Claustrofobia,
galera, agorafobia, schegge: Wakkas esplora mondi con la sua iper-navicella di
parole
"Il
cosmo è come un vaso frantumato in una miriade di schegge, nell'ambito di uno
spazio privo di sensibilità dinamica. Ogni scheggia equivale a un pianeta, e il
sole è l'altoforno che brucia la volontà dell'uomo, il quale misteriosamente sembra
aver perso il proprio percorso nei sentieri interminabili del Creatore». 
Nel
1995, quando nel carcere di La Spezia Yousef Wakkas scriveva nel racconto "Il
treno che viene dal mare" - questa strana/bella definizione del cosmo (un po'
alla Giordano Bruno, un poco alla Philip Dick) di certo non poteva immaginare
che la frase sarebbe finita in un'antologia pubblicata dall'editore Cosmo Iannone.
Ai lettori non è dato sapere se, molto tempo prima, papà e mamma Iannone avessero
proprio scelto quel nome insolito o se abbiano invece subìto un classico "refuso"
burocratico (al posto del più consueto Cosimo); fatto sta che Cosmo sembra il
nome fatto su misura sia per l'editore di Wakkas, il quale pur imprigionato vaga
con la sua scrittura in un quasi infinito numero di mondi, sia per questa nuova
collana che si chiama "Kumacreola, scritture migranti".
I
18 racconti di "Terra mobile" da una parte confermano la piena maturità di scrittura
di Wakkas nato in Siria, dunque ora si esprime in un lingua matrigna - ma dall'altra
insinuano che questo autore sia sul punto di esplodere» con un capolavoro.
Lui
stesso nella prefazione si riferisce all'espansione linguistica come a «un detonatore
pronto a innescare la mia fantasia in un diaspora di schegge impazzite».
Esplosivo
risulta soprattutto nell'incantato "La forma del rispetto" e nel racconto che
dà il titolo all'antologia.
Il primo ci trascina negli stentati approcci
fra un immigrato e un'indigena (nativa italiana, se preferite), desiderosi di
raccontarsi le loro storie ma capaci di farlo solo nella forma di «verbali di
polizia pieni di omissis».
Ma siccome la vena surreale di Wakkas non si smentisce
(quasi) mai ecco arrivare «un serial killer che però uccide un personaggio
di Dostoevski».
"tanto la gente dell'800 non è fatta come noi» - ed ecco persino
il sentenzioso investigatore Hercule Poirot.
Il secondo inizia facendoci incontrare
"Bu Ras, lo zingaro testone", poi ci fa saltare in aria fra generi, luoghi e tempi
senza svelarci il finale, «conservato nella zona proibita del mio cervello».
Si
scappa dalla miseria ma anche da se stessi; solo la commissione dei saggi stabilisce
la giusta distanza fra la poltrona del Pm e quella del difensore (siamo in "Comparse");
si sta seduti ma ci si sente in piedi (in 'Una giornata da co-leone'); i ruoli
fra poliziotti e clandestini si rovesciano in un attimo (nel quasi fantasy "Ritratto
futuro Melting Pot"); il millenium bag inghiotte una tunisina e restituisce
Lara Croft; nelle pagine di "Lupi in fabula" sembra di essere scivolati nel cervello
del miglior Matheson.
Il giro del giorno in 80 mondi nel quale Wakkas ci fa navigare è costituito da
ben riconoscibili tribunali, questure e celle ma anche dal ritorno di ninfe; ci
incamminiamo sui percorsi obbligati e banali d'un detenuto in semi-libertà ma
ci perdiamo con lui nei «dubbi sulla mia reale esistenza».
Nella
breve premessa, Wakkas ironizza sul processo creativo: come la necessità di «sottomettermi
ai vizi dei vari personaggi che nascevano come i funghi dentro di me» o il faticoso
trovare le parole «dopo tante acrobazie ad oltranza».
E senza parere piazza
la stoccata: «Pensai fosse opportuno alternare i ruoli fra autore e personaggio,
in modo che entrambi avessero la possibilità di condividere lo stesso spazio concesso
loro dalle autorità competenti, adoperando lo stesso permesso di soggiorno, lo
stesso appartamento e la stessa auto comprata a rate».
E anche - ma questo
Wakkas lo tace - la stessa cella.
Perché questo cinquantenne siriano è senza
dubbio un grande scrittore «potenzialmente un grandissimo - ma è ora marchiato
dall'essere un immigrato (dunque un senza patria) e un detenuto».
Scritture
migranti appunto, come dice il sotto-titolo di questa bella collana "Kumacreola",
diretta da Armando Gnisci: nella lingua bambara (dell'Africa occidentale) kuma
vuol dire parola mentre è solo dalla mescolanza - una società e una cultura sempre
più creole, meticce «che può arrivare nuova linfa».
La collana dunque si propone
come "laboratorio e officina, dove operiamo al futuro» per usare la definizione
di Gnisci.
Contemporaneamente ai racconti di Wakkas esce anche "Via della
decolonizzazione europea", un saggio di Gnisci del quale converrà riparlare, mentre
si annunciano altri 5 testi:
il prossimo sarà "Qui e là" con i racconti della
brasiliana da tempo immigrata in Italia, Christiana de Caldas Brito.
Insomma
questa Kumacreola sembra un buon posto per curiosare, annegare, resuscitare,
mescolarsi, forse ritrovarsi.
Sia lode anche a Cosmo Iannone.
E speriamo
che se ne accorgano in molti.
Yousef
Wakks; Terra mobile
Cosmo Iannone editore (iannonec@tin.it oppure 0865
414694) 220 pagine, 12 €
La giuria del PREMIO Ds 'Popoli
in Cammino', riunitasi presso la direzione del partito lo scorso 15 settembre
ha consegnato attraverso il Segretario del Partito Piero Fassino i premi: per
l'opera edita, 'Terra Mobile' (2004 Cosmo Iannone Editore) di Yousef Wakkas; per
l'opera inedita 'Luca' di Ron Kubati.
Yousef Wakkas e Ron Kubati che hanno
ricevuto il premio per la migliore opera edita e per la migliore opera inedita
alla Festa nazionale de l'Unità di Genova.
Puoi
leggere suoi scritti su questo sito:
Il
primo giorno
La
barchetta
Pati-celle
Follow
me
Piccoli
annunci
per ulteriori informazioni vai al sito
dell'autore