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12/10/08

da Ansa
Roma, 12 ottobre 2008

Dal vertice della colonna romana delle Brigate Rosse (ala militarista), alla latitanza in Francia.
E ora, dopo la decisione del presidente francese Nicolas Sarkozy di non applicare il decreto sulla sua estradizione per «ragioni umanitarie», la ex terrorista non sarà più estradata in Italia.
Al momento infatti la Petrella è ricoverata presso l'Ospedale parigino di Sainte-Anne in gravi condizioni fisiche e psichiche.
Marina Petrella, 54 anni, è stata arrestata ad Argenteuil, nella banlieu di Parigi, nell'agosto del 2007, dopo una latitanza durata quasi 20 anni.
Era stata fermata ad un controllo stradale e convocata in
commissariato, dove si è presentata con Emanuela, la figlia di 10 anni avuta dal compagno algerino, e dove è scattato l'arresto.
Il 14 dicembre la Corte d'Appello di Versailles ha concesso l'estradizione richiesta dalle autorità italiane.
Il 9 giugno, un mese fa, il Governo francese ha firmato il provvedimento.
In Francia la Petrella, che ha anche un'altra figlia, Elisa, nata in prigione in Italia nel 1983 e avuta dal marito Luigi Novelli (anche lui ex leader brigatista), si era rifatta una vita nuova, lavorando come assistente sociale ad Argenteuil.
I suoi amici segnalano che il suo arresto ha fatto cadere la ex brigatista in uno stato di profonda depressione.

La Petrella era nella lista dei dodici ex terroristi per i quali l'ex
ministro della giustizia Roberto Castelli aveva chiesto l'estradizione.
La richiesta era stata poi ripresentata dal suo successore a Via Arenula, Clemente Mastella.
Per il suo coinvolgimento nel caso Moro la donna era stata condannata a 14 anni in primo grado e poi, in appello, all'ergastolo.
Poco prima del termine del processo Moro-ter (nel 1988) era uscita dal carcere per decorrenza dei termini.
Quando, nel 1993, la condanna all'ergastolo diventa definitiva, Marina Petrella è già in latitanza in Francia, dove può contare sull'appoggio della folta comunità dell'eversione rossa, accolta a Parigi con la benedizione della «dottrina
Mitterand».
Una storia la sua legata a doppio filo al marito, Luigi Novelli, ex fabbro, ed al fratello, Stefano Petrella, entrambi brigatisti della prima ora nella colonna capitolina.

La Petrella (che era stata segretaria in una scuola sulla Cassia) e Luigi Novelli vennero arrestati per la prima volta il 4 gennaio 1979 e incriminati per partecipazione a banda armata e detenzione di armi nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro di
Aldo Moro.
Scarcerati per decorrenza dei termini nel maggio 1980, furono mandati al soggiorno obbligato a Montereale, un paesino in provincia dell'Aquila.
Ma nell'agosto di quell'anno fuggirono, secondo gli investigatori per partecipare alle riunioni della direzione delle Brigate Rosse che stava decidendo la «campagna d'autunno» e l'«operazione borghese pentito», cioè il rapimento del magistrato Giovanni d'Urso.
Petrella e Novelli furono nuovamente arrestati il 7 dicembre 1982 dopo uno scontro con i carabinieri su un autobus a Roma.
I due terroristi erano armati ed avevano tentato di fuggire dall'automezzo prima di essere immobilizzati.

La Petrella, con la Balzerani e Gabriella Marini, era considerata una delle principali collaboratrici del leader delle Br romane, Mario Moretti.
Proprio il sequestro D'Urso, l'uccisione del generale dei carabinieri Enrico Galvaligi e del vicequestore Sebastiano Vinci, nonchè il tentato sequestro del vicecapo della Digos, Nicola Simone, sono alcuni dei reati per i quali la brigatista è stata chiamata a rispondere nel processo Moro ter, che riguardava gli attentati rivendicati a Roma dalle Br tra il 1977 ed il 1982.

Cronologia
- 4 gennaio 1979: Marina Petrella (che era stata segretaria in una scuola sulla Cassia) e il marito Luigi Novelli vennero arrestati per la prima volta e incriminati per partecipazione a banda armata e detenzione di armi nell'ambito dell'inchiesta sul sequestro di Aldo Moro.
- maggio 1980: i due, definiti dalla stampa dell'epoca «i coniugi del terrore» vengono mandati al soggiorno obbligato a Montereale, paese in provincia dell'Aquila.
- agosto 1980: fuggono dall'obbligo, secondo gli investigatori per partecipare alle riunioni della direzione delle Brigate Rosse.
- 7 dicembre 1982: Petrella e Novelli vengono di nuovo arrestati dopo uno scontro con i carabinieri su un autobus a Roma.
- 1983: nasce in prigione la prima figlia, Elisa, avuta da Novelli.
- 1988: Petrella esce da carcere per decorrenza dei termini, poco prima del termine del processo Moro-ter.
- 1993: la condanna all'ergastolo diventa definitiva, ma Petrella è già latitante in Francia.
- 1998: nasce la seconda figlia, avuta dal compagno algerino con cui vive in Francia.
- 22 agosto 2007: è arrestata a causa di un controllo stradale ad Argenteuil, nella banlieu di Parigi, dopo una latitanza durata quasi 20anni.
- 14 dicembre 2007: la Corte d'Appello di Versailles concede l'estradizione richiesta dalle autorità italiane.
- 9 giugno 2008: il Governo francese conferma l'estradizione.
- 10 luglio 2008; il presidente Nicolas Sarkozy, che già aveva firmato l'estradizione ma anche proposto un provvedimento di clementa da parte dell'Italia, scrive una lettera a Napolitano e a Berlusconi, una lettera per chiedere «la grazia, il perdono» per Marina Petrella.
- 23 luglio 2008: è trasferita dal carcere di Fresnes all'ospedale parigino di Saint-Anne.
- 5 agosto 2008: la Corte d'Appello di Versailles ne dispone la
scarcerazione.
- 12 ottobre 2008: il presidente francese Nicolas Sarkozy decide di non applicare il decreto sulla sua estradizione per «ragioni umanitarie».