da Vita
Milano, 17 aprile 2007
Presentato
il volume che ha come riferimento la storia del Cesare Beccaria
di Milano, tracciando un percorso che è anche analisi storico
sociologica del sistema carcerario.
La
storia della giustizia minorile in Italia passa dal Carcere Beccaria
di Milano.
E lo si è capito bene questa mattina, a Milano, durante la
presentazione del libro di Antonio Salvatore, ex direttore proprio
del carcere minorile milanese, "La giustizia minorile nel Novecento
- dallAssociazione C. Beccaria ai Tribunali minorili: biografia
di unistituzione" (edizioni Ucopli).
Accanto allautore, lassessore allintegrazione
sociale per le persone in carcere o ristrette nelle libertà
della Provincia di Milano, Francesca Corso; Francesco Maisto, sostituto
procuratore generale del tribunale di Milano e don Gino Rigoldi,
cappellano del carcere minorile Beccaria.
"Cera
la necessità di lasciare una traccia". Così Antonio
Salvatore ha spiegato il perché dellopera perché
dellassociazione Cesare Beccarla che è allorigine
della stessa idea di una giustizia diversa per i minori "non
è rimasto nulla". Eppure cè lassociazione
allorigine, ad Arese, di un istituto per minori in difficoltà
aperto nel 1921 e del primo carcere minorile costruito di fronte
a San Vittore e sede poi del primo tribunale sperimentale per i
minori "Un istituto che negli anni è stato allattenzione
anche a livello europeo per la sua innovazione", ha ricordato
Salvatore che con il suo volume arriva agli anni Novanta.
Lautore è stato, dal 1973 al 1995, il primo direttore
statale dellistituto che fino al 1972 era gestito dallassociazione
Cesare Beccaria.
Per
lassessore Francesca Corso, il valore aggiunto del libro sta
"nellanalisi dellevoluzione di questa istituzione
da tutti i punti di vista", inoltre lassessore si è
augurata la traduzione in altre lingue del volume che presenta levoluzione
del diritto minorile "non dimentichiamoci che i minori rumeni
in patria non hanno una giustizia minorile".
Quella giustizia che, ha ricordato il sostituto procuratore generale
Francesco Maisto in molti ritengono "minore".
Il pregio del libro è quello di essere il primo libro di
storia sulla giustizia minorile "non è solo la storia
del Beccaria e non è neppure solo un libro di memorie, è
anche un libro per addetti ai lavori: è in grado di dare
formazione e informazione".
Don
Gino Rigoldi, che al Beccaria è ancora il cappellano (arrivò
in contemporanea con il direttore Salvatore) ha guardato alloggi,
alle vicende attuali che dopo anni vedono innalzarsi il numero dei
ragazzi italiani (23 su una sessantina di ospiti).
E il ritratto che ne esce è impietoso: minori che escono
da famiglie modeste, con poco lavoro, alla ricerca di soldi facili
"cè poi la cocaina e una cultura di un individualismo
accentuato e con scarsi percorsi educativi significativi.
Per questi ragazzi il resto del mondo è un terreno di caccia".
A don Rigoldi non bastano "le denunce sulla povertà
educativa.
Occorre, come sostiene il Cnca, dare dignità e competenza
alla normalità.
Che sia i carcere il luogo in cui avviene leducazione dei
ragazzi più fragili è unaberrazione", ha
concluso il cappellano del Beccaria ricordando anche i problemi
del minorile milanese come la carenza di personale "mancano
20 -25 agenti e per questo non posso celebrare la messa nella cappella".