da
la Stampa
Roma, 17 ottobre 2007
L'allarme
del direttore del Dap: «Tra un anno e mezzo si rischia di
raggiungere il livello pre-indulto»
Tra
circa un anno e mezzo le carceri italiane potrebbero tornare a scoppiare.
È lallarme lanciato dal capo di dipartimento dellamministrazione
penitenziaria, Ettore Ferrara, nel corso di una conferenza stampa
al ministero. «Laumento medio della popolazione detenuta
è di non meno di mille unità al mese. Tra un anno
e mezzo circa, se non accadrà qualche fatto nuovo - ha detto
Ferrara - e senza interventi strutturali, potrebbe essere raggiunto
di nuovo un livello pre-indulto».
Il
ministro della Giustizia, Clemente Mastella, da parte sua, ha dunque
sottolineato che se prima del provvedimento di clemenza «avevamo
63mila detenuti, a distanza di 15 mesi, senza lindulto saremmo
a 78mila».
La situazione, dunque, «sarebbe stata devastante - ha affermato
il guardasigilli - avrebbe determinato insicurezza».
Il
Dap, in questi mesi, ha portato avanti la sperimentazione, come
ha ricordato Ferrara, delluso di polizia penitenziaria per
vigilare sui detenuti ai quali sono state concesse misure alternative
al carcere «per garantire così la sicurezza - ha spiegato
il capo del Dap - e indurre i magistrati di sorveglianza a fare
più spesso uso di queste misure. Lesperienza del passato
ci insegna che per i detenuti che godono di misure alternative la
recidiva è al di sotto del 20%, per gli altri supera il 60-65%».
Anche
il guardasigilli ha auspicato luso di misure alternative:
«limportante è la certezza della pena - ha detto
-, mi auguro che non ci siano morti e violenza nelle carceri: se
succedessero cose di questo genere in un Paese importante come il
nostro sarebbe un danno enorme, le forze politiche hanno il dovere
di evitarlo».