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Zona Franca - la libertà
| Il problema del faraone |
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Roberto Tosini
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18 gennaio 2003
Parlare delle prigioni personali o virtuali che ci costruiamo da noi
stessi e delle sofferenze che ci infliggiamo da soli va anche bene,
ma francamente mi sento in imbarazzo a parlare, qui, di queste cose,
davanti alle prigioni vere ed alle sofferenze di chi ci sta dentro.
Oltre all'imbarazzo provo anche un senso di irritazione quando vengo
a sapere che c'è gente che si fa 3-4 anni di galera per pochi grammi
di droga mentre c'è gente che ruba migliaia di miliardi e poi diventa
qualcuno che può decidere le sorti del Paese.
I detenuti vorrebbero l'amnistia, ma il signore di Arcore ha ben altro
per la testa che l'amnistia; lui pensa solo a fare leggi - forse -
per far scansare la galera a Previti, a Dell'Utri o a se stesso.
Un detenuto ha scritto:
"Cosa me la danno a fare l'amnistia se fuori non ho una casa, un lavoro,
una famiglia? Mi tocca tornare a rubare".
Ecco un problema: lo Stato si disinteressa completamente a quello
che succede ai detenuti una volta usciti.
Berlusconi sta facendosi costruire una tomba di famiglia che è l'esatta
copia della tomba del faraone Tutankammom; cosa volete che gliene
freghi a un tipo così se gli ex-detenuti finiscono in mezzo ad una
strada?
Un altro detenuto dice:
"Queste galere sono università del crimine, qui entrano ladruncoli
ed escono delinquenti fatti e finiti".
Altro problema: la mancanza di separazione tra le carceri per delinquenti
occasionale e delinquenti abituali.
Tutti problemi a cui dovrebbero pensare i politici.
Ma i nostri politici pensano a giocare a fare i faraoni.
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