da
Asianews.it
Beirut, 30 marzo 2005
Decine
di libanesi desaparecidos nelle prigioni di Damasco
Soldati,
politici, anche 2 monaci maroniti.
La Siria nega tutto, ma anche l'Onu conferma:
libanesi sequestrati e incarcerati sotto il regime di Assad.
Lultima
volta che Sonia Eid ha visto suo figlio Jihad è stato 14 anni fa, quando
lha scorto da lontano mentre un caporale siriano lo interrogava nella nota
prigione di Mazzeh, nella zona occidentale di Damasco, bendato e legato con altri
prigionieri.
Jihad
è uno delle decine di libanesi ancora detenuti come prigionieri politici
nelle carceri siriane: lo denunciano gruppi per i diritti umani, ma il governo
di Damasco continua a smentire.
Eid
racconta che suo figlio aveva 20 anni quando è stato catturato dallesercito
siriano il 13 ottobre 1990, il giorno in cui finì la lunga guerra civile
libanese e le truppe siriane respinsero le forze dellex generale Michel
Aoun, che controllava alcune zone cristiane di Beirut est.
Lanno
successivo la madre andò a Mazzeh e vide il figlio portato fuori per linterrogatorio.
Da allora non lha più incontrato.
Mentre guardavo,
uno dei prigionieri legati cadde a terra. Subito dopo venne picchiato in maniera
brutale e i soldati lo riempirono di calci.
Poi svenni ricorda oggi
la donna, che ora guida un comitato di genitori per i libanesi prigionieri in
Siria. Sonia Eid tiene in mano una foto del figlio in bianco e in nero, e afferma
che sa bene dove Jihad si trova: Le nostre informazioni ci dicono che egli
è a Saidnaya, una prigione vicino a Damasco.
Il
regime siriano e il governo libanese filo-siriano del presidente Emile Lahoud
negano che ci siano cittadini libanesi nelle prigioni siriane e affermano che
gli ultimi sono stati liberati nel dicembre del 2000.
Ma quando il mese scorso
le autorità di Damasco hanno rilasciato 55 prigionieri politici
per lo più membri dei Fratelli musulmani tra essi cerano
anche due libanesi.
Nel novembre 2003 la Commissione per i diritti umani
dellOnu ha rilasciato un rapporto nel quale confermava la presenza di detenuti
libanesi nella carceri siriane.
Il
presidente siriano Bashar Assad ha fatto chiudere la prigione di Mazzeh e da quando
è succeduto al padre nel 2000 ha ordinato il rilascio di molti prigionieri
politici.
Ma secondo i rapporti di gruppi per i diritti umani alcuni detenuti
sono stati trasferiti a Saidnaya.
Secondo tali associazioni e i familiari
degli interessati, sono almeno 176 i libanesi attualmente nelle carceri siriane,
molti da più di 10 anni. Nella lista compaiono decine di soldati, due monaci
cristiani maroniti e almeno un uomo politico.
Kamal
el-Batal, direttore di Misad, un ente per i diritti umani con sede a Beirut, afferma
di essere in possesso di dossier su centinaia di detenuti, ma non ha fornito
cifre precise.
Anche
Naamatallah Abi Nasr, un politico libanese allopposizione, membro del comitato
per i diritti umani del comitato parlamentare sui diritti umani, contraddice la
smentita di Damasco: So che ci sono libanesi prigionieri in Siria, ma non
conosco il loro numero esatto.
Dopo
lattentato del 14 febbraio scorso che ha ucciso lex premier libanese
Hariri, le proteste popolari e la pressione internazionale stanno spingendo il
regime di Assad a ritirare dal Libano le truppe siriane e gli agenti segreti.
Molti di essi sono stati dislocati nella zona della valle di Bekaa, a est
del paese, in prossimità del confino siro-libanese.
Le
famiglie dei detenuti sperano che i cambiamenti che in queste settimane stanno
interessando il Libano portino a un veloce rilascio dei loro cari.
Ma si tratta
di speranze che saranno deluse secondo Ghazi Aad, un altro attivista per i diritti
umani, visto che la Siria nega la presenza di libanesi nelle sue prigioni.
Stiamo
chiedendo informazioni sui libanesi incarcerati afferma Ghazi, direttore
di Support of Lebanese in Detention and Exile (SOLIDE), gruppo che si batte per
i cittadini libanesi arrestati allestero e in esilio.
Ma in risposta
subiamo minacce e siamo terrorizzati: il regime siriano è gemello di quello
di Saddam Hussein e potrebbe sbarazzarsi in fretta di loro.
Enti
internazionali per i diritti umani affermano che centinaia di libanesi sono stati
arrestati dalle truppe siriane da quando le prime truppe furono inviate in Libano
nel 1976.
Gli arrestati facevano parte delle diverse fazioni della società
libanese, dalla destra cristiana fino agli estremisti musulmani.
Gli
arresti dellintelligence siriana erano comuni negli anni Ottanta, ma sono
calati bruscamente con la fine della guerra civile.
La gente veniva sequestrata
per attività antisiriane o perché membri di gruppi che divergevano
dalla politica di Damasco. Altri venivano presi perché sospettati di lavorare
per Israele, il nemico numero 1 della Siria, o per semplici dissapori con il locale
comandante siriano o perché coinvolti in dispute familiari o politiche.
Hashem
Minqara, ad esempio, un musulmano sunnita della città settentrionale di
Tripoli, ha trascorso 14 anni in una prigione siriana prima di ritornare in patria
nel 2000 e ricominciare una nuova carriera come politico filo-siriano.
Egli
può parlare sul presente e sul futuro afferma al-Saleh ma il
passato è storia.
Intanto
le famiglie dei detenuti sperano di avere presto buone notizie dei loro cari:
Una soluzione è vicina e per questo sono contenta afferma Eid,
mentre sorseggia un caffè nella sua casa nel quartiere cristiano di Beirut.
È un sogno che sto aspettando da 15 anni, da quando la mia vita è
diventata una tragedia.