da
Il Corriere della Sera
Lecco, 12 dicembre 2004
I genitori:
«Chiediamo perdono».
Calderoli: la taglia è servita. Pisanu:
baste polemiche, spero cresca la fiducia nella polizia
Fermati gli
autori dell'omicidio del benzinaio lecchese, Giuseppe Maver, colpito a morte in
un tentativo di rapina: sono due giovanissimi, D.E. di17 anni, e C.D., 18 anni.
Entrambi hanno confessato. 
Sono
lecchesi, due «ragazzi da bar» come tanti per i carabinieri.
Il
minorenne ha detto che a sparare è stato il suo complice.
Su di loro
si è concentrata negli ultimi giorni l'attenzione degli investigatori che
avevano scandagliati tutti gli ambienti di criminalità del lecchese.
Il benzinaio, Giuseppe Maver, fu ucciso il 25 novembre con un colpo di pistola
al cuore. (nella foto il corpo del benzinaio ucciso coperto da
un telo)LA
CONFESSIONE
«Che cosa ho fatto!», avrebbe detto più volte
il diciassettenne durante l'interrogatorio cominciato alle 23 di sabato.
Poi
il giovane ha raccontato il giorno del delitto: il colpo sarebbe stato ideato
da entrambi, mentre la pistola era già in possesso di D.E..
A bordo
dello scooter del diciottenne, i due ragazzi sono arrivati alla fermata dell'autobus
nei pressi del distributore. Secondo il racconto del maggiorenne, solo lui è
entrato nel distributore, mentre il diciassettenne è rimasto fuori, a pochi
metri.
Il benzinaio gli è andato incontro cercando di disarmarlo e
D.C. ha cominciato a indietreggiare fino ad uscire dal gabbiotto.
Nel piazzale,
parte un colpo che fredda il benzinaio. «Ma non so come è partito,
non volevo uccidere!» avrebbe detto il giovane, operaio.
SPACCIO
Il 18enne fermato era stato fotosegnalato dagli agenti della Questura di Lecco
e denunciato per spaccio di hashish nei pressi di una scuola.
È stato
grazie al suo cartellino fotosegnaletico, inviato nel pomeriggio di ieri, ai carabinieri
del Ris di Parma che gli investigatori hanno avuto la certezza che appartenesse
a lui l'impronta trovata sul caricatore della pistola semiautomatica, trovata
sul luogo del delitto il 25 novembre scorso. Comparando, quindi, l'impronta del
cartellino segnaletico con quella rilevata sul caricatore è stato. di fatto,
possibile trovare la firma del delitto.
PERDONO
«Chiediamo perdono, solo questo possiamo fare», hanno detto i
genitori del 18enne fermato per l'omicidio del benzinaio Giuseppe Maver.
Nella
loro casa al terzo piano di un palazzo di un quartiere semicentrale di Lecco,
quello di Santo Stefano, il padre e la madre del giovane fermato, tra le lacrime,
hanno detto più volte:
«Chiediamo perdono, chiediamo perdono»
rivolti ai familiari del benzinaio ucciso. Il legale del giovane, l'avvocato Luciano
Bova, ha spiegato che il ragazzo «è disperato» e sua madre
si era accorta di qualche cosa che non andava «ma mai avrebbe immaginato
che potesse essere coinvolto nell'omicidio».
POLEMICHE
SULLA TAGLIA
Per la cattura dei suo assassini il ministro leghista Calderoli,
il giorno dopo l'omicidio, propose una taglia di 25mila euro: «Nessuno può
permettersi di toccare un padano» disse. L'iniziativa scatenò però
una vera bufera politica.
Ad attaccarlo non fu solo il centrosinistra, che
ne chiese le dimissioni, ma anche An e Udc presero le distanze.
Solo Forza
Italia tentò una difesa. Calderoli è tornato alla carica dopo gli
arresti:
«La taglia è servita, eccome!», ha detto, aggingendo
che la sua «provocazione» ha portato a due risultati:
«Ha
acceso i riflettori su un caso di omicidio che rischiava di finire nel dimenticatoio
della cronaca quotidiana.
E ha suscitato una forte eco tra la gente, così
che l'opinione pubblica si è risvegliata, prendendo finalmente in considerazione
che non si può chiudere gli occhi o chiudersi in casa di fronte alla violenza».
Un parere
che ancora una volta trova molte critiche, anche tra gli alleati di governo, a
partire dal ministro dell'Interno, Giuseppe Pisanu:
«Spero che si chiudano
così certe polemiche e che cresca, invece, la fiducia dei cittadini nelle
leggi dello Stato e nelle Forze dell'ordine».