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E SE SCRIVESSI ALL'UFFICIO D'IGIENE? Una lettera da leggere...
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Dal Segretario Generale del Sappe (Sindacato agenti penitenziari) al Ministro della Difesa
Avv. Ilaria Sottotetti
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Antonio
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Daria
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Lettere
24/02/04

Salve a tutti!
Mi presento: sono Stefania, ho 28 anni e vivo a Modena.
Da 5 anni lavoro come educatrice con bambini disabili in una scuola elementare.
Volevo dedicare ai detenuti e a tutti coloro che operano nella
struttura penitenziaria una mia poesia.
Questa non vuol essere altro che un messaggio di speranza, che vorrei condividere con voi: togliamoci le maschere, i
trucchi e siamo noi stessi.
Ritengo sia una sfida difficile, ma non impossibile.
Facciamo pure vedere agli altri che non siamo gli attori
che vorrebbero vedere, quelli andiamoli a vedere al teatro o al cinema.
Non facciamo diventare la nostra preziosa qotidianità un
palcoscenico, che, inevitabilmente e a lungo andare crollerebbe insieme ai nostri sogni, fino al punto di non sapere più chi siamo veramente.
Noi siamo i nostri sogni, le nostre debolezze, le nostre speranze, i nostri dolori, le nostre gioie, i nostri fallimenti, le nostre emozioni.
Non dobbiamo avere paura di mostrare chi siamo perchè poi quel trucco fa fatica ad andersene via e magari arriviamo a pensare che, dopotutto, è meglio tenerlo.
Non facciamo questo errore.
E, arriverà alla fine l'applauso più bello... il nostro!
Un abbraccio a tutti, con la speranza di rimanere in contatto
con voi!


Lo spettacolo della vita

Questa magica notte vi dà il benvenuto,
il teatro è già affollato di gente
non attendiamo un solo minuto
e. forse vedremo una stella cadente.

Si apre il sipario, signori e signore!
Diamo inizio alla nobile scena,
non preoccupatevi se passan le ore
ascoltate, guardate e non datevi pena.

Gli attori son tanti e tutti smaniosi
di recitare la parte studiata negli anni,
un lungo copione imparato a memoria
che cela paure e inutili inganni.

Un amaro copione scritto con cura
ripetuto, imparato e ormai consumato,
dettato da orgoglio, tristezza e paura
a un cuore puerile che ormai è malato.

Emozioni e passioni si scambian parola
dietro le quinte è ancora permesso,
ma ecco che il cuore arriva alla gola
è giunta l'ora del gran compromesso.

La platea è gremita di gente curiosa
"lo spettacolo!" grida "deve iniziare!"
Commedia o tragedia, qualsiasi cosa
purché alla fine si possa gridare.

Gridare l'amore, gridare il dolore
gridare il rimorso, gridare il rimpianto
ma quelle bocche non dicon parole
lasciando l'anima con il suo pianto.

Calcan la scena gli attori ormai stanchi
ma gioia e dolore son nascosti per bene
e, tra risa, parole, grida e pianti
nessuno fa caso alle loro pene.
Costumi eleganti nascondono i corpi,
trucchi pesanti celano i visi,
anche la lacrima è disegnata
e i sentimenti da tempo recisi.

"Bravi!" urla estasiata la gente.
Il teatro è avvolto da un applauso incessante
nessuno, purtroppo, si è accorto di niente,
del palcoscenico ormai barcollante.

Ma ecco là in fondo un vecchio signore
le lacrime agli occhi gli rigano il viso
e con orgoglio, fatica e sudore
si alza e avanza con fare deciso.

"La lacrima non è disegnata!" grida affannato
"questa è la parte che volete vedere!
Guardate lassù il cielo stellato
e, forse, qualcosa vedrete cadere".

Nella notte una luce comincia a brillare
ma il vecchio ormai non si vede più
e tutti stupiti a guardare
la stella che veloce cade giù.

Gli attori si levano il trucco, è un nuovo viaggio
un dolce inchino fanno alla gente
e. senza paura e con molto coraggio
abbandonano il melodramma scadente.

Escon di scena con passi leggeri,
in mano i copioni da tempo sgualciti
e, dietro le quinte si senton più veri
le loro anime son senza vestiti.

Il cuore si libera finalmente
inutili e vani trucchi e copioni,
quando si vede una stella cadente
il palco s'illumina di nuovi colori.

Ben presto la fine è arrivata
signori e signore, il sipario si chiude
comincia la scena aspettata:
la recita delle anime nude.