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Notizie
Da San Vittore
Cocaina attraverso baci appassionati e piano per evadere
17/03/06
da Ansa
Milano, 17 marzo 2006
Cocaina,
hashish, ore di telefonate con fidanzate e amici: a un gruppetto
di 4-5 detenuti del secondo raggio del carcere di San Vittore sembrava
quasi di non essere in galera.
Il gruppo era capitanato da Davide Bettera, 30 anni, dedito, fino
all'aprile scorso, a rapinare appartamenti e a festini e orge negli
hotel di lusso tra un colpo e l'altro: l'uomo forse pensava di poter
continuare nello stesso modo anche in carcere, ma la Squadra mobile
e la Polizia penitenziaria lo hanno scoperto.
Bettera, secondo quanto spiegato stamani in Questura, aveva organizzato
tutto per ergersi a boss: procurava ai suoi compagni di cella, grazie
a una rete di amici e parenti, dosi di droga e anche la possibilità
di chiamare con un telefono cellulare, che faceva ricaricare dall'esterno.
«Fino a trecento telefonate al giorno», ha spiegato
Vittorio Rizzi, dirigente della Squadra Mobile, la cui sezione antirapine,
l'1 aprile scorso, aveva arrestato tutta la banda di Bettera, ma
non aveva smesso di intercettare le persone vicine ai suoi componenti.
Così l'estate scorsa gli investigatori sono rimasti stupiti
nel sentire uno dei parenti, intercettato, ricevere una telefonata
proprio di Bettera: «Ciao, sono io, non mi riconosci?»,
diceva l'uomo, senza sapere di essere ascoltato.
Accertatisi che Bettera non fosse stato, nel frattempo, scarcerato,
gli uomini della Mobile hanno cominciato a indagare nel penitenziario,
concludendo le indagini nel settembre 2005.
Ora, a sei mesi di distanza, sono arrivate le ordinanze di custodia
cautelare, a carico di sette persone che si trovavano in libertà
(due delle quali sono state però poste ai domiciliari) e,
ovviamente, di Bettera.
Le indagini hanno portato a scoprire il meccanismo, semplice quanto
spudorato: i parenti, con la scusa di incontrare i carcerati, o
di consegnare loro pacchi di alimentari e vestiti, riuscivano a
passare piccole dosi di cocaina e hashish, e anche telefonini e
sim card a Bettera.
Le donne, in particolare, per superare le perquisizioni degli agenti
di guardia, nascondevano le palline di carta stagnola in cui era
avvolta la coca nel proprio corpo, e poi, durante i colloqui, le
passavano in bocca a Bettera grazie a baci appassionati.
In un'occasione vennero scoperti anche 5 grammi di cocaina nel tacco
di una scarpa, staccato e poi reincollato.
Ora, per Bettera, sono finiti i tempi comodi: è stato infatti
trasferito in un altro carcere, a Cuneo, e si trova detenuto in
regime di semi isolamento.
Non
solo spaccio di coca all' interno del carcere, «ma anche tentativi
di rapina e evasione, addirittura dalle segrete del palazzo di Giustizia»
e da San Vittore.
È quanto è emerso dalle intercettazioni agli atti
dell'inchiesta condotta dal pm Gianni Narbone e riportate nell'ordinanza
di custodia cautelare firmata dal gip Luigi Varanelli.
Il giudice sottolinea che Davide Bettera dall'interno della sua
cella, grazie a due cellulari, organizzava la sua attività
«di spaccio, acquisto e cessione», tenendo i contatti
con l'esterno: in particolare con la fidanzata Maria Carmela Dito
e la zia Carla Martelli (anche loro arrestate) «già
protagonista della malavita milanese di alcuni decenni orsono -
osserva il giudice - nell'orbita, addirittura, del famigerato Renato
Vallanzasca, da poco scarcerata», ma che era in sostanza il
'fornitore' del nipote.
Il giudice, oltre a sostenere che Bettera «ha dimostrato assoluto
sprezzo per l'ordinamento e per la legalità», ha evidenziato
le sue «inquietanti baldanza e iattanza criminali» in
quanto ha vissuto «il carcere quale scenario di altre gesta
scellerate facendovi penetrare partite di droga anche per lo spaccio»
recapitate in alcuni casi «in un modo rocambolesco e plateale»,
cioè lanciando il pacco dall'esterno della cinta muraria
all'interno e prendendo come riferimento la grata alla quale era
stata appesa una maglietta rossa.
Nel provvedimento, per inquadrare il personaggio, è stato
ricordato anche che Bettera, quando lo scorso aprile venne accompagnato
in Questura, riuscì anche lì a spacciare droga a una
donna che doveva essere identificata.
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