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Denuncia una detenuta di San Vittore
Redattore Sociale

Milano, 1 luglio 2003

“Sono una detenuta di San Vittore, mi trovo in quello che qui chiamano “centro clinico” che a mio parere (e non solo mio ma anche di tutti quelli che come me hanno serie patologie) non è affatto, neppure nel più lontano dei pensieri, il nome adeguato”.
Una testimonianza forte, fatta di poche righe che bastano però a tracciare un quadro di disumanità nel carcere di San Vittore a Milano.

La testimonianza della detenuta è stata raccolta dal gruppo Calamandrana di San Vittore in un documento che vuole riflettere sull'Accordo Quadro stipulato dalla Commissione Speciale.
“Non abbiamo medicine: – si legge nel testo - in molti casi siamo noi a comprarle, non ci sono specialisti, non c’è personale. Chiedere di un cardiologo è più problematico che chiedere un'udienza al Papa; c’è ancora un medico di guardia che per quanto si dia da fare per guardarci non è certo uno specialista di nessun genere”.

Il documento elenca tutta una serie di mancanze che gli stessi detenuti hanno denunciato: non ci sono farmaci a sufficienza nel cosiddetto “centro clinico”; i farmaci salvavita vengono in genere sostituiti con farmaci analoghi; i medici specialisti non vengono pagati e pertanto si rifiutano di lavorare; gli elettrocardiogrammi vengono eseguiti solo in caso di urgenza, lo stesso discorso vale per il laboratorio di radiologia; i reparti di chirurgia e ortopedia sono al momento chiusi per lavori in corso; il laboratorio analisi funziona solo per casi gravi, chi è sotto terapia, ad esempio, e ha bisogno di controlli periodici non viene assistito da questo punto di vista.

Resta salva solo l’assistenza ginecologica, secondo quanto emerso dalla denuncia del Gruppo Calamandrana, garantita da uno specialista che è disposto a prestare la sua opera anche se non viene pagato.
E resta salvo anche il rapporto medico/paziente almeno nel braccio femminile, dove si riscontra la grande umanità con cui l’attuale medico del reparto femminile affronta tutti i casi a lui sottoposti.