da
Ansa
Milano, 8 marzo 2008
L'umanizzazione
della pena e il coinvolgimento pieno e reale nel processo di reinserimento
nella società: sono queste le caratteristiche del carcere
di Bollate, al confine con Milano, dove oggi è stata inaugurata
con una festa, che si è svolta simbolicamente l'8 marzo giornata
dedicata alle donne, la sezione femminile del penitenziario.
Ai
circa 500 uomini si sono aggiunte una trentina di detenute in un'ala
a parte.
Alla cerimonia nel pomeriggio hanno preso parte, tra i tanti, la
direttrice Lucia Castellano, il provveditore regionale dell'amministrazione
penitenziaria Luigi Pagano, la giornalista televisiva Daria Bignardi,
don Gino Rigoldi e gli assessori provinciale e comunale Francesca
Corso e Mariolina Moioli.
Il penitenziario, ritenuto all'avanguardia, è stato aperto
nel 2000: le donne, che qui scontano periodi di detenzione medio-lunghi,
hanno a disposizione tre piani organizzati, nei limiti della condizione
carceraria, con molta attenzione ai bisogni e al futuro di chi deve
starvi.
Palestra,
sala cucina, ludoteca per i bambini che vengono a trovare le madri,
biblioteca: tutto moderno e soprattutto colorato con disegni variopinti
alle pareti che danno una sensazione di normalità.
Una portavoce delle detenute, una signora dolce e simpatica che
per contro è dentro per omicidio ed è stata condannata
a 26 anni («ho fatto un errore, ho sbagliato», ha poi
ammesso con un filo di voce), ha sottolineato che «pur essendo
in una situazione di privazione di libertà, noi ci sentiamo
libere: una parola che non è facile dire e questo avviene
perchè non vengono applicati assurdi regolamenti ma si cerca
di risolvere i problemi di chi è qui».
Daria Bignardi, visibilmente emozionata, ha regalato libri a tutte
le detenute e si è detta contenta di aver festeggiato l'8
marzo: «non è un periodo facile per le donne»,
ha detto.
Gli assessori hanno fornito phon, specchi, macchine per cucire
e altro materiale, strumenti per poter imparare un mestiere e mantenerlo
una volta libere.