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Temi - La libertà
Il tribunale assolve altri cinque 'islamici' accusati di terrorismo
Luca Fazio

da il Manifesto di Luca Fazio
Milano, 10 maggio 2005


Ormai si potrebbe compilare un elenco telefonico con i nomi di tutti i presunti terroristi islamici che sono finiti in carcere e che hanno dovuto aspettare anni prima che le inchieste della procura di Milano si risolvessero con un nulla di fatto.

Ieri, altri cinque nomi hanno allungato il capitolo clamorose bufale su Al Qaeda, istericamente compilato da inquirenti approssimativi ma in carriera, dopo l'11 settembre.
Sono Nassim Saadi, Hamadi Bouyahia, Said Ben Abdelhakim Cherif, Ben Khalifa Ben Hahmed, Rouine Lazeher e Lofti Rihani.
Tutti erano stati arrestati nell'ottobre 2002 dai carabinieri del Ros nell'ambito dell'inchiesta denominata Bazaar coordinata dal pm Massimo Meroni e dal suo ex collega Stefano Dambruoso (sempre lui).

Gli inquirenti avevano chiesto condanne comprese tra sei e tredici anni per «terrorismo internazionale», ieri la prima corte di assise di Milano invece li ha assolti dal reato in questione e ha ridimensionato l'accusa in semplice associazione a delinquere finalizzata a reati minori, infliggendo condanne che vanno da due anni a sei mesi a quattro anni e sei mesi (uno degli imputati è stato assolto da tutte le accuse, per due è stata disposta la scarcerazione e per un altro è stata revocata l'ordinanza di custodia cautelare).
I tunisini, secondo i giudici, non facevano altro che falsificare documenti.
(nelle foto gli arresti dei presunti terroristi con scenografia da action movie)

Con una battuta che potrebbe riferirsi a tutte le inchieste sul «terrorismo islamico», il giudice Luigi Cerqua, ha detto che anche questa volta non ci sono prove.

«Non possiamo condannare l'uomo - ha detto - ma condanniamo per i fatti se provati».
Il pm Meroni, invece, non condivide e impugnerà la sentenza.
Per Meroni il punto è un altro: la norma sul terrorismo internazionale (270 bis) sarebbe «scritta male», e perciò sarebbe difficile ottenere condanne. L'ennesima assoluzione chiama in causa anche il procuratore aggiunto di Milano, Armando Spataro, responsabile dell'antiterrorismo della procura. Lui crede nella fondatezza dell'accusa ma ammette che non è un problema di deficit di norma, «semmai di difficoltà collegate a indagini molto delicate», perché «a differenza delle indagine sulle Br, che hanno strutture formalizzate, in queste inchieste c'è da interpretare anche solo i discorsi che fanno». Proprio in relazione ai discorsi intercettati, i giudici della corte di appello di Milano la settimana scorsa hanno messo nero su bianco un esempio interessante in una sentenza che ha assolto altri sei presunti terroristi.
«In questo quadro così fumoso - scrivono - appaiono frutto di libera interpretazione alcune valutazioni del perito...quando ritiene che un certo rumore fosse stato prodotto dallo spostamento di casse o quando sostiene che il riferimento alle Tartarughe Ninjia sarebbe da interpretare come forze speciali militari algerine».