da
il Manifesto di Giuliano Pisapia
Roma, 24 ottobre 2007
Spero
che, almeno questa volta, abbia prevalso la saggezza e non motivi
che nulla hanno a che vedere con la giustizia! Il pacchetto sicurezza
non è stato (ancora) approvato e, forse, vi è la possibilità
di un ripensamento e di una maggiore ragionevolezza.
Può essere utile, allora - per memoria di chi lha persa
- ricordare alcuni passi del programma, approvato allunanimità
da tutti i partiti dellUnione: "la giustizia penale ha
urgente bisogno di riforme che riaffermino il principio costituzionali
di eguaglianza, della funzione rieducativa della pena e del giusto
processo; bisogna garantire una giustizia celere, assicurare a tutti
(parti offese e imputati) il diritto di difesa, prevedere pene diverse
da quelle carcerarie, finalizzate anche al risarcimento dei danni
o ad elidere le conseguenze dannose del reato; priorità assoluta
deve essere il contrasto alla criminalità organizzata, che
mina le basi della nostra Repubblica e ostacola lo sviluppo di larghe
porzioni del territorio".
Ognuno
di questi obiettivi era accompagnato da precise, e concrete, proposte
che, se approvate, avrebbero dato una svolta alla giustizia penale
(e civile) del nostro paese e una risposta anche alla comprensibili,
e condivisibile, richiesta di sicurezza dei cittadini.
Ebbene,
nulla (o, meglio, ben poco) di ciò che è stato discusso
ieri dal Consiglio dei Ministri ha avuto come punto di riferimento
il programma votato dagli elettori.
Non si contesta, sia chiaro, la necessità della doverosa
lotta al crimine e alla criminalità.
Si contesta il fatto che, invece di abolire la Bossi-Fini o la legge
contro i tossicodipendenti; invece di difendere con tutte le forze
una legge, come la Gozzini, che ha permesso il reinserimento di
oltre 700 mila persone (che, altrimenti, avrebbero continuato a
delinquere), si pensa (forse neppure credendoci) di risolvere problemi
reali con misure che non potranno che aggravarli.
Porre
ulteriori paletti alla Simeone-Saraceni significa mandare in carcere
migliaia di persone - oggi libere in quanto giudicate non pericolose
- prima che il Tribunale di Sorveglianza decida se siano meritevoli,
o meno, di misure alternative alla detenzione (che è cosa
ben diversa dalla impunità).
Negare,
come pure prevede il pacchetto sicurezza, il patrocinio ai non abbienti
imputati di determinati reati, significa a negare il diritto di
difesa ai più poveri e, e soprattutto, aumentare il già
vergognoso numero di errori giudiziari.
Rendere di fatto obbligatoria la custodia cautelare per alcuni specifici
reati sarebbe un inaccettabile ritorno a un passato (fascista) e
porterebbe allincarcerazione di migliaia di innocenti.
E che dire del potere di espulsione dei prefetti per motivi di "pubblica
sicurezza"?
Non
più lesilio o la deportazione, ma una discrezionale,
e arbitraria, espulsione, senza alcuna garanzia giurisdizionale,
anche per chi partecipa a una pacifica manifestazione. E come non
ricordare la dura lotta dellintero centrosinistra contro i
nuovi poteri di polizia dei sindaci arrogantemente voluta, nella
scorsa legislatura, dal centrodestra?
Se,
infine, si aumentassero le pene per chi vende merce contraffatta
o occupa il suolo pubblico (zingari, lavavetri, non certo esercenti
di discariche abusive) linvoluzione democratica finirebbe
col rischiare di essere irreversibile.
Certo,
non possiamo e non vogliamo negarlo. Vi sono state proposte condivisibili:
tra queste, le nuove attribuzioni al procuratore azionale antimafia;
gli interventi proposti per gli omicidi colposi causati da guidatori
ubriachi; i processi immediati, senza limitare le garanzie, per
chi si trova in stato di arresto (un vantaggio per gli innocenti
e per le parti offese).
Bisogna
però essere consapevoli che anche norme giuste finiscono
per essere neutralizzate da leggi demagogiche, schizofreniche, inefficaci
e controproducenti.
Ben venga, quindi, il rinvio, purché la riflessione porti
ragionevolezza e non solo polemiche strumentali, che nulla hanno
a che vedere con la giustizia.