da Panorama di Antonella Piperno
Milano, 25 marzo 2006

I dialoghi prima delle coltellate, le riflessioni dopo i delitti,
il sesso.
Così viene rappresentata la terribile storia dei due ragazzi
che hanno sconvolto l'Italia
nella
foto: gli attori di "Le mani forti", primo spettacolo
teatrale sulla tragedia di Novi Ligure
In
scena sono stati privati dei nomi di battesimo.
Per sottolineare con efficacia la banalità del male si chiamano,
genericamente, «lui» e «lei».
Ma il riferimento a Erika De Nardo e Omar Favaro, i due fidanzati
che il 21 febbraio del 2001 uccisero a coltellate Susy e Gianluca,
madre e fratellino di Erika, è più che esplicito,
nonché dichiaratissimo dall'autore Marco Calvani.
Tanto
che Le mani forti, primo spettacolo teatrale sulla tragedia di Novi
Ligure, è stato rifiutato dai palcoscenici locali: «Ci
dispiace, ma abbiamo chiuso con questa parentesi tragica»
spiega a Panorama Paolo Zanchin, direttore artistico dei due teatri
di Novi Ligure e Tortona, «è una ferma intenzione del
Comune, i nostri adolescenti ne hanno sentito parlare anche troppo».
Le
mani forti debutta così il 31 marzo allo Juvarra di Torino,
a un centinaio di chilometri da Novi Ligure, portato in scena dalla
compagnia Mixò, in collaborazione con il Teatro Metastasio
stabile della Toscana.
Poco distante anche dalle carceri di Brescia e di Asti, dove Erika
e Omar stanno scontando rispettivamente 16 e 14 anni di detenzione.
Lo spettacolo di Calvani, che interpreta Omar (Erika è Elisa
Alessandro), mette in scena la vita dei due adolescenti prima degli
omicidi, fermandosi quando i due entrano nella casa per uccidere.
Sul
dopo tragedia solo un dialogo agghiacciante: mentre il sipario cala
nel buio risuonano due frasi, quelle che hanno inchiodato i due
adolescenti quando furono intercettati al commissariato: lui che
dice «Voglio sapere da te se è convenuto fare questa
cosa» e lei che risponde «Sta' zitto, calmati, magari
dalla nostra storia faranno un film».
Ed
è stato proprio così: dopo Sono stati loro,
il documentario di Guido Chiesa che raccontava le 48 ore che seguirono
il duplice delitto, la tragedia è arrivata sul palcoscenico:
«Ho voluto raccontare la vita di due adolescenti di oggi,
apparentemente normali, impegnati tra scuola, palestra, amici, chiesa
e famiglia, e quindi la crescita del loro disagio e del loro legame
malato e ossessivo» riassume Calvani, 25 anni, quasi coetaneo
di Erika e Omar che oggi ne hanno 21 e 22.
Attore di teatro e di cinema (ha lavorato con Ferzan Ozpetek in
Le fate ignoranti), l'autore ha studiato per 7 mesi il caso
di Novi Ligure negli archivi dei giornali e sui libri dedicati al
caso. «Poi ho cercato di dimenticare le fonti e di concentrarmi
sulle nevrosi di Erika e Omar, non volevo dare vita a un lavoro
documentaristico».
Il
regista Vito Vinci ha puntato essenzialmente sull'intimità
dei due protagonisti, sempre soli in scena, mentre gli altri protagonisti
della tragedia sono solo evocati.
I luoghi dello spettacolo sono la camera di Omar dove i due passavano
gran parte delle loro giornate, isolandosi da famiglia e amici;
il parco, dove l'autore ambienta il primo incontro; il bowling,
dove i due trascorrevano gran parte dei loro sabati sera.
f
oto:
la pagina de La Stampa con la notizia, il 22 febbraio 2001,
degli omicidi di Erika e Omar
La
finzione teatrale non risparmia scene di sesso (gli attori sono
spesso nudi), e altre, molto crude, dove i due si drogano.
Niente divieti ai minorenni però, anzi Calvani spera che
Le mani forti (dopo Torino si sposterà a Napoli e
a Roma) coinvolga un pubblico giovane, i coetanei di Erika e Omar,
spingendoli «a guardarsi dentro».
Spettacolo di condanna o che muove al perdono?
«Ho messo in scena un dramma, scegliendo di non giudicare»
spiega un po' preoccupato dell'impatto del suo lavoro.
«Spero che nessuno ci veda un'intenzione di giustificare il
delitto, sarebbe un'interpretazione sbagliata».
Il titolo offre una doppia lettura: Le mani forti sono quelle
che infliggono le coltellate, ma anche quelle rassicuranti che,
chiarisce Calvani, «non sono riuscite a sostenere l'adolescenza
di Erika e Omar».