da
il Corriere della Sera
Torino, 2 ottobre 2007
Ex
Br preso dopo rapina in banca. Amato: "Per i giudici enorme responsabilità".
Cristoforo Piancone era in semilibertà, la sera doveva rientrare
in carcere.
Fuggito un suo complice.
Carcerato
di notte, rapinatore di giorno.
È un ex terrorista delle Brigate Rosse il bandito arrestato
dalla
polizia a Siena dopo la rapina messa a segno lunedì in pieno
centro ad una filiale del Monte de Paschi di Siena insieme ad un
complice che è riuscito a fuggire.
L'uomo, Cristoforo Piancone, 57 anni, era stato ammesso al regime
di semilibertà, dopo aver scontato 25 anni di carcere, e
ogni sera doveva rientrare nel penitenziario di Vercelli.
Piancone, condannato all'ergastolo per concorso in sei omicidi,
partecipò anche all'assassinio del maresciallo di polizia
Rosario Berardi avvenuto il10 marzo 1978.
Non si era mai pentito né dissociato.
Il
Ministro Amato - Sul caso Piancone, destinato a sollevare
un vespaio di polemiche, è intervenuto anche il ministro
dell'Interno, Giuliano Amato: i giudici devono essere "consapevoli
di esercitare una responsabilità enorme", ha
detto Amato, intervistato da Sky sull'arresto di Cristoforo Piancone,
e sullo stato di semilibertà di cui godeva l'ex Br. "Non
dirò mai che deve essere esclusa qualunque possibilità
per i giudici di tener conto del comportamento tenuto in carcere
da un detenuto e di modulare la pena di conseguenza - ha detto il
responsabile del Viminale - però certo i giudici debbono
essere consapevoli di esercitare una responsabilità enorme".
Verifica
ministeriale - Sul caso della semilibertà concessa all'ex
Br ergastolano, il ministero della Giustizia "provvederà
a verificare che la decisione di concedere il beneficio a Cristoforo
Piancone siano state assunte previa attenta e completa valutazione
delle condizioni richieste".
La
rapina - I due malviventi sono entrati a volto parzialmente coperto
nell'istituto bancario, e tenendo sotto la minaccia delle pistole
i dipendenti, si sono fatti consegnare 170mila euro.
Qualcuno è riuscito però ad avvertire il 113, e i
due banditi sono fuggiti in moto.
Uno di loro è sceso dal mezzo e ha proseguito la fuga a piedi,
ma è stato arrestato dai poliziotti nella zona di Fontegiusta.
Uno degli agenti ha sparato un colpo di pistola in aria a scopo
intimidatorio dopo che il rapinatore, arrestato successivamente,
aveva cercato di sparare contro i poliziotti, ma la sua arma si
era inceppata.
La polizia ha recuperato sia la refurtiva sia tre pistole, due calibro
9' e un'altra a tamburo calibro 38', tutte con
matricola abrasa.
Una quarta pistola, sempre calibro 9', è stata recuperata
dai carabinieri.
L'altro bandito è ricercato in tutta la zona.
L'interrogatorio
- Dopo l'arresto Piancone non ha voluto dire chi era, né
ha dato indicazioni sul suo complice.
Ha spiegato solo che il colpo era stato preparato con cura e
che la via di fuga avrebbe dovuto essere un'altra rispetto
a quella poi scelta.
Secondo quanto spiegato nel corso di una conferenza stampa tenutasi
in questura, la polizia ha impiegato due ore per identificare Piancone,
che non ha voluto rivelare il suo nome. In questo modo, secondo
gli investigatori, avrebbe avvantaggiato la fuga del complice, di
cui non ha voluto rivelare l'identità.
L'ex Br non ha poi nominato un avvocato di fiducia.
La polizia di Siena ha spiegato che oltre alle ricerche del complice,
sono state avviate indagini per verificare se il colpo in banca
sia stato una rapina da criminalità comune o se si trattasse
di una rapina a scopo di autofinanziamento politico. È stato
anche precisato che il motorino usato per la fuga è
risultato rubato in provincia di Massa Carrara, non di Siena
come inizialmente emerso.
La
sua storia - L'ex brigatista rosso, aveva ottenuto la
semilibertà dal carcere di Vercelli all'inizio del 2004.
Il beneficio gli era stato concesso dal tribunale di
sorveglianza di Torino.
Piancone, che ha scontato 25 anni di carcere, apparteneva alla direzione
strategica delle Brigate rosse.
Non si è mai pentito né dissociato e ha definito la
sua militanza "una vicenda storicamente chiusa" Anni prima
era già stato ammesso al lavoro esterno presso una cooperativa
cittadina, ma fu trovato all'interno di un supermercato con merce
non pagata per 27 mila lire.
Accusato
di rapina impropria per avere spintonato due
dipendenti, fu condannato a due anni, risarcì la direzione
del market che ritirò la costituzione di parte civile
e donò un milione al "Fondo assistenza del personale
di Ps vittime del dovere".
A seguito di quell'episodio, attribuito dall'ex brigatista ad un
momento di grave tensione per le non buone condizioni di salute
di un familiare, gli fu sospeso il beneficio. A distanza di anni
ha presentato la richiesta per poter andare a lavorare
durante il giorno e avvicinarsi a Torino, città dove
vivono l'anziana madre e altri familiari.
Il beneficio gli venne concesso anche perché la sua condotta
penitenziaria fu definita ottima.
"Artefice
della morte di mio padre" -
"È stato uno degli artefici della morte di mio padre.
La magistratura, le infiltrazioni del governo, i giudici, stanno
facendo di tutto per tutelare gli ex terroristi".
È con queste parole che Bruno Berardi, presidente dell'Associazione
vittime del terrorismo "Domus Civitas" e figlio del maresciallo
Rosario Berardi, ha commentato l'arresto di Cristoforo Piancone:
"Vorrei ricordare che Piancone è l'uomo che sparò
alle spalle a mio padre e lo finì con un colpo
alla nuca", ha detto ai microfoni di Sky Tg24.
La
semilibertà - "Non mi risulta vivesse in condizioni
di
particolare disagio - ha raccontato il legale di Piancone,
l'avvocato Riccardo Vaccaro - Ci stavamo preparando per
chiedere di nuovo la libertà condizionale".
Un beneficio negato dal tribunale di Sorveglianza di Torino, la
scorsa primavera, mantenendo invece per l'ex militante della
lotta armata la semilibertà concessa nel 2004.
"Piancone - ha spiegato ancora il legale - viveva la semilibertà
come un supplemento di pena.
Tutti i giorni doveva spostarsi da Vercelli a Torino, dove lavorava
come bidello in una scuola, per poi tornare a Vercelli in carcere".
L'ex brigatista non poteva essere trasferito nella casa di detenzione
di Torino, "perché - ha detto ancora l'avvocato - è
intitolata a Lorenzo Cotugno, la guardia uccisa da
Piancone".