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Diritto alla salute delle persone detenute. Superamento degli OPG. Ruolo delle Regioni
25/09/06


da osservatoriosullalegalita.org
Montelupo Fiorentino, 25 settembre 2006

"Diritto alla salute delle persone detenute. Superamento degli OPG. Ruolo delle Regioni" è l'iportante tema di un convegno nazionale promosso per domani 26 settembre a Montelupo Fiorentino dal Forum nazionale per la riforma della sanità penitenziaria, dalla Regione Toscana, dalla Provincia di Firenze e dal Comune di Montelupo stesso.

Il Sindaco Rossana Mori e la presidente del Forum nazionale per il diritto alla salute dei detenuti Leda Colombini fanno rilevare come siano trascorsi più di ventisei anni dalla approvazione della legge n. 180 di riforma dell'assistenza psichiatrica "che ha fatto giustizia della pericolosità del malato di mente, ha messo fine ai manicomi, ha posto le basi per un percorso terapeutico della malattia mentale che esclude la violenza sotto qualsiasi forma e afferma il diritto alla salute mentale per tutti come obiettivo e impegno della comunità nazionale" e come immediatamente dopo siano state avanzate proposte di legge per la chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (OPG).

Secondo le promotrici dell'iniziativa, "quelle proposte, anziché entrare com'era giusto in un percorso di discussione, di approfondimento e di approvazione, furono del tutto accantonate, come del resto fu contrastata l'applicazione sia della riforma dell'assistenza psichiatrica che dell'ordinamento penitenziario.
Cominciò una strisciante fase di sterilizzazione delle riforme sanitarie e penitenziarie approvate in quegli anni.
Così, gli Ospedali psichiatrici giudiziari sono rimasti in tutti questi anni in un pesante cono d'ombra, cristallizzati in norme ed assetti che sempre più sono in contraddizione con i principi della Costituzione e sempre più stridono rispetto all'evoluzione del diritto e delle scienze sociali".

Il Convegno di Montelupo Fiorentino intende quindi riaprire la questione degli OPG per proporre un percorso di superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari che tenga conto del conferimento al SSN, e dunque alle Regioni italiane, della competenza sulla salute delle persone detenute, qualunque sia il luogo di esecuzione della pena, avvenuto con la legge n. 230 del 1999, legge pienamente coerente con il Titolo V della Costituzione.

La Toscana, unica in Italia, il 4 dicembre 2005 ha approvato la legge n. 64 che assegna al Servizio sanitario regionale il compito di tutelare il diritto alla salute delle persone detenute.
Secondo Mori e Colombini si tratta dell'"apertura di una nuova fase, coerente con le leggi quadro e con la Costituzione, una linea che ha bisogno d'essere generalizzata in tutto il Paese, sostenuta a tutti i livelli e coerentemente applicata.
Entro questo nuovo quadro giuridico e istituzionale può e deve essere collocata la proposta di superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari".

Il Convegno si muove su due piani tra loro strettamente interdipendenti: da un lato, sollecita la formulazione in Parlamento di proposte di legge per dare una soluzione sistematica e definitiva alla questione della " misura di sicurezza" su cui poggiano sia gli Opg che le Case di cura e custodia, dall'altro avanza proposte concrete per l'avvio immediato, nell'ambito delle leggi esistenti, di un percorso di superamento delle forme con cui fin qui si è realizzata più la custodia che la cura delle persone malate di mente incorse in reati.

I promotori del Convegno partono dalla convinzione che non solo sia giusto garantire il diritto alla cura delle persone ristrette in OPG senza ulteriori attese, ma che la competenza sulla salute conferita alle Regioni richiede di superare l'extra territorialità propria degli Opg e di avvicinare le persone malate alla rete dei servizi sanitari e sociali che devono impegnarsi per il trattamento della malattia e per il recupero sociale delle persone.
Senza abbandonare le esigenze della sicurezza.

Non si tratta - dicono - di una scorciatoia per il superamento degli OPG, ma al contrario di un impegno ineludibile a tutti i livelli su una questione complessa che ha bisogno sia di un progetto sanitario e sociale svolto in ogni Regione che di una soluzione giuridica realizzata a livello nazionale: "la proposta di un progetto sociale e sanitario per il superamento in tutto il Paese degli OPG, a legislazione invariata, può e deve favorire la soluzione legislativa nazionale, come del resto avvenne per la legge n. 180 che si giovò delle esperienze avanzate di Trieste, Arezzo, Perugia e di altre città le quali dimostrarono non solo la giustezza ma la fattibilità della chiusura dei manicomi".

Le proposte che saranno avanzate nel Convegno "sono fondate sugli aspetti innovativi delle leggi esistenti, spesso disattesi da chi li doveva attuare, sulle sentenze della Corte Costituzionale che hanno aperto strade nuove alla esecuzione della pena e sulla grande novità maturata con la legge n. 230 del 1999 che assegna alle Regioni italiane la titolarità della tutela della salute dei detenuti.
I ristretti negli OPG e nelle c.c.c. sono intorno ai 1200, confinati attualmente in cinque stabilimenti penitenziari, sotto la direzione esclusiva del Ministero della Giustizia".

Le "voci di dentro", gli operatori e i fatti di cronaca segnalano una situazione sempre più insostenibile negli OPG e sempre più in contraddizione con il principio della cura dei malati di mente.
"E' necessario e possibile cambiare - dicono Mori e Colombini - E' possibile, infatti, una riduzione tendenziale dell'area delle misure di sicurezza per infermi di mente, è indispensabile programmare la territorializzazione della esecuzione della pena indirizzando le persone sottoposte alla misura di sicurezza nei territori regionali di provenienza, è fattibile un ventaglio di soluzioni alternative e differenziate in base alla gravità della malattia e alla sentenza edittale, al percorso evolutivo del trattamento e del recupero sanitario e sociale delle persone ristrette".

Via, dunque, gli attuali OPG e in loro vece, "ma con nuove condizioni di trattamento sociale e sanitario garantito dal SSN, una rete di piccole strutture da realizzare in ogni Regione, con differenziata intensità della misura di custodia. Non si tratta di affidarsi tutto e solo ad una nuova legge che pur deve venire, ma di avviare e generalizzare un percorso di recupero sociale che è possibile se mutano le condizioni di curabilità delle persone in trattamento.
Del resto questo ha avuto qua e là interessanti anticipazioni per iniziativa degli operatori, degli Enti locali, delle Associazioni di volontariato e delle Regioni. Montelupo Fiorentino è tra queste".

Tutto questo, sottolineano, e' possibile, ma è tutt'altro che semplice e scontato: "Serve un progetto nazionale con una linea comune e con tipologie assistenziali differenziate per tener conto dei punti di partenza, per costruire percorsi di fuoriuscita dagli Opg e per raggiungere comuni punti d'arrivo. Serve un nuovo impegno da parte del Governo, del Ministero della Giustizia e del Ministero della salute, delle Regioni, degli Enti locali, delle Organizzazioni sindacali e delle Associazioni di cittadini".

Il Convegno nazionale intende quindi chiamare a confronto le Istituzioni, gli operatori e i soggetti sociali per rimettere in agenda la questione degli OPG e per avviare una fase nuova che sia il principio della fine degli Ospedali psichiatrici giudiziari, "mettendo al centro la cura delle persone malate, adeguando e calibrando le esigenze della sicurezza, senza approdare ad un semplicistico spostamento dei malati di mente nelle carceri italiane".