| Cecilia Di Marzo |
|
|
|
da
Edilportale.it di Cecilia Di Marzo
Bergamo, 6 marzo 2007
Giovedì
8 marzo p.v., alle ore 18 presso Porta SantAgostino a Bergamo,
si inaugura la mostra dal titolo Davide Ferrario: foto da
galera .
«Foto
da galera è un'esposizione di fotografie realizzate nel 2002
dal regista cinematografico Davide Ferrario (nella foto a fianco),
che si trasforma, per la prima volta nella sua carriera, in fotografo.
Nellestate del 2002 la direzione del carcere milanese di San
Vittore ordina la ristrutturazione del quarto e quinto braccio dellistituto
di detenzione.
Si tratta di celle sovraffollate, occupate da più di ottocento
detenuti in attesa di giudizio.
Ferrario ottiene il permesso di entrare nei bracci svuotati prima
della ristrutturazione.
Porta con sé una macchina fotografica e per un giorno intero
scatta fotografie a quei muri scrostati, fissando immagini di speranza
e rassegnazione, congelando tracce di vita e di attesa in quegli
spazi angusti e decadenti.
Ferrario sceglie la strada più ardua e, forse, più
vera per raccontare il carcere: quella delle cose. Non cè
un volto
fotografato, non il viso di un solo recluso.
Confesso di non aver avuto mai il coraggio di fotografare
la faccia di un detenuto - dice il regista - mi sembrava che lesposizione
del dolore personale fosse unulteriore furto, unaltra
beffa.
Così, fotografa liste della spesa, messaggi che i carcerati
hanno scritto a loro stessi, carte geografiche annerite, fantasiose
costruzioni con pacchetti di sigarette o di pasta, donnine discinte,
sovente accostate a Gesù Cristi e Madonne».
New Landscapes ha curato il progetto di allestimento della mostra.
«Il progetto prende avvio dalla rielaborazione dei temi di
ricerca propri dellarchitettura carceraria, dei quali mette
in scena un rovesciamento critico.
Due volumi di cemento, introversi e allungati (16x2m, 11x2m), si
dispongono parallelamente nello spazio ospitante, assecondandone
la simmetria e rafforzandone il carattere monumentale.
Percorrendoli
allinterno essi rivelano la propria natura, severa ed essenziale,
determinata da una superficie continua in malta di cemento, fredda
al tatto e dalla consistenza ruvida e opaca.
Il cemento, lasciato a vista, rappresenta ciò che rimane
dopo una espoliazione.
Le proprietà del materiale sono messe in rilievo da una illuminazione
ottenuta attraverso nastri continui di tubi fluorescenti.
Se linterno si presenta austero e disadorno, la superficie
esterna, in legno naturale, rimanda ai materiali dello spazio ospitante.
La superficie delle pareti è modulata da una serie di piccole
aperture poste a differenti altezze, così da rivelare il
contenuto dello spazio interno.
La presenza delle bucature pone il visitatore nella doppia condizione
di osservatore e osservato».
La
mostra rimarrà aperta fino al 9 aprile, da martedì
a venerdì ore 16,30-19,30 e sabato e domenica ore 11,30-19,30.
|
|