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Temi - Le donne
| Tutti pazzi per Amanda: in cella non la sopportano |
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Caterina Proietti
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da
il Giornale di Caterina Proietti
Perugia, 11 febbraio 2008
Da
mattina a sera.
A volte anche oltre, quando le luci del carcere si spengono ed arriva
il momento di rispettare un rigoroso silenzio.
Amanda Knox, rinchiusa nella sua cella non vuole sapere di smettere
di cantare.
Nella sua personale hit parade tra i preferiti risuona come
un disco rotto Let it be, uno dei brani più famosi
dei Beatles.
Più che un canto, da quanto racconta la stampa britannica,
sembra l'inno disperato di chi vuole gridare senza sosta la sua
innocenza.
Affidando alle parole del vecchio gruppo inglese, la speranza di
tornare libera e non curandosi che qualcosa nella sua vita da studentessa
spensierata non esiste più.
«Quando la notte è cupa c'è ancora una luce
che risplende su di me», recita la canzone. «Quando
cerco me stesso in periodi difficili - dice all'inizio - Madre Maria
viene da me dicendo parole di saggezza, lascia che sia».
Ed
è proprio nell'ora più buia della sua vita che Amanda
si è avvicinata anche alla religione.
Da quando è uscita dall'isolamento partecipa tutti i sabati
alla messa officiata da uno dei cappellani del carcere.
Sin dai primi giorni ha chiesto di avere due cose da tenere con
sé in cella: la Bibbia e la sua chitarra.
In parte è stata accontentata.
La prima le è stata fatta recapitare insieme ad altri libri
di lettura, la chitarra invece è rimasta nell'auto di mamma
Edda e papà William.
L'avevano portata con loro durante una delle visite periodiche al
carcere di Capanne sperando di poterla lasciare alla figlia. Invece
la direzione del carcere non ha mai acconsentito.
Così oggi canta a squarciagola, facendo infuriare secondini
e compagne.
«La prima cosa che si sente al mattino - ha detto una fonte
ad un tabloid anglosassone - è Amanda che canta Let it
Be. Continua così fino a quando non si spengono le luci
e qualche volta le altre detenute devono urlare per farla smettere».
Per
il momento, la ragazza su cui pende l'accusa di concorso in omicidio
e violenza sessuale di Meredith Kercher, deve accontentarsi delle
lezioni di chitarra impartite due ore a settimana da un maestro
di musica, volontario in carcere. Come tutte le altre recluse della
sezione femminile ha infatti la possibilità di seguire un
corso dedicato esclusivamente a questo strumento e di continuare
ad esercitarsi con la musica.
Da quando le norme severe previste dal regime carcerario a cui era
sottoposta fino a poco tempo fa sono state allentate, partecipa
anche al cineforum della casa circondariale.
Questa settimana ha visto Patch Adams e nei giorni scorsi è
stata la volta de L'attimo fuggente. Si impegna, scrive lettere
e risponde agli amici che le scrivono da Seattle, città in
cui viveva prima di arrivare in Italia.
Sembrano
ormai lontanissimi i giorni in cui «FoxyKnoxy», come
era soprannominata dalla sorella e come lei stessa ha scelto poi
di chiamarsi sulla community di Facebook, sgranava gli occhi
davanti alla bellezza del paesaggio umbro.
Ancora più difficile pensare a quando dava lezioni di chitarra
ad un'amica del Kazakistan conosciuta al corso di italiano dell'Università
per Stranieri.
Oggi i ruoli si sono invertiti.
La musica è diventata la fuga oltre le sbarre e il grido
incessante di una delle tante detenute alle quali è difficile
imporre regole.
Il
fascino di Amanda Knox si sta offuscando.
La studentessa disinibita che va a comprare biancheria intima con
il fidanzato Raffaele Sollecito dopo l'orrendo omicidio della compagna
di casa, oggi si sente la vittima di questa vicenda. «Lascia
che sia» ripete. Ma purtroppo c'è ancora una ragazza,
morta e seppellita con i suoi sogni e le sue canzoni, che aspetta
giustizia.
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