da
il
Corriere della Sera
Milano, 24 febbraio 2008
Sette
persone, di cui quattro con una pettorina con la scritta Guardia
di Finanza, hanno compiuto una rapina alla Damiani Gioielli, uno
dei nomi di prestigio del settore, in corso Magenta, nel centro
di Milano.
Il bottino è ancora da quantificare ma pare ingente.
Senza
vetrine
La gioielleria si trova all'interno di un palazzo dell'Ottocento.
La maison non ha vetrine esterne e, all'ingresso della portineria,
con una targa si chiede ai «signori visitatori di farsi riconoscere
tramite telecamera».
Attualmente sono in corso l'inventario di quanto asportato dai malviventi
e i rilievi da parte della polizia scientifica.
Buco
nella parete
In base alle prime informazioni alcuni dei banditi, o forse tutti,
sono entrati nello stabile, dove ha sede Casa Damiani, già la notte
scorsa, attraverso un foro praticato in una parete di un edificio
attiguo. 
Il buco, nella parete perimetrale molto spessa, è stato fatto dal
palazzo al numero civico 80 (Casa Damiani si trova al n.82)
alla cui facciata c'è un ponteggio e dove sono in corso lavori di
ristrutturazione.
La polizia ha trovato un lenzuolo, usato dai banditi forse per attutire
i rumori.
La
rapina
I sette malviventi, quattro dei quali con la pettorina della Gdf,
quando sono passati all'azione, hanno avvicinato un cameriere addetto
al catering: stamani era in programma un evento che Casa
Damiani aveva organizzato per i propri clienti vip.
Grazie alla «collaborazione» del cameriere al quale i falsi finanzieri
avevano detto di dover fare un controllo, è stato avvicinato il
direttore, che possiede le chiavi del caveau sotterraneo.
I banditi lo hanno bloccato e poi hanno arraffato i gioielli e sono
fuggiti.
Banda
del buco, caccia al basista
da la Repubblica di Massimo Pisa
I testimoni: sentivamo scavare nel muro sin da Natale
«Il basista? Che ci sia è fuori discussione».
Alla squadra mobile la caccia alla persona, o alle persone, che
hanno fornito piante, dettagli e orari ai quattro della «banda
del buco» di corso Magenta è cominciata ieri mattina
alle 10.52.
Da quando, all'interno dell'atelier Casa Damiani, i quattro
dipendenti della maison gioielliera, la donna delle pulizie e l'addetto
al catering si sono liberati e hanno raccontato al 113 la
più incredibile rapina commessa a Milano in questo secolo.
Tutto
troppo perfetto, calcolato al millesimo.
Il buco negli scantinati del palazzo al civico 80, praticato nella
cantina di Salvatore Taras, 61 anni, guarda caso in vacanza in America
nelle ultime tre settimane.
L'ingresso al civico 82 in corrispondenza di un corridoio interno,
fuori dalla portata delle telecamere, sapendo che nessuna parete
blindata avrebbe bloccato l'operazione.
Non solo.
I quattro rapinatori sapevano dell'apertura della domenica mattina:
non tutte le domeniche però, solo su appuntamento e sempre
alla mattina.
Hanno impiegato gli uomini giusti, sapevano di non aver bisogno
delle armi, non hanno sprecato uno schiaffo o un gesto.
Sapevano già come e dove muoversi ed è per questo
che gli investigatori cercano un informatore interno.
Interno
a cosa, però?
Il teatro del colpo milionario ha due palcoscenici.
Il primo è corso Magenta 80, palazzo di fronte al cinema
del San Carlo, coperto dalle impalcature.
Lavori iniziati da mesi, operai che vanno e vengono, che lavorano
anche in quegli scantinati dove i quattro assalitori travestiti
da finanzieri hanno scavato quel buco da 60 x 80 centimetri.
Muro friabile, mattoni e malta, non difficilissimo da smontare pezzo
per pezzo con gli attrezzi adatti.
Una settimana di preparazione può bastare.
I rumori di trapano segnalati da Roberto Z., dentista 33enne abitante
al civico 78 - «li sentivamo da settimane, di notte, forse
già da Natale» - e notati dal portinaio di quel palazzo
che ha avvertito gli inquilini di stare attenti ai loro appartamenti,
possono anche essere casuali: nessuno all'80 ha mai sentito nulla.
Non è un caso, invece, che la banda sia entrata da quel portone:
avevano la chiave.
L'altro
palco è il palazzo dei Damiani.
Casa Damiani al primo piano, Salvini al secondo, nessuna vendita
al dettaglio e il rituale del defilée domenicale conosciuto
da pochi.
Un cliente, un fornitore, un cameriere, qualcuno che aveva già
visto, sapeva cosa succedeva e ha detto cosa sarebbe servito.
«Professionisti», li hanno definiti alla squadra mobile.
Gente che non lascia tracce, felpata, che tratta una merce che ha
mercati più esteri che interni, come insegna la storia della
refurtiva di casa Colturani.
Difficile che siano al primo colpo di questo tipo, ma precedenti
del genere sono datati e quei protagonisti invecchiati: rompicapo
in più per l'Antirapine.