da
Il Manifesto di Orsola Casagrande
Roma, 16 ottobre 2004
Torture,
arresti arbitrari, morti sospette. 
L'associazione
dei diritti umani denuncia.
L'Ue tace.
È ancora una volta il tristemente
famoso carcere di Buca, vicino a Izmir, a ricordare all'Europa che in Turchia
la tortura esiste e i diritti umani continuano ad essere violati.
Una rivolta
scoppiata mercoledì nel carcere (dove negli anni scorsi sono morti diversi
detenuti politici) è stata "sedata" dalle autorità.
Sei feriti tra i detenuti, questo il bilancio della nuova protesta.
Alla base
della rivolta le stesse domande che da anni i detenuti (politici e non) vanno
ripetendo.
Possibilità
di avere accesso a medici e medicine, no ai trasferimenti nelle famigerate prigioni
di tipo F (quelle di isolamento), possibilità di telefonare, no ai trasferimenti
senza preavviso.
Insomma: i detenuti chiedono alle autorità diritti
minimi. Eppure questi diritti continuano ad essere violati e negati. Proprio in
questi giorni (il 19 ottobre), quattro anni fa, centinaia di detenuti politici
appartenenti a formazioni della sinistra turca, cominciavano uno sciopero della
fame ad oltranza per chiedere diritti minimi e soprattutto per dire no alle galere
speciali, le F Tip.
Quello
sciopero continua, nonostante il massacro dei detenuti ordinato dal governo nel
dicembre 2000, trentaquattro morti. Oggi i morti sono arrivati a 117 nell'indifferenza
quasi totale dell'Europa.
Di quella stessa Europa che si appresta, a dicembre,
a dare il via libera definitivo all'avvio dei negoziati sull'ingresso della Turchia.
Certo, il rapporto presentato al parlamento, dice che ci sono ancora problemi
in materia di diritti umani, ma nel complesso assolve Ankara.
L'Europa se
la cava ponendo dei vincoli all'ingresso nella Ue (per tutto il processo si riserva
di bloccare i negoziati se la Turchia sgarrerà) ma nei fatti ha già
detto sì ad Ankara.
Così facendo, naturalmente, accetta una
"soglia minima" di tortura e violazione dei diritti umani.
Una sorta
di "soglia tollerabile".
Che permette di "sorvolare" sulle
centinaia di detenuti ancora in sciopero della fame.
Ma
anche sulla guerra in Kurdistan (vedi cartina, il Kurdistan è la zona delimitata
in rosso) che sarà pure di bassa intensità, ma pur sempre guerra
è.
Continua a gridare al vento l'associazione turca per i diritti umani
(Ihd) che proprio in questi giorni ha lanciato in tutto il paese la campagna «Non
tacere sulla tortura».
Basta dare un'occhiata ai dati dei primi sei
mesi del 2004 per rendersi conto che in Turchia i diritti umani basilari continuano
a essere calpestati.
L'Ihd nel suo rapporto parte dal diritto alla vita per
sottolineare che, in sei mesi, 18 sono state le persone uccise dalle forze di
sicurezza (spesso a posti di blocco) e 18 quelle ferite.
In prigione ci sono
state sei morti per mancanza di cure mediche, sei detenuti si sono dati fuoco
in segno di protesta e otto si sono suicidati. In custodia della polizia sono
morte due persone.
In
conflitto armato ventisette (e ventisei sono state ferite). Ventidue sono stati
i militanti di organizzazioni politiche assassinati. 366 quelli feriti.
Due
gli insegnanti uccisi, sei quelli feriti.
Quanto alla tortura: da gennaio
a giugno 2004 sotto custodia della polizia sono state torturate 202 persone.
Fuori
dai luoghi di detenzione ufficiali 208.
E l'elenco continua con le decine
di pene pecuniare e di chiusure temporanee di giornali, televisioni e radio, accusate
di aver offeso lo stato, i militari, il governo, l'unità del paese. In
Kurdistan poi i bollettini di scontri tra esercito turco e guerriglieri kurdi
sono ormai quotidiani.
A
settembre i morti sarebbero stati oltre cento. Gli arresti continuano.
L'ultimo,
in ordine di tempo, quello della poetessa Ruhan Mavruk che si era molto esposta
contro la guerra in Iraq e che è accusata di favoreggiamento di una organizzazione
illegale.
Quello che invece si è subito mosso, dopo la parziale luce
verde dell'Europa, è stato il mercato delle armi. L'amministrazione statunitense
ha proposto di vendere alla Turchia duecentoventicinque missili Sidwinder Aim-9X
(per un valore di 96 milioni di dollari).
La vendita, hanno spiegato dal Pentagono,
aumenterebbe il contributo della Turchia alle operazioni Nato e alla guerra al
terrorismo.
Anche la Germania ha detto di essere pronta a riprendere la vendita
di armi ad Ankara, che da tempo cerca di acquistare oltre 200 carri armati Leopard
2 dai tedeschi.