrazione è stata molto sensibile
e sono state attivate da anni diverse convenzioni con la Regione
Lombardia per l'assistenza medico-sanitaria. Accanto ai medici coordinatori,
i detenuti possono usufruire di servizi più efficienti di
quelli che potrebbe chiedere un libero cittadino.
Non sto dicendo che sia tutto rose e fiori: questo carcere risente
di una concezione architettonica ottocentesca, troppo diversa da
quella odierna. È questo il male di San Vittore".
Per
questo si era parlato di chiuderlo e sostituirlo con più
istituti fuori Milano. Ma la sinistra ha bocciato questa proposta.
Perché?
"Sinceramente
non saprei, non ne vedo alcun motivo a sfavore. È anche vero
che San Vittore ha un ruolo importante per la sua posizione centrale
e vicina al Tribunale.
Tuttavia, proprio questa posizione pesa sulla struttura stessa.
Bisognerebbe trovare una soluzione, ma (come capita spesso) è
più facile criticare e fare presidi piuttosto che costruire
qualcosa di nuovo."
E
voi cosa fate nel frattempo?
"Nonostante
i problemi, sono soddisfatta di questa struttura. Lavoriamo molto
sulla prima accoglienza e sulla riabilitazione: cerchiamo di dare
lavoro ai detenuti creando cooperative, corsi di formazione e stage
operativi.
A questo si aggiungono le attività sportive, il nuovo asilo
nido e il "kit di sopravvivenza per i primi giorni che seguono
la scarcerazione" che contiene biancheria, materiale igienico,
biglietti della metro, alcuni buoni mensa e una scheda telefonica.
La sinistra, anziché fare presidi e manifestazioni, dovrebbe
accorgersi che San Vittore è anche questo e non solo suicidi
e cattive condizioni igienico-sanitarie, problemi che vengono utilizzati
solo a fine propagandistico ma che non vogliono essere risolti".