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E SE SCRIVESSI ALL'UFFICIO D'IGIENE? Una lettera da leggere...
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Lettere
05/10/04


da L'Opinione online
Busto Arsizio, 5 ottobre 2004

Quando un uomo decide il trasferimento di un altro uomo dandogli collocazione eterna nell’ignobile galera con la scritta “Fine pena mai”, mi sembra d’obbligo porci qualche interrogativo.
Direi che sarebbe più giusto scrivere “Ti condanno al carcere fino a quando morte non ti raggiunga”.
Una scorrettezza di linguaggio, quindi, se vogliamo che venga rispettata la visione dei cristiani e di quanti hanno coscienza che ognuno di noi avrà una fine nella vita terrestre.
Una frase scritta male e messa in pratica altrettanto male, studiata per affermare la crudezza e la spietatezza che attraverso quel “mai” si doveva e si deve trasmettere a chi infrange le regole della legalità.

Mi pare giusto che chiunque commetta un reato, di qualsiasi natura esso sia, richiami l’intervento di chi ha la responsabilità di riequilibrare lo squilibrio provocato e decidere quale condanna può essere inflitta.
Ora, tutti sappiamo che la condanna minima o esemplare non viene eseguita solo in base al reato che la distingue, ma soprattutto secondo il tipo di emergenza presente nel momento del giudizio in cui la Corte scrive il destino del reo.
E allora perché non chiedersi se effettivamente quella parte responsabile della bilancia della giustizia non debba essere vista non solo per la modifica e cancellazione di quel “mai”, ma anche per collocarla finalmente fuori dalle parti influenzanti e dai giudizi basati sull’emotività?

Per evitare che si continui a prenderci la vita in modo legale, bisogna far sì che la cultura dell’umanità possa riscattarsi e che ci si liberi dalla cultura del castigo o della punizione.
E’ tempo che tutti cominciamo a ragionare nei termini di una coscienza avanzata.
E allora… ora e subito dobbiamo pensare ad una nuova legge, e avere il coraggio di non vedere solo come utopia la possibilità di attivare soluzioni alternative al carcere, per arrivare alla creazione di un’ideologia liberata e alla realizzazione di una società senza galere.
Dedico questo mio scritto alla memoria di Antonio, ergastolano morto il 28 novembre del ’93 nel carcere cimitero di San Sebastiano di Sassari.