da
l'Unione Sarda
Sassari, 3 agosto 2005
Pasta
e piselli per primo, fettina di manzo per secondo, gorgonzola e
salsiccia sarda per chiudere il pranzetto.
Il tutto innaffiato con coca cola, lunica e originale.
Il costo per i cibi del pranzo operaio, e come altro lo volete definire,
per un comune mortale che acquista in un supermercato è di
euro 21,37.
Verificato.
Ma se sei un detenuto del carcere di San Sebastiano il cosiddetto
sopravitto, i beni acquistati allesterno, costano ben 33,51
euro.
Verificato.
Il 50 per cento in più.
Come dire il trasloco della merce da uno dei supermercato vicini
a San Sebastiano alla rotonda di via Roma incide per 12 euro a pranzo:
il prezzo del coperto in un buon ristorante con un conto da 120
euro.
Non
è una vita facile quella dei detenuti di San Sebastiano.
E passino le condizioni del carcere, il sovraffollamento e le poche
attività collaterali, ma la cresta sulla spesa quella no.
Il prezziario per gli acquisti extra dei detenuti è un incitamento
allinflazione.
È un problema diffuso a livello nazionale che a San Sebastiano
assume proporzioni poco invidiabili.
Nella lunga lista di prodotti acquistabili allesterno lapice
del ricarico si tocca con il burro: 1,88 euro a panetto per i detenuti,
0,79 euro al supermarket.
Ma gli esempi potrebbero proseguire con la salsiccia sarda da un
1 chilo: 9,81 contro i 5,90 di media nei negozi sotto casa. Senza
parlare della carne.
Le
fettine di manzo al libero cliente costano in media 8 euro al chilo,
al cliente detenuto 11,91 euro.
E ancora la carne di cavallo: 10,95 al chilo agli ospiti di San
Sebastiano, 8,90 a chi può muoversi liberamente e raggiungere
un centro commerciale a Predda Niedda. Insomma la busta della spesa
di un detenuto è molto più pesante, economicamente
parlando.
La legge però parla chiaro: il prezzo delle merci del sopravitto
si ricava da una media dei prezzi dei supermercati vicini al carcere.
E se il carcere è al centro della città, nella zona
più cara oppure se si trova in una città turistica,
Alghero per esempio, poco importa.
I detenuti così pagano la rendita di posizione.
Del
resto la cella con vista su via Roma è ben diversa da quella
su una pianura desolata.
Il problema è serio e anche in campo nazionale è motivo
di tensioni tra i detenuti e le direzioni carcerarie.
Però in questo caso i regolamenti sono davvero inflessibili.
Non prevedono alternative: medie ricavate dai prezzi di un supermercato,
lingrosso o anche i prodotti di concorrenza. Tempo fa proprio
di questo problema si era occupata unassociazione di Padova
che aveva fatto i conti della spesa dei detenuti.
Erano ancora i tempi delle lire e non dellarrotondamento da
euro.
Risultato: i detenuti spendevano per acquistare beni di prima necessità,
detersivi e prodotti per ligiene personale, oltre 56mila lire,
contro le 35mila lire di un supermercato.
Sono passati un po di anni, ma le abitudini non sono cambiate.
Unica consolazione la carne macinata: a San Sebastiano costa la
metà rispetto allesterno.
Polpette per tutti.