da
Il Manifesto
Roma, 8 dicembre 2004
Nella notte tra il 25 e 26
novembre scorso, una donna, di nazionalità russa di 39 anni, si è
suicidata impiccandosi alla sponda del letto.
Non una parola è stata
detta dagli organi di informazione o dai nostri cari politici che tanto dicono
di interessarsi alle condizioni carcerarie.La
donna era detenuta nella sezione "infermeria" e a causa delle sue precarie
condizioni psicologiche era sottoposta a sorveglianza a vista, sorveglianza che
evidentemente non è stata effettuata.
Per questo riteniamo lamministrazione
carceraria completamente responsabile di quanto è accaduto.
Non
sappiamo se questa indifferenza, dipenda dalla mancanza di comunicazione dellepisodio,
o dal totale menefreghismo nei confronti delle condizioni in cui siamo costrette
a vivere e che spesso portano a episodi di questo genere.
Questa è
lennesima dimostrazione di quanto valga la vita di una detenuta/un detenuto.
Un gruppo di
detenute di Rebibbia femminile, Roma