da Ansa
Washington, 6 giugno 2005
Il Pentagono ammette episodi
di abusi e profanazioni del
Corano
nel carcere di Guantanamo, dove sono detenuti presunti elementi dei taleban e
terroristi di al Qaeda.
Un'inchiesta conta nove casi, cinque certi, quattro
possibili, e denuncia una quindicina d'episodi in cui sarebbero stati gli stessi
prigionieri a fare atti di spregio del Corano.
E la commissione giustizia
del Senato decide di indagare su quanto accade in prigioni come quelle di Guantanamo
a Cuba e di Abu Ghraib in Iraq, che Amnesty International denuncia come
"nuovi Gulag".
Gli Stati Uniti agiscono per riparare i danni
d'immagine degli eccessi della guerra al terrorismo e dell'invasione dell'Iraq.
Ma, parlando a Singapore, il segretario alla difesa Donald Rumsfeld accusa la
tv araba al-Jazira di promuovere il terrorismo mostrando, tra l'altro, scene di
decapitazione di ostaggi: "Anche un americano che viva in Medio Oriente e
guardi ogni giorno al-Jazira comincerebbe a pensare che l'America e' cattiva",
mentre quel che c'è di cattivo nel mondo, per Rumsfeld, sono i terroristi.
L'inchiesta
del Pentagono, affidata al comandante della prigione di Guantanamo, il generale
Jay Hood, prende le mosse da una denuncia di Newsweek, che s'era poi rimangiato
la storia secondo cui un Corano era stato gettato in un cesso durante un interrogatorio.
L'articolo di Newsweek aveva innescato proteste e violenze nel Mondo islamico,
specie in Pakistan e Afghanistan, dove gli incidenti avevano causato almeno 16
vittime.
L'indagine
del generale Hood non conferma quell'episodio specifico, ma fa emergere nove casi
di trattamento inappropriato del Corano e di violazione delle regole militari
di comportamento verso il libro sacro della religione islamica.
Gli incidenti
confermati, che siano volontari o involontari, nascono, spesso, dall'intento di
ottenere negli interrogatori dei prigionieri - a Guantanamo, ne restano circa
540 - dati utili a sventare attentati e salvare vite americane.
In
quelli confermati, c'è l'addetto a un interrogatorio che calpesta il Corano
di un detenuto; c'è l'agente che urina vicino a una presa d'aria e inavvertitamente
spruzza detenuto e libro (il rapporto precisa che il prigioniero ricevette subito
vestiti puliti e un nuovo corano); ci sono i secondini che lanciano gavettoni
dentro le celle, rendendo fradici un numero imprecisato di libri sacri; e c'è
un'espressione oscena di due parole scritta, in inglese, si ignora da chi, sulla
controcopertina di un Corano.
Il
rapporto cita, inoltre, 15 casi di trattamento inappropriato del Corano da parte
degli stessi detenuti: chi lo usava come cuscino, chi ne strappava delle pagine,
chi tentò di gettarlo nella latrina e chi ci urinò sopra.
Il
generale Hood aveva già anticipato, in settimana, alcune sue conclusioni,
senza, però, fornirne i dettagli.
Il rapporto sembra avallare la tesi
ufficiale che i problemi verificatisi sono relativamente modesti e che molto è
stato fatto perché i detenuti potessero praticare in prigione la loro religione.
Ma non
è certo che i risultati dell'inchiesta attenuino i sentimenti anti-americani
nel Grande Medio Oriente.
Hood dice che non c'è "prova credibile"
che un Corano sia stato gettato nel cesso prima di tirare lo sciacquone.
Nel
2002, un prigioniero si sarebbe lamentato con un agente dell'Fbi perché
aveva saputo che un militare di guardia avrebbe fatto qualcosa del genere.
Ma
lo stesso detenuto avrebbe recentemente detto agli inquirenti di non essere stato
testimone di nulla del genere. Storie analoghe a quella contenuta nell'articolo
di Newsweek sono state riferite da ex detenuti di Guantanamo, liberati
e rientrati nei loro Paesi.
Se
il Pentagono ha chiuso la sua inchiesta, il Senato deve ancora lanciare la sua.
La decisione del presidente della commissione giustizia, il senatore della
Pennsylvania Arlen Specter, repubblicano, è stata presa dopo che nei giorni
scorsi Amnesty ha definito il carcere di Guantanamo "un gulag
del nostro tempo".
La definizione di Amnesty e' stata bollata come "assurda"
dal presidente George W. Bush e come "riprovevole" dal capo del Pentagono
Rumsfeld.
Ma l'iniziativa di Specter vuole ora chiarire, a termine di legge
i diritti dei detenuti stranieri.
Amnesty
aveva ricordato, tra l'altro, che i prigionieri di Guantanamo vivono in una sorta
di limbo giuridico: non sono mai mai stati formalmente incriminati - tranne pochi
casi - ma restano in prigione a tempo indeterminato; non godono di tutti i diritti
dei carcerati sul territorio statunitense; e non possono invocare il rispetto
delle convenzioni di Ginevra, essendo considerati "nemici combattenti",
una definizione che non si ritrova nei documenti internazionali.
Il
progetto di Specter, uno spirito indipendente, che sta lottando contro il cancro,
è quello di riuscire a formulare una legge che definisca le procedure di
detenzione, senza lasciarle all'arbitrio del potere esecutivo.
Il senatore
vuole chiamare a testimoniare di fronte alla commissione responsabili della giustizia
e della difesa. Amnesty vede con favore l'iniziativa di Specter, anche
se teme l'inclusione, in un testo di legge, della definizione "nemici combattenti".
Quanto al Pentagono, ha già stilato un regolamento di 142 pagine che
esplicitamente bandisce trattamenti disumani dalle carceri militari americane.