da
Liberazione
di Sandro Padula
Gravina
in Puglia (Bari), 18 febbraio 2008
Di
nero, finora invincibile, c'è nell'Italia odierna il tunnel
dell'ergastolo e dello stesso colore è il vessillo dell'angoscia
provocata dalle diffamazioni verso gli ergastolani tuttora in carcere.
E tanto
per essere più esplicito vorrei dire qualcosa su Concutelli.
Desidero precisare che sin da giovanissimo sono antifascista e che
nel 1982 mio padre Umberto è stato nominato Cavaliere della
Lotta di Liberazione del 1943-1945 dal Presidente Sandro Pertini.
Parlerò quindi di un mio avversario politico degli anni 70.
Ne parlerò, sperando di non fare torto a nessuno, con l'onesta
intellettuale e morale di cui sono capace.
Puntando lo sguardo al presente, all'uomo nuovo che c'è in
Pierluigi.
Ebbene,
l'attuale mentalità di Concutelli, come fattivamente e fino
a prova contraria dimostrano le sue numerose attività di
volontariato e di risarcimento sociale, è ispirata da una
cultura libertaria, ecologista, solidale verso i soggetti svantaggiati,
pacifista e garantista.
Pur avendo avuto un passato neofascista, oggi lui è molto
critico verso la vigenza del Codice penale fascista nel nostro paese,
il razzismo e l'uso della guerra come mezzo di risoluzione delle
controversie internazionali.
Inoltre, ripensando agli anni 70 e agli omicidi politici di quel
periodo o ad essi correlati, da parecchio tempo condivide il pensiero
di Che Guevara secondo cui "vale più la vita di un uomo
che tutte le ricchezze economiche del mondo".
Oggi
le sue condizioni fisiche non sono molto buone.
I suoi parenti stretti sono deceduti.
Diverse volte gli è stata vietata perfino la possibilità
di andare ai loro funerali.
Trentuno anni di carcere, di cui molti nel superinferno delle carceri
speciali e dei "braccetti", sono una forma di omicidio
bianco quotidiano durato oltre 11 mila giorni!
Qualcosa di cui tutti si dovrebbero vergognare.
Invece no, qualcuno si indigna spietatamente addirittura se lui
oggi scrive e presenta un libro.
I libri
vanno prima letti e poi eventualmente criticati. Analogamente, gli
spettacoli teatrali vanno prima visti e poi se ne può discutere.
Questione di stile e di metodo.
Questione ignorata soprattutto da chi ricopia pezzi da un altro
e precedente articolo che a sua volta riprende informazioni imprecise
tratte da sentenze, da condanne all'ergastolo che a loro volta erano
basate sui "sentito dire" di "pentiti" pluriomicidi
e su presunti sostegni morali a dei sequestri o a degli omicidi.
Grazie
ad una disinformazione elevata all'ennesima potenza spazio-temporale,
si è giunti a dire e a scrivere cose false e quindi calunniose
verso degli ergastolani tuttora in carcere. Grazie a una controinformazione
diffusa si può invece rilanciare una critica scientifica,
politica, culturale e profondamente etica al "fine pena mai",
al pregiudizio senza fine, nero e ancora invincibile chiamato ergastolo.