da Ifg online del
20/01/04
Giornalismo dietro le sbarre: un'editoria in costante rialzo
di Claudia Mazzaferro
Sono 56mila 271
i detenuti nelle carceri italiane. Alcuni di loro contribuiscono alle 43 testate
mensili che hanno una diffusione media complessiva di 12 mila copie. Da San
Vittore di Milano hanno pensato anche alla Rete.
Milano - E' un'editoria che non conosce crisi. Quella che nasce negli istituti
penitenziari, nelle 205 prigioni italiane che pubblicano 43 testate mensili
con una diffusione media complessiva di 12 mila copie.
Il portale della comunicazione Ilte.net ha condotto una ricerca nella realtà dell'informazione "dietro le sbarre", sottolineando la proposta di Sergio Cusani:"riunire tutte queste testate in una Federazione che riesca a dialogare con gli organi di rappresentanza dei giornalisti".
In Italia ci sono 56mila 271 detenuti. "Il loro spazio nei media è quasi nullo. In questo modo sono loro stessi a parlare, a denunciare le condizioni in cui vivono- sottolineano gli autori dell'inchiesta. Di solito si tratta di testate mensili e fra queste la più storica è "La Grande Promessa", giornale del penitenziario di Porto Azzurro, all'isola d'Elba, che ha tagliato di recente il traguardo dei 50 anni".
Scrivono anche dal carcere di Vicenza. "I cancelli" è il nome della testata. "Ragazze fuori", redatto dalle donne del carcere di Empoli. Sono 23 donne che compongono la redazione, tutte con problemi legati alla tossicodipendenza, e una donna di 36 anni, Barbara Antoni è il direttore. Ragazze Fuori esce in 2000 copie, 1000 per un indirizzario mirato e 1000 per la diffusione gratuita sul territorio. E "Jonathan", il primo esempio di mensile composto dai detenuti minorili del penitenziario di Lecce. Il "Filo d'Arianna", "Anagramma" sono periodici rispettivamente degli istituti a custodia attenuata per le tossicodipendenze di Eboli e di Lauro. Entrambi trimestrali, 1000 copie di tiratura diffuse a mano per il primo, 500 per il secondo, hanno lo stesso coordinatore redazionale, Beppe Battaglia dell'associazione di volontariato Il Pioppo che si occupa di tossicodipendenza e fenomeni di marginalità in genere.
Emergono e fanno discutere "Ristretti", redatto a Padova, e "Magazine 2" a San Vittore. Entrambi sono riusciti ad ottenere una versione visibile su internet. Il periodico del carcere Due Palazzi di Padova esiste in versione cartacea dal 1998 e dal settembre 2001 anche in rete. Lavorano in redazione 22-24 detenuti del Due Palazzi e 10 donne dell'stituto penale femminile La Giudecca di Venezia per 5 ore al giorno. IlDue. Si chiama così perchè dal 2, da piazza Filangieri 2 a Milano, vogliono uscire. "Corpi, quelli dei carcerati, e parole, immagini. Per avere più spazio, per costruire qualcosa insieme, per dialogare con quelli che stanno fuori", scrivono i redattori nella homepage del periodico milanese. Abbiamo chiesto ad Emilia Patruno, direttore del Il Due, ex di Lotta continua ora giornalista di Famiglia Cristiana, quale sia la realtà di un "giornalismo" nel confine di una cella. Come nasce un prodotto informativo. E soprattutto perchè.
Da oltre due
anni Magazine Due cartaceo non esce più. Perchè avete scelto una
soluzione unicamente on line?
La carta mi annoia, davvero. E poi costa e non arriva alla gente giusta.
Ovvero?
I cittadini comuni, la società. Vivere include il confronto con l'altro.
E in carcere la società ti ha escluso, la famiglia non la vedi, la struttura
carceraria ti impedisce qualsiasi forma di dialogo e confronto costruttivo.
Il sito, per quelli che ci lavorano, rappresenta la possibilità di trovare
un senso ai giorni che passano, che altrimenti non c'è.
Redattori per
caso, per scelta o "evasione"?
Ho scelto io i miei collaboratori. Sono 10-12 detenuti che giornalmente lasciano
la cella per raggiungere la redazione nella Sezione Penale. Ho scelto persone
che hanno dimostrato una certa abilità nella scrittura, gente con un
pò di interesse.
Interesse per
cosa?
Certo, all'inizio hanno solo voglia di uscire, di distrarsi in qualche modo.
Poi però scatta l'interesse per un prodotto che riesca a portare la loro
voce, i loro problemi, le loro frustrazioni, i loro sogni, al di fuori delle
mura. Affrontiamo temi evergreen che si riferiscono ai detenuti stessi, abbiamo
forum, newsletter, osservatori, aggiornamenti quotidiani, notiziari dall'interno
dell'Istituto. Curiamo diverse sezioni, prodotti come CD multimediali e rubriche
di approfondimento. Il sito indubbiamente non ci annoia.
Cercate, quindi,
di raccontare a chi sta fuori cosa accade, cosa significhi vivere dentro?
Il carcere riguarda tutti, non solo chi lo vive.
Perchè
allora la rete?
Per raggiungere quelli lontani, quelli che non conoscono affatto questa realtà,
quelli che la temono. Abbiamo anche creato un test psicologico "Scopri
il delinquente che c'è in te". Una proposta per sentirci più
vicini agli altri, per attirarli a noi creando un punto di incontro alternativo.
Sembra un'assurdità. Le garantisco che i risultati non lo sono affatto.