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Vedo Vanessa tutte le notti
Flavia Amabile

da la Stampa di Flavia Amabile
Roma, 21 febbraio 2008

Lettere dal carcere di Doina, killer con l’ombrello
“Quell’attimo ha rovinato per sempre la vita mia”

Dieci mesi fa Doina Matei entrava in prigione, Rebibbia, sezione femminile.
Per gli italiani era solo una prostituta romena che aveva ucciso con la punta di un ombrello una ragazza romana, Vanessa Russo.
Una donna di strada che doveva pagare per quello che aveva fatto. L’hanno condannata a 16 anni per omicidio preterintenzionale, se la pena venisse confermata uscirebbe di prigione a 37 anni.
Ma anche se dovesse uscire a 60 lei continuerebbe a essere lì, nella metropolitana di Roma, a rivivere l’istante che l’ha scagliata lontana da se stessa, senza aver capito come.

Doina lo racconta nelle lettere che ha iniziato a mandarmi con calligrafia ordinata, le parole in italiano stentato. Le immagini le passano davanti agli occhi, sempre uguali. Rivede Vanessa, ne è ossessionata.
La vede in sogno, le parla: la considera la sua stella e il suo angelo protettore.
«Dalla prima notte quando mi hanno messa qui fra questi muri ho pregato a una stella del cielo che vedevo più luminosa di tutte pensando che è Vanessa che mi guarda, pregavo di aiutarmi a far vedere la verità, che non volevo farle niente di male, pregavo per i miei bimbi».

Doina ha una foto di Vanessa, la tiene in un libro di preghiere. «Ogni sera le do un bacio...e quando sono triste piango, guardo la sua foto e le parlo».
E un giorno, dopo alcune ricerche, è riuscita a procurarsi l’indirizzo del cimitero.
«Tramite due amici che ho conosciuto tramite lettere, le mando fiori bianchi perché lei per me è il mio angelo custode, e dei miei piccoli».

Addetta alle pulizie
Ogni giorno Doina si alza alle 6,30.
«Mi preparo per andare a lavorare alle sette, lavoro facendo pulizie in uffici al Cancello Direzione, Matricola, Caserme, fino alle 13,40, anche alle 14,30, dipende».
Durante i primi mesi le avevano assegnato un’altra occupazione, la distribuzione delle vivande delle detenute conservate nel congelatore.
Ma non c’era molto da fare e ha chiesto qualcosa di diverso, è arrivata l’offerta di pulire gli uffici.
«Mi piace questo lavoro perchè mi tiene un po’ impegnata, prendo un po’ di aria fresca, e non vedo le sbarre che circondano la vita di tante persone come me, per alcune ore».

Finite le pulizie vede la televisione, sta con le altre detenute, va in biblioteca a leggere libri per bambini, risponde agli italiani che le scrivono.
«Le decine di lettere che ho ricevuto nei primi mesi mi hanno dato molta forza per andare avanti.
Sono lettere bellissime da tutta Italia, e tutte di incoraggiamento, per aiutarmi moralmente e per aiutare i miei figli con soldi».

I figli di Doina.
Oltre a Vanessa sono loro il pensiero costante.
«Ho cominciato a fare la prostituta a 18 anni per fare un futuro migliore ai miei figli, per fare loro una casa.
Quando lavoravo in strada ho subito tante violenze fisicamente, e violenze morali.
Ma sempre sono andata avanti per loro, ho sopportato e ho resistito perchè volevo che non mancasse loro niente».
Doina era arrivata in Italia a febbraio.
«Era il mio ultimo passo per la felicità dei miei bimbi, ma il destino di questa felicità si è fermato il 27 aprile quando mi sono trovata nel posto sbagliato, nel momento sbagliato».

Invece di tornare in Romania coi soldi per la casa, la famiglia si è dovuta arrangiare per occuparsi di questi due bambini. Uno è in affidamento ai servizi sociali, l’altro vive con una sorella.
«Un giorno, quando questa ingiustizia finirà, e io sarò vicina ai miei bimbi, vorrei prima di tutto spiegare loro perché sono stata per tutto questo tempo lontana da loro».

E poi Doina parla della madre di Vanessa, la signora Rita Russo che ha detto «Mi aspettavo di più, ma 16 anni non sono pochi, possono bastare».
Risponde Doina: «Anche io sono madre e voglio bene ai miei figli, farò tutto per loro, per questo capisco il dolore della madre di Vanessa, ma non vuole accettare che è stato un incidente».

Un incidente, un brutto sogno. Sono queste le parole che Doina ripete più spesso.
«Forse neanche adesso sto realizzando che cosa è successo veramente perché è durato tutto un attimo, perché sono stata giudicata ingiustamente, e perchè a me nessuno ha voluto ascoltarmi e credermi... mi trovo in una situazione più grande di me, tutto ciò che desidero è di poter stare con i miei figli, di crescere ancora insieme a loro, di vivere serenamente».