da
Redattore sociale
Isola di Gorgona (LI), 6 settembre 2004
''Un carcere
a cielo aperto'': l'esperienza e le prospettive del
penitenziario sullisola di Gorgona, dove circa 40 detenuti sono impegnati
in agricoltura, pastorizia, apicoltura, allevamento di specie marine pregiate
Unestensione che non raggiunge i tre chilometri quadrati,
200 ettari di macchia mediterranea.
A 18 miglia da Livorno spunta dal mare
come uno scoglio lisola di Gorgona, la più piccola dellarcipelago
toscano. Gorgona è colonia penale agricola dal 1869.
Oggi non più
di 40 detenuti occupano il carcere a cielo aperto, e sono davvero
protagonisti e testimoni di unesperienza se così si può
chiamare la detenzione unica e senza dubbio significativa.
Gli
ospiti di questo penitenziario non vivono in cella, hanno lopportunità
straordinaria di trascorrere le giornate tra i campi e tra gli animali.
Lavorano,
vengono retribuiti e mandano così denaro alle famiglie garantiscono
la vita dellisola provvedendo al proprio sostentamento e a quello degli
agenti di Polizia penitenziaria e personale del Ministero della Giustizia, poco
meno di cento persone.
Lavorare qui significa allevare animali mucche,
pecore, galline ricavare il latte e produrre formaggi, curare cavalli da
lavoro e maiali.
La conformazione montuosa e scoscesa del territorio ha reso
necessari terrazzamenti che ospitano distese di viti, olivi, piante officinali
per cui è stato costruito un laboratorio.
I detenuti si occupano anche
di apicoltura, curano le delicate fasi dellacquacoltura che consente lallevamento
di orate, spigole, ombrine (e a questo proposito è stata presentata proprio
sullisola una proposta di legge per la regolamentazione dellacquacoltura
biologica). Nel cortile che ospita la sezione Le Capanne dove
la maggioranza dei detenuti ha le proprie celle cè una grande
voliera che accoglie varie specie di uccelli.
Bisogna costruire e mantenere
le gabbie, pensare allalimentazione e alla pulizia.
Lavorare
qui vuol dire specializzarsi in unattività, dividersi le mansioni
ma essere pronti alloccorrenza anche a fare quello di cui cè
bisogno.
Questi detenuti sono uomini in maggioranza intorno ai 35 anni, quasi
tutti in possesso della licenza media, qualcuno è straniero.
Hanno
tutti da scontare un residuo di pena non superiore ai 10 anni limite necessario
per essere trasferiti qui godono di una buona salute e sono svincolati
da legami con la criminalità organizzata.
Per loro come per ogni detenuto
rimane il problema di trovare un ruolo e un posto nella vita fuori, una volta
scontata la pena.
Ma gli ospiti di Gorgona hanno in più la reale possibilità
di vivere il carcere non solo come una punizione, di vedere i frutti di un lavoro
che impegna e stanca, e che consente di esprimere creatività, di dare un
senso alle giornate, di sentirsi forse meno reclusi.
E di acquisire così
strumenti, conoscenze, esperienze che possono essere preziose per un futuro migliore.
Nei primi mesi di questo anno due fatti delittuosi a conferma di quanto
sia comunque difficile gestire i rapporti umani e incanalare lo sfogo delle tensioni
hanno messo in crisi le attività e la sopravvivenza del carcere.
Circa 70 detenuti degli oltre 100 che occupavano il penitenziario
sono stati trasferiti alle strutture di Livorno, il direttore è
stato temporaneamente sospeso dallincarico. Subito dopo i fatti e durante
lo svolgimento delle indagini le attività sullisola sono proseguite
grazie allimpegno degli agenti di polizia penitenziaria.
Ora i detenuti
hanno ripreso a lavorare, qualche settimana fa sono arrivati 10 nuovi ospiti,
ma il numero limitato di presenze non consente di mantenere in vita ogni attività.
Il futuro di Gorgona la possibilità di realizzare progetti
nuovi, ampliare le iniziative è strettamente legato proprio alla
presenza sullisola di manodopera sufficiente per portare avanti il lavoro
e garantire capacità produttiva.
Forse indicazioni più precise
si avranno dal Provveditore regionale dellAmministrazione penitenziaria,
Massimo De Pascalis, che nella giornata di oggi dovrebbe recarsi sullisola
e che nei mesi scorsi aveva sostenuto la presentazione del progetto Educazione
alla sostenibilità e comunità penitenziaria, finanziato dalla
Comunità Europea e promosso da Ministero della Giustizia, Regione Toscana,
Arpat.
Lidea centrale sarebbe quella di consentire sullisola flussi
programmati di turisti a numero chiuso, pensando ad attività gestite da
cooperative sociali in cui siano impiegati i detenuti, parallelamente alle mansioni
che svolgono ogni giorno.