da Repubblica
di Alberto Flores d'Arcais
Sulla Cbs le immagini scattate nelle celle
di Abu Ghraib
Sospesa una donna generale, sei militari alla Corte marziale
Le
foto accusano il Pentagono.
La tv americana aveva il servizio da tempo,
ma lo aveva
tenuto fermo su richiesta del capo di Stato maggiore Myers
dal
nostro corrispondente
New York, 30 aprile 2004
Prigionieri
legati e incappucciati, altri costretti a mimare rapporti sessuali, gente inerme
picchiata a sangue e assalita da cani feroci, piramidi di uomini nudi e a contorno
soldati in uniforme che ridono e scherzano.
Le foto a colori arrivano dalla
tristemente nota prigione di Abu Ghraib, incubo degli iracheni durante il regime
di Saddam, luogo di terrore e tortura da dove a migliaia non sono usciti vivi.
Quelle
foto non risalgono però agli anni della dittatura e quegli uomini (e donne)
in uniforme non fanno parte della feroce Guardia Repubblicana: sono soldati
dell'esercito che è venuto a liberare l'Iraq, l'esercito degli Stati Uniti.
(foto:un
iracheno incappucciato
e collegato a elettrodi)
Sono
foto "agghiaccianti", ha ammesso il Pentagono, foto che nessun americano
avrebbe mai voluto vedere.
Mercoledì sera le hanno viste in milioni
sulla popolare trasmissione giornalistica Sixty Minutes II della Cbs.
Sono
le foto della parte oscura di questa guerra che ha cacciato un dittatore e che
vuole "portare la democrazia" in Iraq, foto che mostrano gli eccessi
di pochi e che fanno male a molti, prima di tutto all'immagine stessa dell'America.
Le immagini
dei soldati americani che abusano e umiliano i prigionieri iracheni il Pentagono
le aveva da tempo.
Chi le aveva scattate - soldati, uomini e donne, in servizio
alla prigione di Abu Ghraib - lo aveva fatto per divertimento, per pavoneggiarsi
con gli amici, per avere un "ricordo" di come si trattano i nemici dell'America.
Dopo tanti passaggi di mano erano finite a un soldato della polizia militare
che, nauseato da ciò che aveva visto, le aveva portate ai suoi comandanti.
Al
Pentagono hanno reagito subito e con decisione.
Con la situazione sul terreno
che diventa ogni giorno più complicata, con le sempre più numerose
bare che tornano in patria coperte dalla bandiera a stelle e strisce, le immagini
di soldati americani "torturatori" sarebbero state un boomerang.
Il mese scorso l'esercito aveva annunciato che 17 soldati in servizio in Iraq
- compreso un brigadiere generale - erano stati rimossi dall'incarico dopo un'indagine
per maltrattamenti.
Le
foto nel frattempo hanno preso a circolare, le ottiene anche la Cbs che invia
subito una troupe ad Abu Ghraib.
Due settimane fa il servizio era già
pronto, ma il Pentagono chiede alla rete televisiva di rinviarlo.
La trattativa
la conduce il capo delle Forze Armate generale Myers, la Cbs accetta il rinvio.
Negli ultimi giorni altri giornali fiutano lo scoop e la Cbs decide di mandare
tutto in onda, con l'ok del Pentagono che ottiene di poter dare la propria versione
sotto forma di intervista al generale Kimmitt, l'uomo che ha pianificato l'attacco
a Falluja.
Da
mercoledì sera quelle foto diventano pubbliche, la storia è ripresa
dai più grandi quotidiani e dieci milioni di americani le guardano in diretta
sulla Cbs.
Sconvolti nel vedere prigionieri legati e minacciati di scariche
elettriche, uomini nudi circondati da donne soldato che li insultano e li deridono.
Soldati americani, uomini e donne, in uniforme che si mettono in posa calpestando
i prigionieri nudi, iracheni ammucchiati a piramide con il corpo pieno di scritte
offensive in inglese.
In più di una i prigionieri maschi sono messi
in posa simulando atti sessuali fra loro; in quasi tutte gli americani ridono,
si mettono in posa e alzano l'indice nel tipico gesto americano di ok. 
In
una foto un cane attacca un prigioniero, proprio come facevano i torturatori di
Saddam.
Un traduttore assunto per lavorare nella prigione viene istigato o
costretto a violentare un ragazzo prigioniero, la porta della cella insonorizzata
con coperte e una donna scatta la foto, ridendo.
In una foto un uomo sembra
morto.
"Sconvolto"
è anche il generale Kimmitt che conferma che di quelle foto ce ne sono
"dozzine":
"Siamo tutti danneggiati dall'azione di pochi.
Ogni
giorno amiamo i nostri ragazzi ma francamente ci sono giorni in cui non possiamo
essere orgogliosi.
La prima cosa da dire è che anche noi siamo inorriditi.
Questi sono i nostri soldati, gente con cui lavoriamo ogni giorno e che ci
rappresentano.
Vestono la nostra stessa uniforme e hanno fatto del male ai
loro stessi compagni.
Anche i nostri soldati posso essere presi prigionieri
e noi ci aspettiamo che siano trattati bene dal nemico.
Ma se non siamo in
grado noi per primi di dare l'esempio su come trattare i prigionieri, con dignità
e rispetto, non possiamo chiedere agli altri paesi che trattino bene i nostri
soldati.
Al popolo iracheno cosa posso dire?
Che quanto successo è
profondamente sbagliato, che è da condannare.
Ma quei pochi non rappresentano
i 150 mila soldati che abbiamo qui in Iraq.
La stessa cosa la dico al popolo
americano: non giudicate il nostro esercito dalle orribili azioni di pochi".
Sei
di quei "pochi" sono finiti davanti alla corte marziale e un generale
donna, Janis Karpinsky, ha finito anzitempo una prestigiosa carriera nell'esercito.
Uno di loro, il sergente della riserva Chip Frederick, ha accettato di parlare
con la Cbs, senza mostrare alcun pentimento:
"Non siamo addestrati. Ho
iniziato chiedendo regole e nessuno mi ha risposto, non ce ne sono.
Ad Abu
Ghraib ci sono americani di ogni genere, intelligence militare e tutte le organizzazioni
governative, Fbi, Cia.
Loro ci incoraggiavano a fare questo tipo di interrogatori.
Ci dicevano "ottimo lavoro".
Noi li aiutiamo a far parlare i
prigionieri, grazie al nostro stile abbiamo un'ottima percentuale.
Impariamo
qualche parola di arabo, giusto per dargli ordini secchi. Se non vogliono capire
bisogna usare maniere un po' più forti".
Bob
Baer è stato capo della stazione Cia in Iraq:
"Ho visitato Abu
Ghraib un paio di giorni dopo la liberazione, è il posto più orribile
che abbia mai visto.
Ho
pensato: se c'è un motivo per rovesciare Saddam Hussein questo è
Abu Ghraib.
C'erano corpi mangiati dai cani, evidenti prove di torture pazzesche,
le mura erano piene di fili elettrici".
Bill Cowan, un ex tenente
colonnello dei marines incaricato degli interrogatori dei prigionieri, aggiunge:
"Siamo andati in Iraq per impedire che queste cose continuassero e adesso
scopriamo che continuano anche sotto il nostro controllo".