da Il Sole 24 Ore del 02/01/04

Milano- Terzo piano del primo raggio della casa circondariale di San Vittore a Milano.
E' qui che si trova la redazione del "Due", il giornale online che dal 1998 viene realizzato all'interno del carcere. Sono una quindicina i redattori di età compresa tra i 19 e i 60 anni che lavorano sotto la guida di Emilia Patruno, giornalista di Famiglia Cristiana (collaborano anche alcune detenute, ma alle donne è vietato l'ingresso nella sezione maschile del carcere, dove si trova la Redazione); mentre Emilio Pozzi, giornalista e docente dell'Università di Urbino e all'Ifg (Istituto per la formazione al giornalismo) di Milano, tiene a San Vittore un corso di giornalismo e coordina il bollettino cartaceo "Il Due Notizie"; e l'ingegnere Elisabetta Rossini è la web master e curatrice del sito Internet www.ildue.it.

In Italia lo sviluppo delle pubblicazioni carcerarie è avvenuto - come spiega Rubina Ghioni, autrice dello studio dal titolo Storia ed evoluzione del giornalismo nelle carceri italiane - negli anni 80 e 90. Oggi sono circa 87 le pubblicazioni scritte, totalmente o solo in parte, all'interno delle case di reclusione, di custodia attenuata (per reati specifici o categorie come donne e minori) e di ospedali psichiatrici giudiziari: la maggior parte di esse sono fogli o brevi notiziari, ad uso interno, e solo sei di esse prevedono anche una versione su Internet.
Si mantengono attraverso la vendita di prodotti legati all'informazione come libri, cd rom o film, o fornendo all'esterno servizi di rassegna stampa, battitura di testi, pubblicazione di atti, convegni, traduzioni, grafica informatica.
Ma spesso anche la raccolta pubblicitaria e la vendita contribuiscono alle entrate.
I giornalisti di San Vittore hanno inoltre trovato spazio anche al di fuori del carcere e scrivono dalle loro celle, regolarmente sul giornale di strada "Terre di mezzo" e su "Donna", femminile della Hachette Rusconi.

Nonostante all'interno delle carceri non sia consentito il collegamento a Internet(i carcerati non possono quindi vedere online i propri pezzi, che vengono scritti su carta e poi inseriti sul Web), la Rete rappresenta nel caso del "Due" un'occasione di riscatto.
Nelle motivazioni raccolte da Rubina Ghioni, i detenuti spiegano infatti di aver scelto di collaborare al giornale per passione, per sconfiggere la monotonia o "per avere più spazio, per dialogare con quelli che stanno fuori, per costruire qualcosa insieme.
Per sentirsi vivi", come sta scritto sull'home page del "Due".