Milano,
Settembre 2004
Nel corso di una trasmissione di Radio Popolare qualche
anno fa, Ester, una bimba di una decina d'anni stava seguendo un mio intervento
su un tema inerente la condizione carceraria.
Non so che cosa sia scattato
nella mente della bimba, di preciso, fatto sta che Ester domandò alla sua mamma
di sapere come si chiamasse quella persona che aveva sentito.
Premurosa, la
mamma esaudì quell'insolita richiesta.
Telefonò alla Radio e ottenne di parlare
con la conduttrice del programma "Fuori di cella" la simpatica e bravissima Tiziana
Ricci, che aderì alla richiesta dando il mio nome e indirizzo.Mi
ricordo come se fosse ieri quando ricevetti la prima lettera dalla bimba, con
due righe d'accompagnamento della madre. Leggendo quelle parole semplici, ma spontanee,
sentii fremere il cuore da un sentimento che pensavo si fosse inaridito dopo tanti
anni trascorsi tra queste mura, anni che erano riusciti persino a far sbiadire
i miei affetti.
Lasciai
riposare la lettera un paio di giorni, calmando nel contempo la turbolenza dei
sentimenti che m'attraversavano la mente, sentendomi quasi smarrito di fronte
alla possibilità di riaprire il cuore ai sentimenti di una bimba, soprattutto
perché non sapevo se la sua fosse soltanto una curiosità passeggera o che cosa.
Temevo di fare un gesto discutibile, ma poi la voglia di cogliere anche soltanto
un tiepido raggio di sole che scaldasse il cuore per un momento, ebbe il sopravvento,
e così le risposi.
Da
quel giorno ne è passata d'acqua sotto i ponti.
Le lettere, da entrambe le
parti, si sono succedute nel tempo, fino al giorno in cui Ester non mi mandò una
fotografia in compagnia dei suoi fratellini, Gianni e Simone, a vederli proprio…
due simpatiche canaglie.
Ammirai a lungo quella semplice istantanea, soffermandomi
su quel dolce viso di bimba che mi ricordava la mia bambina, vista per l'ultima
volta quando aveva pressappoco l'età di Ester.
Ebbi una sensazione di continuità
e trasmutazione da una all'altra.
Quella
foto, segnò un giro di boa nel rapporto epistolare che sembrò svilupparsi in una
geometria variabile in esposizione.
Infine mi mandarono fuori a lavorare.
Scrissi a Ester della novità che dava una svolta alla mia vita di carcerato.
Inaspettatamente
un giorno entro nel bar in cui sono comandato per il pranzo e lei, la mia piccola
e adorabile cucciolotta Ester, m'appare davanti come un sogno divenuto realtà.
Non
trovo le parole adatte ad esprimere la gioia di quel momento: la strinsi a me,
incapace di parlare, soffocato dalla commozione.
Che colpo.
Poi alzo gli
occhi e vedo la sua mamma che ci stava osservando anche lei turbata dall'incontro
della bimba con quel vecchio ergastolano, una mamma sensibile e ricca di un'umanità
che raramente ho trovato in una sola persona come Margherita.
Quell'ora della
pausa pranzo volò via veloce come un battito d'ali di un falco nel cielo dei sentimenti.
Così,
oggi, sapere che esiste Ester, con i suoi straordinari occhi e il sorriso simile
a quello di una Madonna del Masaccio mi rendono la vita più sopportabile.